Il costo dell’idrogeno potrebbe scendere, tra 5 anni competitivo rispetto al diesel

Snam e Saipem parlano a distanza e puntano sulla nuova tecnologia in chiave di sostenibilità. Potrebbe avere una quota di mercato del 20% al 2050

costo dell'idrogeno
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di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Tra cinque anni si potrebbe avere una discesa del costo dell’idrogeno dagli attuali dai 5-6 dollari al chilo a 2 dollari. E’ il pensiero dell’amministratore delegato di Snam Marco Alverà che – nel corso del convegno su ‘Made in Italy: the restart’, organizzato dal Sole 24 Ore e dal Financial Times sulla ripresa dell’economia – ha fatto presente come un tale abbassamento del costo farebbe diventare l’idrogeno “competitivo” rispetto ad alcune applicazioni del diesel. 

A tutto campo su energia ma Alverà si concentra in particolare proprio sullo sviluppo dell’idrogeno: c’è “l’interesse delle aziende petrolifere, dei gas chimici, di quelle elettriche e di chi stocca e trasporta come noi. E’ un settore che tra l’altro si presta molto bene alla collaborazione” anche internazionale. La parola chiave – spiega l’ad di Snam è “investimenti future-proof”; investimenti di cui “non ci pentiremo, bisogna procedere con molta cautela e studiare tutte le opzioni tecnologiche disponibili. Ci sono molte sfide ma l’opportunità di produrre idrogeno dal sole con un costo inferiore al nord Europa che dovrà produrlo dal vento è un vantaggio strategico per le imprese in Italia”. E capire se “l’idrogeno può convivere con il metano negli stoccaggi ci darebbe un vantaggio infrastrutturale a livello europeo”. Poi parla del test con “una miscela del 10%” che ha “dimostrato come la rete del metano possa trasportare idrogeno. Non sarà l’unico modo ma, avendo l’Italia una rete molto estesa, è un modo conveniente”. E in un contesto più ampio l’idrogeno può arrivare ad avere “un 15-20% di quota di mercato al 2050”.

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Anche Francesco Caio, presidente di Saipem – da tutt’altra parte, al Wired Next Fest 2020 – guarda caso prende in mano il tema idrogeno: è “un elemento importante della transizione energetica nel medio periodo, insieme alla tecnologia per la cattura della CO2, fondamentale per supportare settori fortemente energivori come per esempio quelli siderurgici, che possono così crescere e svilupparsi riducendo drasticamente il proprio carbon footprint. In questo senso Saipem ha di recente siglato un accordo con Snam. La nostra storia e il nostro impegno nella ricerca e nell’innovazione ci pone come uno dei pivot di ingegneria della sostenibilità. Una competenza che continueremo a esportare in tutto il mondo”. Secondo Caio “la transizione energetica è un’occasione da cogliere nella quale Saipem si è già posizionata come protagonista: il 70% del portafoglio ordini della società è legato a progetti non-oil. Questo è possibile grazie alla forte crescita nelle infrastrutture dedicate alle rinnovabili, come per esempio l’eolico offshore su cui ci stiamo specializzando in maniera crescente”.

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Questo mentre la commissaria europea per l’Energia Kadri Simson – intervistata dal quotidiano ‘Handelsblatt’, dove ha raccontato di essere convinta che sia realizzabile il nuovo obiettivo dell’Ue sul clima – ha messo in evidenza come nei prossimi 10 anni la produzione di elettricità da energia rinnovabile dovrà essere raddoppiata; è molto ambizioso, ma è fattibile. L’Europa ha un grande potenziale”. Poi la partita della decarbonizzazione su cui l’idrogeno da energie rinnovabili – ha spiegato – dovrebbe svolgere un ruolo essenziale insieme all’energia eolica. “Il nostro obiettivo è fornire un enorme impulso all’idrogeno verde come fonte di energia. L’idrogeno aiuterà, infatti, a decarbonizzare parti del settore dei trasporti. Sono molto fiduciosa”.

5 Commenti

  1. MI SEMBRA UN SOGNO, IDROGENO. MA ABBIAMO FATTO I CONTI SENZA L’OSTE.
    LE COMPAGNIE PETROLIFERE, LO PERMETTERANNO? X ME NO. QUINDI CONTINUIAMO A SOGNARE UNA BELLA RAGAZZA CHE CI CORRE INCONTRO, MA TANTO È SOLO UN SOGNO…….

  2. Nel 1982 ho conseguito la laurea in ing. meccanica a Pisa con una tesi su idrogeno pulito e rinnovabili in collaborazione con il dipartimento ENEL di Milano per rendere autonoma dal punto di vista energetico l’isola della Gorgona a largo di Livorno. Dopo un approfondito studio delle esigenze e dell’ orografica del territorio si propose un piano di efficientamento energetico di tutti gli immobili pubblici e privati la costruzione di un impianto fotovoltaico a terra un aerogeneratore un un’impianto di accumulo elettrico e uno stack di celle a combustibile FC per produrre idrogeno nei momenti di picco. A quel tempo la Gorgona come tutte le piccole e medie isole italiane era alimentata da un generatore diesel super inquinante e difficile da rifornire durante l’inverno. Quel progetto poteva essere implementato e replicato ovunque, purtroppo non se ne fece niente causa miopia dei decisori politici. Di recente ho letto che proprio quelle soluzioni tecniche sono in fase di applicazione nelle isole Eolie, Sono passati esattamente 38 anni !!!! Vorrei ricordare il relatore l’esimio prof. Dino Dini che aveva lavorato al Jet Propultion Laboratory di Pasadena NASA per diversi anni dove di idrogeno e rinnovabili ne aveva visto tante. A Pisa aveva la cattedra di macchine e quella di missilistica. Saluti Antonio Saullo

  3. Ma lo sapete che l’idrogeno è il gas più esplosivo, e voi lo volete trasportare nella rete del metano? Sono venti anni che circola questa idiozia, e qualifica chi oggi la ripropone nella propaganda all’idrogeno tanto di moda.

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