Rinnovabili • Asta pilota dell'idrogeno

Asta pilota dell’idrogeno, 132 offerte per 8,5 GW di elettrolisi

La prima procedura competitiva della Banca europea dell’idrogeno ha superato le aspettative e il budget disponibile. I progetti non vincitori potranno contare sul meccanismo "Aste come servizio"

Asta pilota dell'idrogeno
Foto di Roman da Pixabay

La Banca Europea dell’Idrogeno fa centro

(Rinnovabile) – L’asta pilota dell’idrogeno verde è stata un successo. L’European Hydrogen Bank ha raccolto ben 132 offerte da altrettanti progetti situati in 17 paesi UE, che sommati tutte assieme attiverebbero una capacità d’elettrolisi di 8,5 GW. “Le richieste sono arrivate e la risposta entusiasta del mercato all’asta pilota dimostra che l’industria europea dell’idrogeno è pronta a crescere“, ha commentato soddisfatto Kurt Vandenberghe, direttore generale dell’Azione per il clima, al termine della gara.

Non che ci si aspettasse un risultato diverso. La Commissione europea ha creato la nuova banca con il preciso scopo di sostenere la produzione del vettore, colmando il divario di costi esistente tra idrogeno rinnovabile e di origine fossile. Un incentivo allettante in un momento come quello attuale.

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Asta pilota dell’idrogeno verde, come funziona?

L’istituto ha a disposizione un budget ottenuto tramite il Fondo per l’Innovazione, con cui elargisce un premio fisso per chilogrammo di idrogeno prodotto per 10 anni. Ma solo ai partecipanti all’asta, a cui era stato chiesto di presentare offerte basate su un sovrapprezzo per la loro produzione, fino a un tetto di 4,5 €/kg.

L’entusiasmo raccolto con questa prima gara ha fatto sì che il sostegno totale richiesto dai produttori di H2 superasse a di gran lunga il bilancio attualmente disponibile, ossia 800 milioni di euro. Basti pensare che tutte le offerte prese cumulativamente porterebbero nell’arco di dieci anni ad un volume di produzione totale di 8,8 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile. Detto in altri termini, basterebbero i progetti proposti in questa prima tornata a coprire quasi il 10% dell’ambizione di REPowerEU per l’H2 verde 2030.

Aste come servizio

Non tutti i progetti, ovviamente, otterranno il sostegno. La Banca dell’Idrogeno dovrà selezionare i vincitori sulla base di una serie di requisiti di qualificazione. Classificando le offerte dal prezzo più basso a quello più alto. E quelli esclusi dalla prima asta pilota dell’idrogeno rinnovabile? Potranno contare su un nuovo meccanismo, chiamato “Auctions-as-a-service” , ossia Aste come servizio.

Creato dalla Commissione sempre nell’ambito della banca, lo strumento consentirà agli Stati membri di finanziare progetti sul loro territorio che hanno partecipato alla gara, ma non sono stati selezionati a causa delle limitazioni nel bilancio. In questo modo potranno sostenere le iniziative con risorse nazionali senza la necessità di organizzare un’asta separata e dunque riducendo gli oneri amministrativi e i costi per tutte le parti. La Germania è il primo paese dell’Unione ad aver utilizzato tale funzione mettendo a disposizione 350 milioni di euro dal suo bilancio. Tali incentivi non saranno considerati aiuti di Stato

 “Il successo di questa asta pilota – ha aggiunto Vandenberghe – è il risultato di un impegno e di una consultazione approfonditi con le parti interessate e di un solido quadro normativo che fornisce certezza agli investitori. Ora disponiamo di un programma che fornisce un sostegno pubblico efficiente e mirato, pienamente in linea con le esigenze del mercato”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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