Dall’indagine parlamentare tre ipotesi per superare il doppio cambio stagionale delle lancette, tra cui l’avvio di una fase sperimentale.

Cambio dell’ora, novità in vista?
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2026, gli orologi italiani passeranno nuovamente all’ora solare. Un’abitudine consolidata in 60 anni di storia ma che potrebbe ora, per la prima volta, muoversi verso una solida ipotesi di fine. Ieri la X Commissione della Camera ha approvato il documento conclusivo dell’indagine sull‘impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale. Uno studio sugli effetti e le ricadute economiche dell’abbandono definitivo del cambio dell’ora.
La questione arriva in Parlamento dopo anni di discussioni e polemiche, non solo a livello nazionale ma anche comunitario. In questi anni, infatti, la discussione sull’abolizione dello switch ha tenuto banco anche a livello dei legislatori UE seppure senza aver mai definito una posizione condivisa.
E in patria? Nell’autunno 2019, il governo Conte aveva depositato a Bruxelles una richiesta formale di mantenimento della situazione attuale, convinto dei benefici di risparmio energetico legati al passaggio. Benefici che Terna ricorda di anno in anno ma che, va detto, si sono progressivamente ridotti con la diffusione delle tecnologie elettriche ad alta efficienza.
Ora qualcosa sembra smuoversi e l’ipotesi di adottare l’ora legale in maniera permanente non appare più peregrina.
In realtà l’indagine parte da un’evidenza precisa: esiste una “convergenza pressoché generale” sulla necessità di superare il doppio cambio stagionale, a causa degli oneri sanitari e organizzativi che si ripetono due volte l’anno. Tuttavia, al momento non esiste una posizione univoca su quale regime adottare, se legale o solare. Ecco perché il testo offre tre opzioni distinte, che vengono messe a disposizione del legislatore parlamentare per una valutazione ponderata.
Sperimentazione per dell’Ora legale Permanente
L’ipotesi è quella di una sperimentazione temporanea dell’ora legale permanente di almeno un intero ciclo stagionale/annuale. A tal fine verrebbe istituito un organismo di monitoraggio multidisciplinare per raccogliere dati reali su consumi energetici, salute, infortuni, sicurezza stradale, turismo e commercio specifici per il territorio italiano prima di decidere in via definitiva.
Adozione diretta dell’Ora Legale Permanente
Secondo gli autori l’opzione consoliderebbe il risparmio energetico, favorendo i settori di commercio, ristorazione e turismo e riducendo la micro-criminalità serale. Ma viste alcune criticità collaterali legate al forte ritardo dell’alba nei mesi invernali, andrebbe accompagnata da misure di flessibilità negli orari di scuole e uffici pubblici, rimodulazione dei turni per i lavori all’aperto, potenziamento dell’illuminazione pubblica stradale.
Adozione dell’Ora Solare Permanente
In questo caso si perderebbero tutti i benefici economici/energetici serali dell’ora legale, andando incontro anche ad una minore valorizzazione della fruibilità turistico-commerciale del tardo pomeriggio. In cambio però si garantirebbe la massima tutela dei ritmi circadiani e della salute secondo la medicina del sonno.
Ovviamente in ogni caso l’Italia dovrebbe coordinarsi con il resto dell’Unione Europea per evitare che Paesi confinanti adottino fusi orari diversi, creando un “effetto patchwork” devastante per la logistica, i trasporti transfrontalieri e il mercato unico. Inoltre qualsiasi cambio di orario permanente deve passare per accordi con le parti sociali per adattare i turni di lavoro senza comprimere i tempi di riposo o esporre i lavoratori a rischi.












