Rinnovabili • inondazione-nepal-clima-idroelettrico-india Rinnovabili • inondazione-nepal-clima-idroelettrico-india

Benedizione e condanna, l’idroelettrico in Nepal tra rischi climatici e geopolitici

Dal Nepal: l'enorme potenziale dell'energia idroelettrica, i colli di bottiglia strutturali e le tattiche idro-egemoniche indiane.

Google Aggiungi Rinnovabili tra i preferiti
inondazione-nepal-clima-idroelettrico-india
Foto: Erminia Voccia

L’inondazione in Nepal e il riscaldamento globale

L’inondazione che ha travolto il Tibet e il Nepal il 26 agosto ha causato centinaia se non migliaia di morti. La causa del disastro sarebbe stata lo scioglimento di un enorme blocco di ghiaccio al cofine tra Tibet e Nepal, che si sarebbe staccato da un ghiacciaio e sarebbe precipitato per migliaia di metri nella valle sottostante. Una valanga di fango e rocce ha spazzato via case, auto e ponti, colpendo duramente le comunità locali. Quel che si sa è che l’acqua che scorre dal confine tibetano si è riversata nel fiume Bhote Koshi e le forti piogge dei giorni precedenti hanno peggiorato la situazione. La causa dell’inondazione in Nepal è da attribuire pertanto al riscaldamento globale, di cui il Paese continua a pagare un prezzo altissimo.

nepal
Foto: Erminia Voccia

Inondazione in Nepal: fiumi benedizione e condanna

Benedizione e condanna, se da un lato i fiumi nepalesi alimentati dalle nevi dell’Himalaya offrono al Paese un potenziale enorme da sfruttare per la produzione di elettricità a zero emissioni, dall’altro la rapida espansione delle grandi dighe ha aumentato la loro esposizione a eventi meteorologici estremi. L’area himalayana resta estremamente vulnerabile, soggetta a frane, inondazioni e cedimenti glaciali.

Il Nepal è secondo al mondo dopo il Brasile per riserve di acqua dolce, grazie ai grandi fiumi, alle precipitazioni monsoniche, alle cappe di ghiaccio e allo scioglimento delle nevi dell’Himalaya. Il territorio montuoso e le fortissime pendenze creano le condizioni ideali per la produzione idroelettrica, la principale fonte di energia per il Paese. Molto è stato fatto in questo campo ma il potenziale è ancora enorme. In base alle stime, nell’immediato il Nepal può contare almeno su 40 mila megawatt di capacità elettrica economicamente e tecnicamente realizzabile. In totale, i fiumi del Nepal avrebbero il potenziale per oltre 50 mila megawatt.

Fino a questo momento, tuttavia, la capacità elettrica ha superato di poco i 4 mila megawatt. L’idroelettrico copre più del 90% di questi 4.300 megawatt. Tale volume viene garantito durante la stagione delle piogge ma nei mesi che vanno da dicembre ad aprile la capacità si riduce di circa un terzo. Altri 5 mila megawatt sono attualmente in fase di sviluppo.

Centrale idroelettrica in Nepal
Centrale idroelettrica in Nepal. Foto: Erminia Voccia

I rischi geopolitici della cooperazione con l’India nel settore idroelettrico

Il settore energetico del Nepal è strettamente legato alle decisioni del Governo indiano e per questo resta esposto alle tattiche idro-egemoniche indiane. Attualmente, l’India è l’unico Paese che importa elettricità dal Nepal e fornisce elettricità al Nepal durante la stagione secca. Non solo, l’India è anche l’unica rotta di transito possibile per le esportazioni verso il Bangladesh. La Cina, invece, l’altro potente vicino, ricava la propria energia idroelettrica dal Tibet.

In passato gli accordi stipulati con il Governo indiano, in particolare per il fiume Koshi, hanno permesso all’India di assicurarsi l’acqua controllandone la gestione all’interno del Nepal. Già negli anni Sessanta lo sbarramento del Koshi ha subito numerosi cedimenti, causando inondazioni, morti, allagamenti e ingenti danni ecologici.

Considerate le limitate risorse finanziarie e tecniche del Nepal, gli investimenti esterni sono fondamentali per realizzare le ambizioni idroelettriche statali. L’india però impone delle condizioni. Una di queste è che si rifiuta di acquistare energia idroelettrica da imprese collegate ad attori esterni, in particolare la Cina. lnfatti, molto spesso si è mostrata disinteressata ad acquistare energia dal Nepal anche da impianti interamente di proprietà del Governo nepalese ma costruiti da appaltatori cinesi. La minaccia è questa: se le gare di appalto vengono vinte da altri concorrenti, l’India è pronta anche a cancellare i progetti.

La stessa normativa indiana prevede però che i Ministeri indiani dell’Energia e degli Affari Esteri possano concedere alcune deroghe alle disposizioni. Tutto questo condiziona fortemente il mercato nepalese, limitando la presenza di Pechino nel settore energetico e costringendo il Nepal ad allinearsi agli interessi indiani.

L’India resta però un grandissimo mercato per il Nepal, imprescindibile allo stato attuale, perché in fututo avrà sempre più bisogno di elettricità disponibile al momento del bisogno, affidabile e a prezzi competitivi.

I colli di bottiglia strutturali

Tuttavia, il principale ostacolo operativo risiede nella carenza di linee di trasmissione transfrontaliere ad alta tensione e nella mancanza di adeguate infrastrutture interne in Nepal, che provocano lo spreco di energia prodotta durante i periodi di picco monsonico. Il grande ostacolo al pieno sfruttamento delle risorse nepalesi sono infatti le limitate capacità di distribuzione e trasmissione, gestite dal Governo del Nepal a livello di municipalità. Mentre il campo della generazione elettrica è in mano ai privati, quello della distribuzione risente della mancanza di budget statale. Considerato il PIL nazionale molto basso, il Governo non ha la possibilità di destinare denaro allo sviluppo delle reti ed è costretto a indebitarsi o a dover contare su donazioni dall’estero.

Intorno ai mille megawatt di capacità elettrica vengono già sprecati a causa di infrastrutture di rete insufficienti. Tali limiti impediscono ai consumatori locali di poter contare su elettricità a basso costo e al Paese di poter vendere quell’energia all’estero, permettendo maggiori entrate economiche, quanto mai necessarie, che potrebbero essere utilizzate per lo sviluppo interno e la prevenzione dai disastri.

Cosa si può fare

Nei prossimi 10 anni servirebbero 30 miliardi di dollari statunitensi di investimenti nel settore della distribuzione. Quanto all’estero, l’unico mercato possibile è l’India ma le reti di trasmissione, attualmente, non sono in grado di poter garantire il trasporto di energia. Altri 6-7 miliardi di dollari andrebbero investiti per potenziare le reti di trasmissione su grandi distanze“, ha spiegato a Rinnovabili Mahesh Thapa, ingegnere presso l’Hydro Operation & Maintenance Services Pvt Ltd (HOMS), azienda specializzata nei servizi di gestione, funzionamento e manutenzione di impianti idroelettrici.

Vanno privilegiati gli accordi di acquisto di energia a lungo termine (PPA) a sostegno degli operatori. Il Nepal vorrebbe comunque aumentare l’esportazione verso l’India nonostante New Delhi abbia provato di non essere un partner del tutto affidabile. “I PPA sono una garanzia per assicurarsi acquirenti a lungo termine. L’esportazione di energia pulita verso l’India costituisce un’opportunità unica per ridurre l’enorme deficit commerciale con Nuova Delhi, attrarre investimenti esteri e sostenere la crescita economica“, ha aggiunto Mahesh Thapa.

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.