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Corte UE: l’energia elettrica è un bene, no alla Direttiva Servizi per piccolo idro

La Corte di Giustizia chiarisce che la produzione di energia elettrica è estranea all'ambito di applicazione della direttiva Bolkestein. Pertanto le disposizioni riguardanti le procedure di selezione e il divieto di rinnovo automatico delle concessioni non si applicano ai piccoli impianti di derivazione.

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Direttiva Bolkestein e idroelettrico: la decisione della Corte UE

Concessioni idroelettriche e Direttiva Bolkestein, una questione complessa

La produzione di energia elettrica non è un servizio e pertanto la Direttiva 2006/123/CE, meglio nota come Direttiva Bolkestein, non è applicabile. La Corte di Giustizia dell’Unione europea lo ha ribadito ieri in una sentenza che mette fine al contenzioso tra la Regione Emilia Romagna e il Governo in materia di idroelettrico.

I giudici di Lussemburgo hanno sottolineato come le piccole derivazioni idro non debbano sottostare alle disposizioni riguardanti le procedure di selezione della norma comunitaria. Salvando pertanto la legge regionale n. 17 del 2023 con cui l’Emilia Romagna aveva introdotto una “proroga automatica” per tutte le concessioni del mini-idro incentivato.

Una questione complessa che ha le sue radici nello storico scontro tra potere centrale e potere locale in materia di energia ma che non inquadra unicamente un problema italiano.

Negli anni passati si era venuto a creare un certo grado di confusione anche a livello comunitario con un primo regolamento – il n. 213/2008/UE relativo alle procedure per gli appalti pubblici – che considerava la gestione di una centrale elettrica un servizio – e una sentenza della stessa Corte UE, risalente al 2020, che aveva espressamente identificato la generazione elettrica come una “produzione di un prodotto”.

La legge dell’ER sulle concessioni idroelettriche fino a 300 kW

Ma per comprendere a pieno le conseguenze della sentenza è necessario fare un passo indietro. La vicenda ha origine quasi tre anni fa con le disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2024 (L.R. n. 17/2023) dell’Emilia Romagna.

L’articolo 3 del provvedimento era stato pensato per modificare la disciplina della programmazione energetica territoriale, allineando la durata delle concessioni idroelettriche fino a 300 kW al periodo incentivante, anche per i diritti di sfruttamento in scadenza. Quindi senza dover passare per nuove gare pubbliche ma rimanendo comunque entro i limiti di 30 anni di concessione massima, previsti dal Testo Unico sulle acque.

Il ricorso del Governo

Tuttavia il Governo aveva storto subito il naso e deciso di impugnare l’articolo. Il motivo? Per Roma un rinnovo automatico avrebbe escluso ogni tipo di controllo da parte delle autorità competenti, non permettendo di valutare eventuali nuovi effetti negativi delle piccole derivazioni ad uso idroelettrico sul fabbisogno idrico. Passaggio ritenuto essenziale in virtù dell’aggravarsi delle condizioni siccitose in Italia. Tutto ciò nonostante la legislazione statale non abbia mai contemplato per questi impianti su piccola scala, gare per l’affidamento delle concessioni in scadenza.

Ma il mini idro emiliano non ha evidentemente riscosso lo stesso riguardo concesso dall’Esecutivo italiano alle concessioni balneari, assegnate sempre agli stessi gestori da decenni sebbene, in questo caso, in contrasto con la Direttiva Servizi.

Per il Governo, infatti, il mini idro avrebbe dovuto obbligatoriamente essere sottoposto a gare pubbliche per l’affidamento dei “servizi” e quindi sotto la disciplina Bolkestein . Al punto da aver portato la questione fino in Corte Costituzionale. Il ricorso dello Stato contestava, oltre alla violazione del riparto di competenze fra Stato e regioni nelle materie «produzione, trasporto e distribuzione dell’energia», nonché «tutela della concorrenza», la lesione degli obblighi assunti nei confronti dell’Unione europea, in particolare con l’art. 12 della direttiva servizi.

La sentenza della Corte UE

Per sciogliere il nodo interpretativo nel 2024 i giudici italiani si sono rivolti alla Corte di giustizia comunitaria. E oggi a 2 anni di distanza la sentenza offre un chiarimento essenziale.

I giudici hanno stabilito che l’energia elettrica è da considerare un “bene” e che la sua produzione non costituisce una prestazione di servizi. Pertanto la direttiva Bolkestein 2006/123/CE non trova applicazione per gli impianti che hanno come attività unica o principale la generazione elettrica, come le piccole derivazioni idroelettriche. Facendo così decadere l’obbligo di applicare procedure di selezione imparziali e trasparenti per la scarsità delle risorse e viene meno il divieto di rinnovo automatico o di proroga.

Restano non affrontate dalla Corte le questioni relative alla legittimità della distinzione astratta tra grandi e piccoli impianti basata sulla scarsità delle risorse e alla compatibilità generale delle proroghe per l’utilizzo degli incentivi con l’articolo 12 della direttiva.

Per il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, la pronuncia “contribuisce a restituire certezza agli operatori e alle amministrazioni e riconosce la specificità di un comparto strategico per il sistema energetico nazionale. Come Governo continueremo a lavorare per assicurare un quadro normativo chiaro e stabile, capace di favorire gli investimenti e la valorizzazione del patrimonio idroelettrico italiano, nel pieno rispetto della tutela della risorsa idrica, degli equilibri ambientali e delle competenze dei territori”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.