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Francia, ecco la strategia per la sovranità energetica: ripresa nucleare e 80 GW di FV

Il terzo programma energetico pluriennale pubblicato dal Governo francese imposta le nuove priorità nazionali: sovranità energetica, neutralità carbonica e competitività dei prezzi. È prevista la costruzione di sei reattori EPR2 per il 2038, 15 GW di eolico offshore, il repowering di quello a terra e fino a 80 GW di impianti fotovoltaici in servizio entro il 2035.

Francia, ecco la strategia per la sovranità energetica: ripresa nucleare e 80 GW di FV

Fumata bianca per il Programma pluriennale per l’energia francese

La nuova strategia energetica della Francia non poteva che puntare sul rilancio del nucleare, ma nell’ampio documento pubblicato sul sito del governo la leva di crescita veloce è ovviamente affidata alle energie rinnovabili. Fotovoltaico in primis, che nel terzo Programma pluriennale per l’energia (PPE3) riporta un target di 55-80 GW per il 2035, rispetto ai quasi 30 GW in esercizio a fine 2025.

L’obiettivo della nazione è quello di assicurarsi un sistema energetico “sovrano, decarbonizzato e competitivo”, traguardo irraggiungibile nel breve termine senza il contributo delle FER. Lo sa bene anche il governo che, attraverso Roland Lescure, Ministro delegato per l’Industria e l’Energia, ha spiegato:

“Abbiamo bisogno del nucleare e lo stiamo rilanciando, ma abbiamo bisogno anche delle energie rinnovabili. Ho sentito dire che i cinesi costruiscono reattori in cinque anni. Dopo essere stato finanziato dalla Russia e affascinato dall’America di Trump, il Rassemblement National vorrebbe ora che i cinesi costruissero i nostri reattori. In termini di sovranità, si può fare di meglio. La realtà è che per costruire un reattore nucleare servono tra i 10 e i 15 anni. Per un parco eolico offshore servono da 5 a 10 anni. Per un campo fotovoltaico, tra 1 e 3 anni. Non possiamo aspettare 15 anni per essere indipendenti.

Meno rinnovabili per proteggere il nucleare?

Beninteso: l’ambizione in materia di green energy riportata nel testo finale è molto più contenuta di quella emersa nelle varie bozze di decreto. D’altra parte il PPE3 è il risultato di un lungo processo di consultazione avviato nel 2022 in cui sono confluite le posizioni di parlamentari, rappresentanti dell’industria e rappresentanti eletti a livello locale; in questo lasso di tempo gli obiettivi per l’energia eolica e solare sono stati abbassati dagli iniziali 133-163 GW a 105-135 GW di capacità installata entro il 2035.

Un taglio sensibile che molti riconducono al tentativo di Parigi di proteggere EDF. La società, che oggi gestisce la flotta francese di 57 reattori nucleari, si trova in una situazione abbastanza complessa. La Corte dei Conti, in un rapporto indirizzato alla Commissione Finanze dell’Assemblea Nazionale, ha espresso preoccupazione per le prospettive finanziarie dell’azienda, affermando che EDF dovrà investire circa 460 miliardi di euro entro il 2040, per lo più nella sua flotta, ma che potrebbe avere difficoltà a reperire capitali a causa del forte indebitamento.

E dal momento che i primi reattori EPR2 non arriveranno prima del 2038, il timore che eolico e fotovoltaico spiazzino la concorrenza sui prezzi rimane alto.

I target della strategia energetica della Francia

Nel dettaglio, sul fronte nucleare il Piano francese prevede la costruzione di sei reattori EPR2 (9,6 GW supplementari) mettendo in servizio il primo “già nel 2038”. A ciò si aggiunge un’opzione per altri otto EPR2, il consolidamento e l’ampliamento dei 57 reattori esistenti. Lato rinnovabili, invece, la strategia rilancia gli investimenti nell’idroelettrico con l’obiettivo di arrivare a un aumento di 2,8 GW della capacità delle dighe (ovvero +11%).

Nell’eolico i target si sdoppiano: per gli impianti in mare si punta a 15 GW di capacità in esercizio per il 2035 rispetto ai 2 GW attuali; per gli impianti a terra, nessuna nuova costruzione ma un programma di ripotenziamento dei parchi esistenti con un obiettivo di 31 GW nel 2030 e di 35-40 GW nel 2035, rispetto ai circa 24 GW nel 2025.

Per il fotovoltaico, come anticipato, la strategia energetica della Francia ha impostato un obiettivo di 48 GW nel 2030 e 55-80 GW nel 2035, rispetto ai quasi 30 GW del 2025, destinando buona parte della produzione al fabbisogno dei data center.

Altri obiettivi che vale la pena citare riguardano il calore rinnovabile e da recupero, che aumenterà dai 172 TWh del 2023 a 328-421 TWh nel 2035; il biometano da 9 TWh a 47-82 TWh; i biocarburanti da 38 TWh a 70-90 TWh; e l’idrogeno fino a 8 GW.

“Il PPE3 – si legge nel comunicato stampa governativotraccia una rotta chiara: aumentare la produzione di elettricità decarbonizzata tra 650 e 693 TWh nel 2035, rispetto ai 458 TWh del 2023, riducendo al contempo il consumo di combustibili fossili a circa 330 TWh nel 2035, rispetto ai 900 TWh del 2023. Questa traiettoria consentirà di invertire la struttura dei consumi energetici del Paese, con il 60% di energia decarbonizzata a partire dal 2030 e il 70% nel 2035”.

La risposta ambientalista

“Sebbene questo piano energetico pluriennale (PPE) sia in ritardo di due anni sulla carta, è in ritardo di almeno un decennio nella sua visione per la transizione energetica”, risponde critico Nicolas Nace, responsabile della campagna per la transizione energetica di Greenpeace Francia. “Per giustificare questa debole ambizione energetica e climatica, il governo ci promette ancora una volta una panacea: un importante piano di elettrificazione a maggio 2026. Ma negli ultimi nove anni, Emmanuel Macron e i suoi governi successivi non hanno fatto nulla per consentire ai francesi di ridurre le bollette energetiche, sfuggire all’insicurezza abitativa o diventare meno dipendenti dal petrolio o dal gas fossile dell’America di Trump o della Russia di Putin per i trasporti o il riscaldamento. A poco più di un anno dalle elezioni presidenziali, chi può ancora credere a quest’ultima promessa vana?”

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori seguendo l'evoluzione dei primi sistemi incentivanti italiani e internazionali e intervistando i pionieri del settore, da Bertrand Piccard a Michael Gratzel. Nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.