Teleriscaldamento in Italia, il calore si muove su 4600 km di reti

Il rapporto del GSE fa il punto sui 295 sistemi di teleriscaldamento diffusi a livello nazionale. Nel 2017 hanno immesso nelle reti 11,3 TWh termici, di cui solo il 25% alimentato da fonti rinnovabili

Teleriscaldamento in Italia
Credit: POWER SOLUTIONS FRANCE – (CC BY-SA 3.0)

On line la prima edizione del rapporto “Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia

(Rinnovabili.it) – Continua a crescere, ma senza fretta, il teleriscaldamento in Italia. A fine 2017 risultavano attive ben 295 reti, per un’estensione di quasi 4.600 km, in 238 comuni del centro e nord del Paese: 25 territori e circa 500 km in più rispetto al 2013 che mostrano uno sviluppo lento ma consolidato. A rivelare i numeri del comparto, è il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) pubblicando per la prima volta un dedicato alla produzione e distribuzione del “calore sotterraneo”. Il documento “Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia” fa il punto sullo stato dell’arte con approfondimenti dedicati sia alle diverse tipologie di reti e impianti sia alle volumetrie servite. Si scopre così che dei 9 GW di potenza termica fornita dalle centrali di teleriscaldamento in Italia, la maggior parte è legata ai combustibili fossili, per lo più gas naturale.

Nel dettaglio metano e carbone forniscono complessivamente poco meno dell’84% della potenza, mentre le fonti rinnovabili (biomassa solida e geotermia) si devono accontentare di un 9%. Calore di recupero e rifiuti completano la torta statistica, rispettivamente con uno 0,4% e un 6,8%. Nel 2017 queste centrali hanno immesso nelle reti un totale di 11,3 TWh termici.

 

Teleriscaldamento in Italia: le differenze  tra i territori

Non sorprende sapere che tali sistemi siano diffusi soprattutto al nord. Complessivamente, 13 Regioni vantano infrastrutture di teleriscaldamento, ma la Lombardia svetta in cima alla lista per estensione delle reti e potenza installata per un totale di 39 comuni serviti. Piemonte (44 comuni serviti) ed Emilia Romagna (20 comuni) occupano il secondo e terzo posto sul fronte capacità termica, mentre sul lato diffusione infrastrutturale la classifica premia la Provincia Autonoma di Bolzano (53 comuni serviti) con la medaglia a d’argento e il Piemonte con il bronzo.

 

“Osservando la composizione percentuale dell’energia termica immessa nelle reti di teleriscaldamento suddivisa per fonte energetica emergono le peculiarità delle singole regioni/province autonome”, si legge nel rapporto. “Mentre infatti in Piemonte, Liguria, Umbria, Marche e Lazio la fonte energetica utilizzata è quasi esclusivamente il gas naturale, in Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trento e Bolzano è evidente l’impiego diffuso di biomassa solida. La Toscana si differenzia dal resto delle regioni per un elevato uso di fonte geotermica per alimentare le reti di TLR; Lombardia ed Emilia Romagna evidenziano invece un elevato uso di rifiuti in termini percentuali sul mix energetico che alimenta le reti di teleriscaldamento”.

 

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