Eurostat: deludenti i dati sul consumo energetico europeo

Sebbene per gli osservatori non sia una sorpresa, l’evidenza del fallimento UE sul consumo energetico europeo apre alla necessità di nuove misure da parte della Commissione Europea, affinché gli obiettivi climatici possano diventare una meta davvero raggiungibile.

Consumo energetico europeo
Credits: Couleur da Pixabay

Gli obiettivi climatici UE si allontano sempre di più. La causa? L’aumento del consumo energetico europeo.

 

(Rinnovabili.it) – L’Eurostat pubblica i nuovi dati sul consumo energetico europeo del 2018 e, come si temeva, il blocco UE ha mancato l’obiettivo di efficienza energetica per il 2020. Nello specifico, il consumo di energia primaria (vale a dire l’energia disponibile) è stato del 4,9% superiore all’obiettivo di efficienza, mentre il consumo finale di energia (vale a dire l’energia effettivamente consumata) ha registrato dati leggermente migliori, attestandosi al 3,2% sopra lo standard fissato (che prevede una riduzione del 20%). Le cifre non differiscono molto da quelle del 2017, con un consumo di energia primaria diminuito dello 0,71% rispetto al 2017 e un consumo di energia finale aumentato dello 0,02%.

 

L’Europa, quindi, sta utilizzando più energia rispetto al 2012, vale a dire quando gli obiettivi di efficienza sono stati concordati per la prima volta. La Polonia e la Spagna sono i peggiori trasgressori, con un aumento rispettivamente del 13,7% e del 7,5% rispetto al 2013, secondo i dati di Eurostat. Tuttavia, fra gli osservatori e gli esperti non c’è sorpresa nell’accogliere la notizia, tanto che la stessa Agenzia europea dell’ambiente (AEA) aveva già avvertito che l’UE era “a rischio” in materia di efficienza energetica.

 

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Altrettanto non sorprendenti sono i settori che appaiono essere più problematici, quello degli edifici e dei trasporti, dove il consumo finale di energia è aumentato rispettivamente dell’8,3% nel 2014-2017 e del 5,8%. Anche le proiezioni del consumo energetico europeo per il 2030 non sembrano buone: secondo la Commissione Europea, le misure di efficienza energetica attualmente pianificate dagli Stati membri dell’UE rischiano di lasciare un divario del 6,2% rispetto allo standard del 32,5% di risparmio energetico per il 2030.

 

Per gli analisti, il fallimento dell’Europa nel raggiungere l’obiettivo di efficienza è il risultato di pura negligenza politica. Infatti, quando la direttiva sull’efficienza energetica è stata adottata nel 2012, gli Stati membri dell’UE hanno resistito fermamente alle richieste di rendere l’obiettivo del 2020 un obbligo giuridicamente vincolante. Tra l’altro, molti Stati membri stanno pianificando di rendere conto dei cambiamenti delle tasse sul carburante introdotti in passato per rivendicare risparmi energetici ‘aggiuntivi’ come parte dei loro obblighi climatici nell’UE.

 

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Guardando al futuro, Tim McPhie, portavoce dell’esecutivo dell’UE, ha dichiarato ad Euroactiv che è “essenziale” che i paesi membri continuino i loro sforzi nell’ambito dei piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC), in cui i governi hanno definito misure politiche volte a raggiungere gli obiettivi climatici del blocco nel 2030. Tuttavia, visto il divario, saranno prese in considerazione misure aggiuntive a livello dell’UE.

 

A tal proposito, Kadri Simson (commissario europeo per l’Energia) ha dichiarato che la riduzione del consumo energetico europeo “è un principio vitale nella transizione verso l’energia pulita”. Per tale ragione, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici sarà “un ovvio punto di partenza”, ha continuato, affermando che il Green Deal europeo mirerà a “triplicare” il tasso annuale di ristrutturazione che attualmente ammonta a circa l’1-2% del patrimonio edilizio.

 

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