Gas rinnovabili: attese e criticità per la neutralità climatica UE

I gas rinnovabili dovrebbero rappresentare una percentuale del consumo interno di energia tra il 50% e il 62,5% per andare incontro agli obbiettivi climatici UE. Questo è quanto afferma il Dipartimento Energetico della Commissione Europea. Tuttavia, biogas, biometano e idrogeno “verde” non mancano di criticità.

Gas rinnovabili
Credits: Gerald Krieseler da Pixabay

Gli scenari UE prevedono che la percentuale di gas rinnovabili nel mix energetico aumenterà in vista della decarbonizzazione.

 

(Rinnovabili.it) – Secondo Antonio Lopez-Nicolas, vicedirettore dell’Unità del Dipartimento Energetico della Commissione Europea, la produzione di biogas, biometano e idrogeno “verde” dovrà aumentare di almeno il 1.000% nei prossimi tre decenni se l’UE ha intenzione di raggiungere i suoi obiettivi di neutralità climatica entro il 2050. Oggi, i gas rinnovabili ammontano a circa il 7% del consumo interno lordo di energia in Europa, rappresentando già un’importante e consistente parte del mix energetico del blocco.

 

Tuttavia, se l’UE intende raggiungere la decarbonizzazione entro la metà del secolo, questa percentuale dovrà “crescere in modo sostanziale”, secondo il funzionario UE. Infatti, tenendo conto degli scenari a lungo termine per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 ° C, i gas rinnovabili dovrebbero rappresentare una percentuale del consumo interno di energia tra il 50% e il 62,5%. Ciò significa un aumento da 17 Mtep (tonnellate equivalenti di petrolio) a 200-250 Mtep di gas rinnovabile, pari a un incremento di circa il 1.370%. Per quanto i numeri siano da capogiro, la meta non è irraggiungibile secondo Lopez-Nicolas. Infatti, l’UE non partirebbe da zero e, grazie ai nuovi obiettivi sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica, sarà possibile facilitare l’adozione di gas rinnovabili in settori come il riscaldamento e i trasporti.

 

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Bisogna dire, però, che l’aumento della produzione e dell’uso di gas rinnovabili nel mix energetico solleva non poche criticità di sostenibilità ambientale. Tra i più perplessi, ci sono i Verdi che, pur dichiarando di riconoscere l’importante ruolo del biogas, sono riluttanti a sostenere senza remore il suo uso, in primo luogo per questioni legate alla disponibilità del territorio e al suo consumo. Infatti, secondo Jutta Paulus, europarlamentare tedesco dei Verdi, il suolo disponibile per produrre più biogas o biometano dall’agricoltura è limitato. In più, per quanto concerne l’idrogeno, le perdite energetiche dovute all’elettrolisi dell’acqua (pari a circa il 20-30% con gli elettrolizzatori attuali) indicano che la produzione di idrogeno “verde” dal vento e dall’energia solare non è ancora un’opzione del tutto praticabile. Paulus ha anche messo in guardia dalle compagnie petrolifere e del gas che usano l’idrogeno come scusa per salvaguardare investimenti redditizi nell’ambito dei combustibili fossili, aggiungendo che l’idrogeno dal gas naturale può causare più emissioni di quanto si pensi a causa della perdita di metano.

 

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Tuttavia, la produzione di gas rinnovabili dovrebbe crescere sostanzialmente nei prossimi decenni, almeno secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA). “Nel nostro scenario del 2050, prevediamo una crescita di quindici volte nella bioenergia, ha affermato Francisco Boshell, che guida il lavoro di IRENA sull’innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili. Nello specifico, in Europa questa crescita dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla produzione di elettricità. Infatti, la drastica riduzione dei costi dell’elettricità solare ed eolica ha reso più attraente la produzione di eFuels (la benzina sintetica derivante da fonti rinnovabili), ha affermato Boshell, citando il grande interesse per l’idrogeno verde prodotto dall’elettrolisi dell’acqua, che “entro il 2050 dovrebbe condurre ad una produzione di circa 19 exajoule di idrogeno rinnovabile”.

 

Comunque sia, è molto probabile che a breve termine il gas naturale rimarrà una scelta inevitabile per la transizione energetica. Questa è soprattutto l’opinione di Didier Holleaux, vicepresidente esecutivo di ENGIE incaricato della supervisione delle attività relative al gas. “La prima priorità è sostituire il carbone e abbiamo bisogno del gas naturale come complemento delle energie rinnovabili, molte delle quali sono intermittenti”, ha affermato Holleaux.

 

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