La Romania perde il braccio di ferro con le ong sulle centrali a carbone

ClientEarth e Greenpeace Romania ottengono da Bucarest una riforma sostanziale della legge sull’inquinamento industriale, dopo 4 anni di contenzioso e una procedura di infrazione europea

Centrali a carbone: vittoria delle ong in Romania
Foto di Valeriy Kryukov su Unsplash

Al centro dello scontro, le infrazioni alla direttiva UE sulle Emissioni Industriali

(Rinnovabili.it) – Quattro anni di battaglia legale, una procedura di infrazione contro la Romania aperta dalla Commissione europea, una riforma della legge sull’inquinamento di Bucarest per avvicinarla ai dettami della direttiva UE sull’Inquinamento Industriale (IED). È il risultato ottenuto dal 2019 a oggi da ClientEarth e Greenpeace nel braccio di ferro con Bucarest sulle centrali a carbone del paese. Sfida vinta dalle ong, che hanno ricevuto ieri la comunicazione da Bruxelles: caso chiuso, la Romania si è finalmente messa in regola.

Le centrali a carbone romene pagavano multe di appena 12mila euro

Tutto inizia l’anno prima della pandemia, quando alcune organizzazioni della società civile portano il caso all’attenzione della Commissione UE. Le centrali a carbone della Romania inquinano ben oltre i limiti consentiti dalla IED, eppure la legge nazionale non le punisce o commina sanzioni irrisorie e quindi del tutto inefficaci.

“Per gli operatori di impianti a carbone, il cui fatturato annuo è generalmente compreso tra 86 e 400 milioni di euro, la sanzione per mancanza di autorizzazione è limitata a un pagamento una tantum che varia da 6.440 euro a 12.880 euro. Inoltre, se l’operatore paga la multa entro i primi 15 giorni, la multa sarà ridotta a soli 3.220 euro”, denunciavano le ong nel 2019.

Con l’interessamento di Bruxelles, a Bucarest qualcosa si muove. La riforma della normativa sulle emissioni industriali aumenta di un fattore 10 le sanzioni, introduce la responsabilità penale per chi fa funzionare le centrali a carbone senza i dovuti permessi sulle emissioni, e crea un quadro più vincolante per sancire la chiusura forzata degli impianti. Risultato: in questi quattro anni alcuni impianti hanno chiuso i battenti, come Mintia e le unità 3 e 7 di Turceni. E il governo si è impegnato a dire stop al carbone entro il 2030.

 “La situazione in Romania era inaccettabile, con le centrali a carbone che eruttavano quantità pericolose di inquinanti tossici nell’aria quasi impunemente”, dichiara l’avvocato di ClientEarth Bellinda Bartolucci. “Anche se non tutti gli esempi sono così evidenti, la Romania non è la sola a violare la legge sulle emissioni industriali, provocando un inquinamento evitabile e ingiustificabile in tutta Europa. Questo è un avvertimento per coloro che lavorano per aggiornare la IED”.

Nel 2022, la Commissione ha presentato una proposta di aggiornamento della direttiva (ancora in discussione) che, tra le altre cose, amplierebbe oltre i 52mila attuali il numero di impianti coperti dall’obbligo di ottenere permessi per le proprie operazioni dalle autorità nazionali, che devono fissare precisi limiti emissivi.

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