Impianti fotovoltaici bifacciali, Enel Green Power cerca soluzioni innovative per potenziare l’albedo

Nuova challenge per gli innovatori di tutto il mondo: Enel Green Power cerca strumenti e soluzioni innovative con cui massimizzare la frazione di luce riflessa dal suolo ed ottimizzare la produzione fotovoltaica

Impianti fotovoltaici bifacciali

Impianti fotovoltaici bifacciali, il futuro dell’energia sostenibile

Soluzioni innovative in grado di incrementare l’efficienza degli impianti fotovoltaici bifacciali, migliorandone la produzione e ottimizzando nel contempo l’utilizzo del suolo. È la nuova sfida lanciata da Enel Green Power attraverso la piattaforma di crowdsourcing Open Innovability® con un obiettivo preciso: ottimizzare l’operatività del fotovoltaico su scala industriale, contribuendo crescita sostenibile del settore energetico. 

Il mercato solare è in continua evoluzione. Fino a poco tempo fa i moduli monofacciali erano lo standard, ma oggi il settore sta facendo sempre più spazio alla tecnologia fv bifacciale. Merito della progressiva riduzione dei costi produttivi e della crescente esigenza di sfruttare al meglio le superfici a disposizione.

D’altra parte, i vantaggi sono intuitivi. Le celle solari “a doppia faccia” raccolgono la radiazione solare sia dal lato anteriore che posteriore, catturando quindi la luce diretta e quella riflessa dal suolo. Impiegarle significa poter aumentare la resa di un impianto fotovoltaico senza incrementarne le dimensioni. Si stima che la produzione elettrica dei pannelli solari bifacciali possa essere fino al 30% maggiore rispetto quella dei moduli monofacciali. Non solo. Oltre ai guadagni di rendimento, questa tipologia di moduli offre anche altre opzioni di installazione rispetto al layout convenzionale, capaci di aumentarne l’integrazione con il territorio.

Ma affinché la tecnologia dia il massimo, vi sono alcuni elementi chiave da prendere in considerazione, come ad esempio la localizzazione e il design dell’impianto, l’altezza dei pannelli dal terreno o il bifaciality factor (misura della quantità di energia prodotta posteriormente rispetto alla faccia anteriore). Una delle caratteristiche più rilevanti è ovviamente il potere riflettente dell’ambiente circostante. In ambito tecnico questa capacità viene valutata attraverso una specifica misura: l’albedo

Quando l’albedo è 1, tutta la luce incidente su un determinato oggetto viene riflessa. Quando è zero, al contrario, è completamente assorbita. Coperture vegetali come i prati vantano un’albedo da 0,1 a 0,3. La neve fresca può arrivare fino a 0,9.

È in questo contesto che si inserisce la nuova challenge lanciata da Enel Green Power. Il braccio verde del Gruppo gestisce attualmente oltre 1.200 centrali elettriche nei cinque continenti, contando una capacità di produzione da fonti rinnovabili di ben 49 GW a livello mondiale. Di questi, oltre 6 GW appartengono al solo settore fotovoltaico. Per ottimizzare la produzione e l’uso del suolo dei suoi parchi solari, la società ha da tempo aperto le porte ai moduli bifacciali. Tuttavia, non sempre il terreno di destinazione presenta le condizioni più favorevoli in termini di potere riflettente.

Ecco perché la società cerca oggi sistemi innovativi con cui potenziare l’albedo e di conseguenza la resa delle sue centrali fv. E lo fa attraverso quell’approccio aperto e green che contraddistingue la sua visione di sviluppo aziendale. 

Valorizzare l’albedo negli impianti fotovoltaici in maniera sostenibile

Fino al 3 aprile 2022 startup, imprenditori, inventori e aziende potranno inviare le loro proposte attraverso la piattaforma di crowdsourcing e cercare di aggiudicarsi il premio in palio: fino a 20.000 dollari di vincita totale.

Il focus della Challenge? Strumenti e idee innovative per migliorare l’albedo negli impianti fotovoltaici bifacciali senza modificare i moduli. Nel dettaglio, le soluzioni dovranno aumentare la porzione di luce utilizzabile dalla faccia posteriore, incrementando il potere riflettente del suolo e dell’ambiente circostante. Potranno modificare le strutture di supporto dei pannelli ma non interferire con le attività operative e manutentive. Con la possibilità di essere applicate in diverse fasi del ciclo di vita di un progetto, sia a terra che in acqua (fotovoltaico galleggiante).

Dovranno avere bassi costi e una manutenzione il più possibile vicina allo zero. La sfida riporta indicativamente una spesa totale per il materiale e l’installazione di circa 1 dollaro per metro quadrato, ma apre alla possibilità di cifre maggiori in caso incrementi produttivi maggiori. 

Altro elemento importante: le soluzioni proposte dovranno garantire un approccio circolare attraverso l’uso e/o il riutilizzo di materiali a bassa impronta ambientale ed ecologica. Ed essere applicabili in tutte le zone climatiche dei paesi in cui si trovano le centrali solari di EGP. Ossia: America Latina, Nord America, Sud Europa e Asia Pacifico. 

Dati utili da prendere in considerazione: la superficie del modulo bifacciale è di un metro per due. Il layout tipico di un impianto prevede file di circa 45 pannelli, poste a 6-8 metri di distanza le une dalle altre e dotate di inseguitori solari.

La sfida contribuirà anche ad avvicinare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) definiti dall’agenda 2030 delle Nazioni Unite. In particolare, offrirà uno strumento per avvicinare l’SDG 7 “Garantire l’accesso all’energia a prezzo accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti”; l’SDG 9 “Innovazione e infrastrutture: costruire infrastrutture solide, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l’innovazione”.

 Qui tutte le informazioni. 

#EnelOpenInnovability 

In collaborazione con Enel

Articolo precedenteNuovo record di emissioni del comparto energetico nel 2021
Articolo successivoDa HZB una nuova cella solare tandem con efficienza record

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui