La Francia prende la rincorsa sull’eolico onshore

Parigi ha elaborato una serie di misure per facilitare gli investitori e gli sviluppatori eolici e tagliare le gambe a quanti oggi si oppongono ai grandi impianti

 

 Francia eolico onshore

 

(Rinnovabili.it) – La Francia è pronta ad accelerare lo sviluppo del settore eolico onshore nazionale. A rivelarlo è la Reuters che parlando con un funzionario del settore fa sapere dei nuovi piani del Governo per sbloccare una serie di progetti a terra, oggi fermi nei tribunali amministrativi. La mossa segue  la decisione ad ottobre 2017 di istituire un gruppo di lavoro ad hoc per sanare le controversie nate in ambito eolico (leggi anche Eolico onshore: la Francia vuole eliminare l’opposizione). In questi anni il Paese ha autorizzato la realizzazione di 22 GW di grandi impianti eolici, ma attualmente solo 12,9 GW risultano realmente costruiti. La potenza rimanente appartiene a progetti che si sono scontrati direttamente con l’opposizione di agricoltori e comunità locali.

 

Per Parigi, il problema assume connotati anche più seri, guardando agli obiettivi futuri. La politica energetica francese ha regalato al vento un ruolo di primo piano nello sviluppo del potenziale rinnovabile: al 2030, la nazione intende raggiungere i 26 GW di eolico onshore. Le attuali beghe legali possono però ritardare la normale agenda lavori di oltre dieci anni.

 

Ed è qui che entra in gioco il gruppo di lavoro ministeriale. Come spiega Marion Lettry, vice direttore della lobby francese dell’energia rinnovabile SER e dentro il team creato dal governo Macron, l’obiettivo di questi mesi di lavoro era aiutare Parigi ad elaborare misure che facilitassero gli investitori e gli sviluppatori eolici. Tra gli strumenti suggeriti c’è anche la rimozione della via legale per le controversie sui progetti. Basta dunque alla possibilità di ricorrere in tribunale, concedendo come sorta di risarcimento alle comunità interessate una parte delle entrate provenienti dalle tasse all’eolico. “Questo non ridurrà automaticamente gli appelli sistematici contro i progetti, ma si spera che acceleri il processo e quindi riduca di almeno due anni il tempo necessario per collegare gli impianti alla rete”, ha spiegato Lettry alla Reuters. Nessun commento per ora dal Ministero della Transizione Ecologica, che dovrebbe tuttavia pubblicare a breve le nuove misure.

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