Idrogeno eolico, arrivano gli elettrolizzatori integrati alle turbine offshore

Siemens Gamesa e Strohm collaborano per realizzare un sistema di trasporto dell’idrogeno prodotto direttamente dagli aerogeneratori marini

idrogeno eolico
Credits: https://strohm.eu/

Adattata la turbina più potente al mondo alla produzione diretta di idrogeno eolico

(Rinnovabili.it) – Sono iniziati i lavori per sviluppare le condutture di una nuova generazione di turbine offshore in grado di fornire idrogeno eolico. L’iniziativa è frutto dell’accordo siglato, a inizio dicembre, tra la multinazionale spagnola Siemens Gamesa e l’olandese Strohm, produttrice di tubi compositi. Un’intesa che potrebbe far compiere un passo al progetto lanciato da Siemens Gamesa.

La società ha infatti unito le forze con Siemens Energy per realizzare nuovi aerogeneratori marini dotati di impianti d’elettrolisi; sistemi altamente integrati che stocchino l’elettricità prodotta dalle pale direttamente nel vettore H2. E al momento del bisogno lo inviino a terra tramite condotti sottomarini.

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Un’impresa fattibile? Per ora il progetto è ancora nelle fasi iniziali. Gli ingegneri della multinazionale stanno adattando la SG14-222 DD, attualmente una delle turbine più potenti al mondo, alla generazione di idrogeno eolico. Un lavoro che richiederà anche la messa a punto di un sistema per la desalinizzazione dell’acqua di mare.

“Siemens Energy sta sviluppando un nuovo prodotto di elettrolisi che soddisfa le esigenze del duro ambiente marittimo offshore ed è perfettamente sincronizzato con la turbina eolica”, si legge sul sito della società. “Gli sviluppi serviranno da banco di prova per realizzare una produzione di idrogeno su larga scala ed economicamente efficiente. E dimostreranno la fattibilità di un’implementazione affidabile ed efficace di sistemi modulari da eolico a idrogeno”.

Tubature al posto di linee elettriche

In questo contesto, l’accordo con Strohm permetterà di completare il quadro tecnologico. Come? Sviluppando soluzioni ad hoc per il trasferimento del vettore a terra.  La compagnia olandese è oggi il primo e principale produttore al mondo di tubi compositi termoplastici completamente incollati, elementi che potrebbero rivelarsi particolarmente adatti al trasporto sottomarino di questo gas. La tecnologia, infatti, resiste alla corrosione e allo stress, offre un’innata flessibilità e può essere allacciata con facilità all’impianto. Garantendo oltre 30 anni di funzionamento senza manutenzione.

Spiega Finn Daugaard Madsen, responsabile dell’innovazione – Power to X di Siemens Gamesa. “Crediamo nel potenziale dell’idrogeno verde e lavoriamo sul concetto di decentralizzazione da alcuni anni. Strohm ci ha supportato attraverso diversi casi di studio, identificando le soluzioni che possono essere prontamente utilizzate completando i nostri sistemi. Questa partnership ci aiuterà a innovare insieme in un formato aperto, accelerando la disponibilità di H2 verde”.

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5 Commenti

  1. Mi spiegate come fate a portare l’idrogeno a terra? Ricordo che se si vuole liquefarlo occorre portare la temperatura 10°C sopra lo zero assoluto, oppure pomparlo allo stato gassoso con tutti gli incovenienti legati al fatto che si tratta della piu’ piccola molecola esistente, problemi che sino ad oggi sono risultati insormontabili.

  2. Idea interessante , io stesso sto studiando un metodo per effettuare l’elettrolisi mandando l’acqua di mare direttamente nelle celle senza averla dissalata perchè si risparmierebbe energia. Non divulgo questa tecnologia perchè è in fase di brevetto.

  3. Mah, il senso di portare a terra un tubo di idrogeno invece che l’energia elettrica mi è totalmente oscuro. Capisco se poso una pala eolica in pieno Atlantico e poi passo di lì con una nave ogni volta che il serbatoio è pieno, Ok. Ma per posare tubi, faccio prima a portare l’energia elettrica a terra: ne porto di più dato che ho evitato il passaggio dell’elettrolisi e la impiego direttamente, oppure in caso di sovrabbondanza la trasformo in idrogeno (se non è più conveniente in una batteria al Litio) direttamente a terra…

  4. Il punto è che servirà anche l idrogeno per la transizione. E servirà verde,
    Medie e grandi navi e aeromobili e grandi camion autoarticolati non potranno andare a batterie per i prossimi trenta o quaranta anni, tutto il resto si.
    Ha dunque parecchio senso per quel mercato

  5. La spinta all’utilizzo dell’idrogeno, se tralasciamo il forte impatto emotivo di un motore che produce acqua come emissione, non è molto chiaro.
    Per il trasporto via terra si dovrebbe utilizzare l’elettricità con treni, metropolitane, filobus e un domani mezzi privati che si alimentino in diretta e con accumulatori di energia elettrica (si dovrebbe spingere molto sull’accumulo tipo condensatori, ancora da sviluppare).
    Per i trasporti via terra è già complesso l’utilizzo del gas naturale figuriamoci con l’idrogeno che vale 1/3 a pari volume.
    Per la marina mercantile non ho idea di cosa possa significare avere a bordo tanto idrogeno.
    Per il trasporto mercantile via aerea si potrebbe tornare ai dirigibili a idrogeno che potrebbero trasportare a basso costo molte tonnellate di merci e usare una parte dell’idrogeno per i motori.
    Installare pale eoliche offshore complicandole ulteriormente con dissalatori, elettrolisi e probabilmente compressori per l’idrogeno oltre alle tubazioni dello stesso fino a terra dove poi questo idrogeno verrebbe stoccato? distribuito? utilizzato per celle a combustibile per fare energia elettrica o per le industrie che richiedono energia termica?
    Non è ancora chiaro perché tutta questa spinta verso l’idrogeno e se serve meglio produrlo a terra in condizioni di maggiore economicità, controllo e prossimo all’eventuale utilizzo.

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