Rinnovabili • GNL russo

La paradossale strategia dell’Europa, in 2 anni +11% di GNL russo

Mentre la domanda di gas naturale segna un calo nel Vecchio Continente, quella di gas naturale liquefatto punta al picco entro il 2025. E la dipendenza dalla Russia è tutt'altro che eliminata

GNL russo
Foto di Ian Simmonds su Unsplash

Spagna, Francia e Belgio hanno ricevuto l’80% delle importazioni di GNL russo in Europa

(Rinnovabili.it) – Come affrontare un’improvvisa crisi energetica il cui fulcro sono le forniture di gas naturale a rischio? Per l’Europa la principale risposta alla domanda è stata “con altro gas”. Al netto dei piani sulle rinnovabili, sul risparmio energetico e sul temporaneo utilizzo massivo di vecchie centrali fossili, la parola chiave per il Vecchio Continente è stata diversificare il più rapidamente possibile le importazioni di gas. E programmare l’arresto definitivo dei flussi di carburante dalla Russia. Un obiettivo non del tutto raggiunto che oggi sottolinea i punti deboli della strategia europea. Se da un lato, infatti, il consumo di gas naturale è diminuito, soprattutto quello targato Gazprom, dall’altro le forniture di GNL russo hanno registrato una crescita dell’11 per cento.

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Il dato arriva dall’ultimo European LNG Tracker dell’IEEFA  che fornisce una rapida panoramica del settore. Un elemento è indubbio: nel 2023 il consumo di gas naturale in Europa ha toccato il livello più basso degli ultimi 10 anni. Il calo è stato guidato principalmente da Germania, Italia e Regno Unito (i paesi con la più alta percentuale di gas nel mix elettrico), aiutato da condizioni climatiche invernali decisamente più miti rispetto agli altri anni. Questo ha fatto sì che anche la domanda continentale di GNL sia rimasta nel complesso stabile. Ma la quota russa ha aumentato le dimensioni. Nel dettaglio le spedizioni verso la Spagna sono raddoppiate e verso il Belgio più che triplicate. E nel 2022 anche la Turchia e la Grecia hanno iniziato a importare GNL russo nel 2022.

Secondo il Tracker della IEEFA i terminali europei che hanno importato la maggior parte del gas naturale liquefatto russo tra il 2021 e il 2023 sono stati Zeebrugge (Belgio), Montoir-de-Bretagne (Francia), Bilbao (Spagna), Gate (Paesi Bassi), Dunkerque (Francia) e Mugardos (Spagna). E nel 2023 Spagna, Francia e Belgio si sono spartite l’80% del GNL russo importato.

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Nel frattempo il vecchio continente ha continuato a costruire nuove infrastrutture per il gas naturale liquefatto: otto terminali di importazione sono entrati in funzione dal febbraio 2022 e altri 13 progetti dovrebbero essere operativi entro il 2030. Ciò significa che la capacità combinata dei terminali europei potrebbe essere tre volte superiore alla domanda prevista entro la fine del decennio.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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