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AIEL porta alla Camera cinque proposte per la filiera bosco-legno-energia

Il ministro Pichetto Fratin: "Bioenergie forestali risorsa per transizione e territori". Bussone: "Superiamo l'«io» e passiamo a un «noi» di filiera". Intesa decennale tra AIEL e BolognaFiere per BeFire, in programma a febbraio 2027

Legno Energia Italia, l'AIEL porta alla Camera cinque proposte per la filiera bosco-legno-energia

Legno Energia Italia. Foreste gestite, energia rinnovabile, futuro delle comunità

Una piattaforma politica in cinque punti per dare alla filiera bosco-legno-energia un ruolo riconosciuto nelle strategie del Paese. L’ha presentata ieri l’AIEL, l’Associazione Italiana Energia dal Legno, nel corso di “Legno Energia Italia. Foreste gestite, energia rinnovabile, futuro delle comunità”, l’incontro ospitato alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’onorevole Luca Squeri, che ha riunito istituzioni, imprese e operatori forestali.

Il messaggio del ministro

A dare peso politico all’appuntamento è stato il videomessaggio del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha aperto il suo intervento dal patrimonio boschivo nazionale. “L’Italia ha un patrimonio forestale immenso, sono 11 milioni di ettari, un tesoro in crescita, ma certamente ha bisogno di grande tutela alla luce della siccità per generare un’alta incidenza di incendi”, ha sottolineato il numero uno del MASE.

Per il ministro la gestione dei boschi è anche una leva contro il cambiamento climatico, l’inquinamento e la perdita di biodiversità, oltre che un motore per le economie locali. In questo quadro rientrano le bioenergie forestali. “Si tratta di valorizzare materiali che diventerebbero scarti, di farlo in maniera sostenibile e certificata in linea con quelli che sono gli obiettivi europei”, ha spiegato Pichetto Fratin, aggiungendo che il Governo lavora a semplificare il sistema di certificazione per non gravare sulle piccole aziende, senza abbassare la guardia sulla sostenibilità.

Il ministro ha poi ricordato gli strumenti a sostegno del settore. Sul fronte termico c’è il Conto Termico 3.0, che incentiva la sostituzione dei vecchi apparecchi con generatori a biomassa ad alta efficienza e a basse emissioni. Per l’elettrico, il principale canale per i nuovi impianti a biomassa è il decreto FER 2, con procedure competitive gestite dal GSE e una soglia massima di 1 MW. A questi si aggiunge il nuovo regime dei prezzi minimi garantiti, rivisto con il decreto Bollette. L’obiettivo, ha chiarito, è il “phase out” degli impianti vetusti e la possibilità per le imprese di adeguarsi con sostituzioni o integrazioni tecnologiche, riducendo al tempo stesso il peso dei prezzi energetici sull’economia.

Come mostra il Rapporto Statistico AIEL 2026 – presentato per l’occasione- in Italia il parco installato conta oggi circa 8,8 milioni di generatori a biomassa. Dal 2021 al 2025 il consumo finale lordo di energia termica ricavata da biomassa è sceso del 26,1%, mentre le emissioni di particolato si sono ridotte del 38% rispetto al 2010. Il problema è che nove decimi delle emissioni continuano a uscire dagli apparecchi fermi a due stelle o meno, i più vecchi.

Bussone: “Passiamo ad un NOI di filiera”

Il presidente dell’AIEL, Marco Bussone, ha impostato il suo intervento partendo dal ruolo del comparto nella sicurezza energetica. “Il nostro è un settore che può dare risposte alla sicurezza energetica. Questa sicurezza parte dal nostro capitale naturale. Un capitale naturale che dobbiamo saper pianificare, gestire, certificare e valorizzare per essere all’altezza di un ruolo che oggi ci pone una grande domanda”.

Una domanda che, ha precisato, non va letta come la solita richiesta di risorse alla vigilia della legge di bilancio e delle elezioni. “Non siamo qui a tendere la mano aspettando che dai palazzi arrivi qualcosa per andare a casa felici. Siamo qui con una domanda di fondo: questo settore – le bioenergie – ha ancora un futuro?”, ha affermato, chiedendo se esista un percorso che permetta di proteggere il territorio, fare filiera e far crescere le imprese, e se le norme possano offrire garanzie contro “continui cambiamenti e continue emergenze normative”.

La risposta di Bussone è affermativa, a una condizione: “Se riusciamo a superare l’«io» e a passare a un «noi» di filiera”. Una filiera nata dentro l’AIEL che comprende tutti i soggetti: da chi lavora nel bosco a chi importa e produce combustibili, da chi realizza caldaie e apparecchi domestici a chi costruisce impianti per Comuni e imprese, fino a rivenditori e installatori. “Allora quel «noi» che abbiamo nel DNA diventa vivo”, ha concluso.

Le cinque proposte dell’AIEL

Le priorità sono state illustrate dalla direttrice generale Annalisa Paniz. La prima è inserire la filiera nella programmazione energetica nazionale con politiche coordinate. La seconda riguarda il fisco: rendere strutturale l’IVA al 10% sul pellet e fare chiarezza sul trattamento del cippato. Il terzo punto punta a velocizzare la sostituzione degli impianti obsoleti con incentivi stabili e norme ambientali coerenti. Il quarto chiede strumenti dedicati per le comunità energetiche termiche e le reti locali di calore rinnovabile. L’ultimo mira a rafforzare la competitività delle imprese e delle filiere nazionali, tramite investimenti produttivi, contratti di filiera e un uso sostenibile delle biomasse nella decarbonizzazione del calore industriale.

Per dare gambe alle proposte, l’associazione ha domandato un tavolo interministeriale permanente, con Regioni e Parlamento, che definisca un percorso con responsabilità, tempi e risultati verificabili.

Il debutto di BeFire

Nel corso dell’incontro è stata messa in luce anche l’intesa strategica firmata tra BolognaFiere e AIEL. L’accordo punta a sostenere lo sviluppo della filiera bosco-legno-energia e a consolidare il posizionamento di BeFire, la nuova manifestazione dedicata alle energie rinnovabili termiche e al riscaldamento domestico a biomassa, in programma nel quartiere fieristico di Bologna dal 10 al 12 febbraio 2027.

Per il presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari, è “una grande opportunità”. “Sicuramente vi aspettiamo a febbraio prossimo a Bologna, ma mi piace pensare che ci arriveremo insieme con un progetto per questa prima edizione”, ha detto, invitando le imprese al coinvolgimento “non solo a febbraio, ma fin da oggi”.

Due, secondo Calzolari, le considerazioni di fondo: da un lato l’approvvigionamento energetico, con una domanda esplicita: “Perché rinunciare a un giacimento energetico di cui abbiamo disponibilità?”. Dall’altro il patrimonio di sostenibilità di Appennini e montagne: “Il rapporto ossigeno-anidride carbonica si gioca in gran parte in quei territori che finora abbiamo considerato marginali”. “Dobbiamo riportarli al centro – ha proseguito Calzolari – Ci auguriamo che questa iniziativa possa servire anche a questo: ridare dignità a un sistema economico che non può essere marginale e che può diventare di grande attualità anche per le nuove generazioni“.

Bussone ha ringraziato BolognaFiere per il percorso condiviso, rivendicando la scelta di un patto di questo tipo con il più grande organizzatore di fiere in Italia. “È un percorso che serve a definire il settore, anche per chi si è illuso che le fiere non servano più e che si possa fare tutto online”, ha affermato, spiegando che l’obiettivo è raccontare “nel centro dell’Italia e nel cuore dell’Appennino” un sistema nuovo con tutte le imprese. Un’impostazione che, ha concluso, richiama lo spirito delle origini dell’associazione: “una dimensione umanistica, manifatturiera, manageriale e di Made in Italy. Noi l’avevamo capito 25 anni fa”.

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