Addio al carbone, l’UE vuole replicare lo schema Sudafrica

Alla COP26 l’intervento galeotto all’ultimo secondo di Cina e India ha diluito gli impegni sul carbone (non cancellazione ma una semplice “riduzione”). Bruxelles però vede nell’accordo stretto con il Sudafrica insieme a UK e USA un modello vincente da ripetere

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Bosnia e Ucraina i possibili primi partner sul carbone

(Rinnovabili.it) – L’accordo con il Sudafrica sull’addio al carbone va replicato con altri paesi fortemente dipendenti da questo combustibile fossile. E bisogna tessere subito la tela della diplomazia per arrivare con qualcosa in mano alla COP27, che si terrà in Egitto il prossimo novembre. E’ la decisione che prenderanno ufficialmente oggi i ministri degli Esteri dell’UE.

A guidare questo nuovo sforzo sul clima, però, sarà l’Alto rappresentante per la politica estera europea, lo spagnolo Josep Borrell, e non il vicepresidente della Commissione con delega al clima Frans Timmermans, già protagonista dei negoziati alle COP precedenti.

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L’anno scorso, a margine del summit sul clima di Glasgow, UK, USA, UE e Germania hanno siglato un accordo con il Sudafrica per aiutare il paese a cancellare il carbone dal suo mix energetico. La formula prevede un aiuto economico sostanzioso – almeno 8,5 miliardi di dollari – in cambio di un phase out accelerato.

Da più parti questa soluzione è stata indicata come la migliore per impostare la transizione energetica sul binario della giustizia. Infatti, riconosce implicitamente che i paesi con più responsabilità storiche nel riscaldamento globale devono aprire il portafogli e sobbarcarsi parte dei costi della decarbonizzazione dei paesi in via di sviluppo.

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Probabilmente la diplomazia europea busserà prima di tutto alla porta di alcuni paesi chiave nel suo vicinato. A partire da Bosnia e Ucraina, dossier già in agenda per oggi a causa delle tensioni con la Repubblica Srpska e delle mosse della Russia.

Sarajevo ha riserve di carbone sufficienti per coprire il suo fabbisogno per i prossimi 250 anni, ma a novembre 2020 ha promesso il phase out entro metà secolo per aumentare le chances di adesione all’UE. Un annuncio che ha causato proteste e timori nel settore.

Dal canto suo, l’Ucraina fino all’occupazione russa del Donbas era il terzo produttore europeo di carbone, ma l’industria vive ormai mille difficoltà. Così Kiev ha promesso alla COP26 di ripulire il suo mix energetico entro il 2035.

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