Il collegato ambientale minaccia il mini idro italiano?

La denuncia di Assorinnovabili e Assolettrica: “i canoni demaniali e i sovracanoni hanno visto continui aumenti nell’ultimo decennio, un ulteriore incremento è contro qualsiasi logica di mercato”

Il collegato ambientale minaccia il mini idro italiano?(Rinnovabali.it) – Approvato dalla Camera dei Deputati, è ora in discussione al Senato il collegato ambientale, il disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità nel quale sono raccolti una serie di provvedimenti finalizzati allo sviluppo della green economy, Tra articoli dedicati a Raee, riciclo, rischio idrogeologico e rifiuti, un capitolo è riservato  alla ridefinizione dei distretti e dei bacini idrografici e delle norme per la manutenzione degli alvei. In questo ambito il testo ora in mano a Palazzo Madama prevede un aumento per i sovracanoni dovuti dagli impianti di mini idro ai Comuni dei Bacini Imbriferi Montani (Bim). Si tratta di un’imposta pagata agli enti pubblici locali per la concessione e lo sfruttamento di acque pubbliche con lo scopo di produzione di energia elettrica e che in questo particolare caso andrebbe incontro ad un aumento di oltre il 30%, passando dai 22,8 ai 30,40 euro al kW. La norma non piace alle associazioni di settore che tramite una nota stampa fanno sapere che il provvedimento avrà “pesanti ripercussioni sulla competitività e sulla stabilità” del comparto.

Nel dettaglio secondo Assorinnovabili e Assolettrica “i canoni demaniali e i sovracanoni (Bim ed Enti Rivieraschi) hanno visto continui aumenti nell’ultimo decennio, ben oltre le dinamiche inflazionistiche; un ulteriore aumento improvviso del 30% è contro qualsiasi logica di mercato e di previsione di business plan, oltre a non avere alcuna correlazione né con l’andamento dei ricavi dei produttori idroelettrici né con i capitoli di spesa pubblica a cui dovrebbero essere destinati i canoni”. Il pericolo scrivono le associazioni è che così facendo un impianto di mini idro senza incentivi e senza prezzi minimi garantiti si troverà nella condizione di pagare canoni e imposte indirette per valori vicini al 30% del fatturato. “A ciò si aggiunga che nella proposta di modifica della legge di stabilità 2013 presentata nel Collegato Ambientale, si intende eliminare il presupposto giustificativo dell’applicazione del maggior canone, attualmente legato alla prosecuzione degli interventi infrastrutturali da parte dei comuni”, prosegue la nota, “in questo modo, i maggiori oneri per gli operatori, appaiono slegati da qualsiasi giustificazione razionale visto che sono dovuti a prescindere dall’effettuazione degli interventi da parte dei comuni montani. Auspichiamo dunque che, nella discussione dei prossimi giorni al Senato, questa norma venga soppressa”.

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