Idroelettrico italiano: quale sarà il futuro del comparto?

Secondo lo studio Althesys, occorre rinnovare un terzo degli impianti nazionali. Possibile nuova produzione al 2030 per 3,4 TWh

Idroelettrico italiano

 

 

I numeri attuali e futuri dell’idroelettrico italiano

(Rinnovabili.it) – L’energia idroelettrica stata la prima fonte rinnovabile a essere sfruttata nel comparto elettrico italiano e la prima a raggiungere la maturità tecnologica e di mercato: oggi il settore è responsabile di quasi metà della produzione verde, siccità permettendo, ma un’ulteriore crescita – in termini di nuova capacità – è possibile quasi solo per il mini idro. Tuttavia i grandi impianti possono svolgere ancora un ruolo primario nel raggiungimento degli obiettivi energetici 2030. A definire tale ruolo e le prospettive che esso comporta è report Althesys “L’idroelettrico crea valore per l’Italia”, presentato oggi nella sede del GSE.

Il parco idroelettrico italiano è composto attualmente da 3.700 impianti per una potenza complessiva di 18,5 GW. Con una produzione normalizzata di circa 46 TWh l’anno, il comparto fornisce circa il 16,5 per cento dell’elettricità nazionale e il 42 per cento della produzione rinnovabile. Tuttavia l’età media avanza e, secondo lo studio, lo sfruttamento delle grandi centrali potrà avvenire soltanto con un ampio programma di rinnovamento: un terzo degli impianti di idroelettrico italiano necessita, infatti, di interventi finalizzati ad aumentarne le prestazioni e non perdere 6 TW di generazione.

 

Althesys ha calcolato nel dettaglio questo “potenziale di rinnovamento”, dagli interventi più semplici su turbine e componenti elettromeccaniche a quelle più complesse sulle cosiddette opere bagnate (ad esempio la messa in pressione di canali e gallerie o la manutenzione di condotte forzate): nel complesso servirebbero quasi 5,5 miliardi di euro in nuovi investimenti ma in cambio si potrebbe ottenere un incremento di produzione di 1 TWh al 2020 e fino a 3,4 TWh entro il 2030.

“Il rialzo dell’asticella al 32 per cento degli obiettivi europei sulle rinnovabili spinge il nostro Paese ad andare oltre la SEN e a mettere in campo un piano straordinario per le rinnovabili nel prossimo decennio”, spiega Alessandro Marangoni, ceo di Althesys. “Anche l’idroelettrico, che vale quasi la metà della produzione da rinnovabili in Italia, è strategico per il mix energetico”. Ma perché questo avvenga, spiega l’economista, l’idroelettrico italiano ha bisogno di un quadro normativo stabile e aggiornato che tenga conto anche del ruolo svolto nel campo dello storage. Serbatoi o bacini d’accumulo sono di fondamentale importanza grazie alla capacità di preservare la disponibilità della risorsa idrica, oltre che per gli usi idroelettrici, anche per l’agricoltura e per gli usi civili.

 

Nel dettaglio il report evidenzia la necessità di riconoscere durata e oneri di concessione coerenti con l’entità degli investimenti e con la redditività dell’impianto, così come la possibilità di introdurre tariffe dedicate a specifici contingenti e un programma di sostegno di breve durata per il rinnovamento del parco. Tra le proposte presentate, anche l’adeguamento della normativa nazionale di sicurezza all’evoluzione tecnologica (IoT e digitale) e la creazione di un mercato dell’accumulo energetico per gli impianti a pompaggio.

3 Commenti

  1. Il Progetto Acqua Energia caffese passa da 600 a 3.000 Twh di energia da pompaggi ,usando anche i pompaggi marini,la desalinizzazione.Il piano Althesis copia la SEN Energia di Calenda che darebbe 110 TWh di bilanciamento gas contrapposti a 110 TWh di solare e vento e solo 5 TWh di incremento idroelettrico senza parlare mai di pompaggi.Non viene il sostetto che la SEN di Calenda e Althesis vogliono solo sviluppare l’import gas ed il TAP non sapendo costruire e bilanciare per 600-3.000 TWh di pompaggi.Li sfido ad un dibattito serio ma credo che i fossili amici loro si opporranno.

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