Entro il 2050, l'idrogeno a basse emissioni dovrebbe coprire il 33% della domanda di H2, sostituendo la quota a forte intensità di carbonio del mercato odierno.

Oggi rappresenta l’ingrediente essenziale di un’ampia lista di processi industriali; domani potrebbe essere il principale vettore della decarbonizzazione nei settori “hard to abate“. Parliamo dell’idrogeno (H2), un comparto dalle grandi possibilità ma dal futuro difficile da prevedere. A tentare di scrutare negli sviluppi di domani è la società di analisi Wood Mackenzie che ha recentemente presentato le proprie prospettive a lungo termine sul mercato dell’idrogeno e i suoi derivati, sia nelle applicazioni esistenti che nei nuovi casi d’uso.
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Lo stato attuale del mercato dell’idrogeno
La piattaforma Lens Hydrogen di Wood Mackenzie tiene traccia di circa 1.400 impianti di produzione di idrogeno a forte intensità di carbonio in tutto il mondo. Nel 2024, queste strutture hanno prodotto circa 99 milioni di tonnellate di idrogeno, ricorrendo principalmente al reforming del gas o alla gassificazione del carbone. In altre parole, gas naturale e carbone sono i principali input, oltre a una certa quantità di idrogeno generata come sottoprodotto dell’industria del greggio.
A livello geografico, la Cina detiene attualmente la più grande produzione carbon-intensive al mondo, utilizzata principalmente per sostenere le aziende agricole e manifatturiere locali. Anche il Nord America, il Medio Oriente e l’Europa sono regioni con un’importante porzione di consumo di idrogeno, sebbene in Europa gli analisti stiano già osservando un calo a causa dei costi elevati delle materie prime e delle politiche di decarbonizzazione sempre più stringenti.

H2, i principali settori di domanda
Quali sono i principali settori di utilizzo? La domanda è divisa in quattro macro-categorie:
- Raffinazione: rappresenta il 36% della domanda totale. L’H2 è utilizzato principalmente nell’idrotrattamento del greggio ai fini della rimozione dello zolfo e per l’idrocracking, con l’obiettivo di ottenere nuove sostanze chimiche di valore o carburanti.
- Ammoniaca (NH3): rappresenta il 37% della domanda. L’ammoniaca è destinata principalmente alla produzione di fertilizzanti e per altri prodotti chimici.
- Metanolo (CH3OH): rappresenta il 24% della domanda ed è impiegato in una vasta gamma di applicazioni, che vanno dai settori chimici agli additivi per carburanti. In questo segmento, la Cina detiene la fetta maggiore del mercato, con il 60% della produzione globale di metanolo.
- Altro: 3% della domanda.
Progetti di idrogeno a basse emissioni di carbonio
Wood Mackenzie sta monitorando anche i progetti di idrogeno a basse emissioni di carbonio che hanno raggiunto una decisione finale d’investimento (FID). Il comparto include l’idrogeno verde, basato sull’elettrolisi, e l’idrogeno blu, basato sulle fossili ma con la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS). La capacità totale dei progetti post-FID, pronti alla costruzione, ha raggiunto circa 6 milioni di tonnellate all’anno di fornitura di H2 low carbon, pari a circa il 6% della fornitura a forte intensità di carbonio.
I progetti dedicati all’idrogeno blu negli Stati Uniti e in Canada rappresentano una grande quota di questa fornitura post-FID, mentre la Cina detiene la fetta più consistente di progetti per l’idrogeno verde che ha raggiunto la FID. Per quanto riguarda gli attori che hanno portato a termine questi progetti, le tradizionali aziende di gas industriali sono ovviamente in testa. Seguono le major del petrolio e del gas e i produttori di fertilizzanti che negli anni hanno sviluppato competenze nella gestione degli asset di idrogeno. Seguono quindi nuovi attori di mercato che tendono a concentrarsi su progetti su scala più piccola.
Scendendo di dettaglio, la produzione di ammoniaca e la raffinazione appaiono in testa nei progetti la cui decisione finale d’investimento è stata presa, e anche una gran parte dei volumi di esportazione è esclusivamente ammoniaca al momento, destinata per lo più alle aste nel nord-est asiatico.
Prospettive future per il mercato dell’idrogeno

Nella tabella di sinistra la società ha riportato i 15 progetti più avanzati attualmente monitorati, che potrebbero raggiungere la FID nei prossimi 12 mesi, contribuendo alle previsioni 2030. Accanto a ciascun progetto è stato incluso un punteggio di probabilità, che tiene conto del Paese, dello stato di sviluppo, della credibilità dello sviluppatore e dei dettagli specifici del progetto.
E mentre il volume dei post-FID è un inizio sostanziale per il mercato, c’è altro in arrivo, grazie all’Hydrogen Headstart Program dell’Australia, alla seconda asta della European Hydrogen Bank, ai CFD giapponesi, ai CFD sudcoreani e ai progetti selezionati per HAR2 dal governo britannico.
Entro il 2050, gli analisti di Wood Mackenzie si aspettano invece che la penetrazione dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio sostituisca il 33% della domanda di H2 ad alta intensità di carbonio del mercato odierno.
“Sulla base dei progressi compiuti nella transizione energetica a livello globale, le nostre previsioni a lungo termine per la domanda di idrogeno hanno registrato continue riduzioni negli ultimi tre anni”, spiegano Murray Douglas, Monica Trilho e Tommaso Pellegrinelli di Wood Mackenzie. “Abbiamo anche una visione ribassista sul potenziale di penetrazione dell’idrogeno in alcuni settori, come quello residenziale e alcune forme di trasporto, dove riteniamo che il caso d’uso sia relativamente scarso. Tuttavia, non prevediamo cambiamenti significativi e cali nel potenziale dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio nei settori più rilevanti, ma piuttosto un ritardo nei volumi che si materializzeranno”.
Cos’altro può guidare lo sviluppo del mercato dell’idrogeno? I nuovi settori di applicazione. Il vettore può contribuire all’ambizione della transizione energetica, decarbonizzando usi finali dove l’elettrificazione non è sufficiente o possibile, come ad esempio i trasporti navali e aerei e le industrie energivore. Secondo gli analisti, i nuovi utilizzi cresceranno dal 5% del 2030, fino al 54% della domanda globale entro il 2050. La produzione di energia elettrica sarà il principale settore di utilizzo finale dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio, rappresentando il 25% della domanda dei nuovi settori energetici.












