RSE stima che le politiche forestali attuali potrebbero rendere disponibili circa 7 milioni di tonnellate di biomassa all’anno per il sistema energetico italiano. La ricerca studia le risorse, le nuove tecnologie per produrre biometano e bioidrogeno e gli impatti ambientali delle filiere. Intanto, il MASE valuta un confronto sul sostegno alle bioenergie dopo il 2030.

La ricerca per il triennio 2025-2027 punta a mappare le risorse, valutare gli effetti dei cambiamenti climatici e individuare le tecnologie più efficaci per valorizzare le biomasse. Intanto il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) apre alla riflessione sul sostegno agli impianti dopo il 2030.
In Italia le politiche di gestione forestale attualmente in vigore potrebbero mettere a disposizione del sistema energetico circa 7 milioni di tonnellate di biomassa all’anno. È una delle stime presentate da Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) nell’ambito del progetto di ricerca sulle bioenergie per il triennio 2025-2027. Progetto illustrato il 28 ottobre a Roma durante l’evento Bioenergia e Decarbonizzazione: risultati e visioni per il futuro dal mondo della ricerca, promosso da Enea ed RSE e moderato da Mauro Spagnolo, Direttore di Rinnovabili.
“Le bioenergie rappresentano la principale fonte energetica rinnovabile oggi disponibile in Italia, coprendo circa il 49% di tutte le FER”, ha sottolineato in apertura Franco Cotana, amministratore delegato di RSE. “Spesso i media evidenziano che il 41% dell’elettricità proviene da fonti pulite, ma è opportuno fare una distinzione: quando parliamo del paniere totale delle energie rinnovabili – che incide complessivamente per circa il 20% dei consumi energetici nazionali – la metà di questa quota è costituita proprio dalle bioenergie. Le proiezioni al 2030 mostrano che queste fonti manterranno un peso superiore rispetto all’eolico, al fotovoltaico e persino all’idroelettrico. Questo dato basterebbe da solo a dimostrarne la rilevanza strategica. Inoltre, pur non crescendo ai ritmi sostenuti del fotovoltaico, hanno una caratteristica fondamentale: sono programmabili”.
Biomassa, il problema dei dati e della gestione forestale
“Non è importante valutare esclusivamente quanta biomassa si ha a disposizione, ma serve conoscere anche dove questa biomassa si trova“, spiega Francesca Drago, responsabile del gruppo Bioenergie e Territorio di RSE. La ricercatrice evidenzia la scarsità di dati sugli impieghi energetici attuali e sulle risorse disponibili. RSE ha censito e geolocalizzato gli impianti che utilizzano biomassa solida per produrre elettricità, calore e teleriscaldamento, raccogliendo informazioni anche sulla provenienza della materia prima.
Le foreste coprono circa il 37% del territorio nazionale, ma il prelievo di biomassa solida si attesterebbe intorno al 20-40%, contro una media europea che arriva fino all’80%. In collaborazione con il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), RSE sta sviluppando una metodologia per stimare e localizzare le biomasse forestali residuali disponibili. La ricerca valuta inoltre come differenti pratiche di gestione forestale e i cambiamenti climatici possano modificare la disponibilità futura delle risorse.
Biogas e biometano, allo studio nuove tecnologie
RSE sta lavorando a un modello per individuare le combinazioni più convenienti tra risorse, logistica e tecnologie di conversione. Tra le soluzioni esaminate figurano la metanazione biologica, che converte l’idrogeno prodotto da surplus di energia elettrica rinnovabile in metano, facendolo reagire con CO₂ per produrre ulteriore biometano, e le membrane ceramiche per la produzione di bioidrogeno.
Come sottolinea il ricercatore Dario Colombari, la metanazione potrebbe essere integrata negli impianti a biogas, ma restano alcune sfide tecniche legate alla velocità delle reazioni e al trasferimento dell’idrogeno. Le tecnologie sono ancora in fase di studio: l’obiettivo è individuare entro la fine del triennio quelle più promettenti per il settore.
La ricerca valuta anche gli impatti ambientali delle diverse filiere, considerando le emissioni lungo il ciclo di vita e gli effetti sulla qualità dell’aria.
Il nodo degli incentivi dopo il 2030
Il ministero sta valutando un confronto con il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) su come sostenere le biomasse in uno scenario post 2030, dichiara Alessandro Noce, direttore generale per i Mercati e le Infrastrutture energetiche del MASE. Tra le questioni da approfondire c’è la possibilità di ricorrere a fondi diversi dagli oneri in bolletta elettrica, compresi quelli agricoli. Per ora si tratta di una riflessione, non di una decisione già presa.
Nel quadro attuale, il regime dei prezzi minimi garantiti (PMG) per gli impianti a biomassa e bioliquidi è destinato a terminare entro il 2030, mentre il sostegno ai piccoli impianti a biogas è previsto fino al 2037. Per questi ultimi, una possibile prospettiva è la riconversione alla produzione di biometano. La sfida sarà quindi conciliare la disponibilità effettiva delle risorse, la sostenibilità e condizioni economiche stabili per gli operatori.











