Approvvigionamento materie prime critiche, come evitare la crisi in Europa?

La pratiche di riciclo da sole non bastano. Per garantire alla transizione ecologica i suoi materiali, l’Unione dovrà diversificare le fonti, sostenere l’approvvigionamento sostenibile e aumentare le forniture. La posizione dell’Europarlamento

materie prime critiche
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 Materie prime critiche, serve un approvvigionamento sostenibile

(Rinnovabili.it) – Serve un nuovo approccio all’approvvigionamento di materie prime critiche nell’Unione europea. Una strategia che premi l’economia circolare ma che sappia esplorare anche strade alternative; perché da solo il riciclo non riuscirà a contenere il futuro aumento della domanda. Su questa posizione si trovano d’accordo quasi tutti gli europarlamentari che oggi chiedono a Bruxelles un piano per rafforzare l’autonomia e la resilienza UE sui cosiddetti critical raw materials

Di cosa si tratta? Di quelle materie prime più importanti dal punto di vista economico perché elementi fondanti della tecnologia moderna e che, allo stesso tempo, presentano un elevato rischio di approvvigionamento. L’Esecutivo europeo stila ogni tre anni una lista che, attualmente, conta ben 30 materiali critici. Si va dal tungsteno, il metallo che fa vibrare i nostri smartphone, al gallio e indio, parti integranti della tecnologia a LED; dal silicio metallico, essenziale per i semiconduttori, ai metalli del gruppo del platino, senza cui non si potrebbero avere batterie e fuel cell.

Per molti di questi elementi la transizione ecologica sta già facendo schizzare in alto la domanda. Si stima che l’Europa potrebbe aver bisogno di quantità di litio e di cobalto, rispettivamente, fino a 18 e 5 volte superiori a quelle attuali entro il 2030 per le batterie dei veicoli elettrici e l’accumulo energetico. Allo stesso modo, la domanda di terre rare utilizzate nei magneti permanenti – ad esempio nelle tecnologie digitali o nei generatori eolici – potrebbe decuplicare entro il 2050.

Il problema principale è che l’offerta di molte materi prime critiche è fortemente concentrata al di fuori dell’Unione, in particolare in Cina, Turchia, Sud Africa e Congo. Con pratiche lavorative spesso e volentieri insostenibili sul fronte umano.

Cosa chiede il Parlamento Europeo?

La plenaria di Strasburgo ha votato la relazione dell’eurodeputata leader Hildegard Bentele (PPE – DE), approvando il testo con 543 voti favorevoli, 52 contrari e 94 astensioni. Il documento chiede essenzialmente di promuovere una fornitura UE autonoma e sostenibile di materi prime critiche puntando su diversificazione, riciclo e approvvigionamento interno.

La creazione di un mercato secondario è il primo passo. I Paesi europei devono poter sfruttare le cosiddette miniere urbane, raccogliendo e riciclando adeguatamente i prodotti tecnologici a fine vita anziché accumularli a livello domestico o conferirli in discarica. Sotto questo profilo i deputati sottolineano anche la necessità di intensificare i controlli alle esportazioni dei rifiuti, soprattutto dei RAEE, instituendo una nuova task force per coordinare le attività nazionali.

Ma il riciclo da solo non basta, per lo meno nel breve e medio termine. Ecco perché i parlamentari europei invitano ad esplorare nuove possibilità di approvvigionamento interno negli Stati membri ricchi di materiali, terre rare e metalli strategici. Ciò richiederà processi di autorizzazione per la prospezione e l’approvvigionamento più efficienti e trasparenti, senza tuttavia abbassare gli standard ambientali e sociali.

I progetti dedicati ai critical raw materials dovrebbero anche ottenere migliori opportunità di finanziamento nell’ambito dei PNRR nazionali e del regolamento sulla tassonomia. Fino a riunire tutti gli sforzi dei Ventisette in un importante progetto di interesse comune (IPCEI) e a prendere in considerazione la possibilità di realizzare uno lo stoccaggio strategico.

“Abbiamo un pacchetto coerente e ambizioso che affronta l’urgenza di catene di approvvigionamento di materie prime critiche stabili e sostenibili, garantendo allo stesso tempo la competitività dell’Europa e l’occupazione”, ha spiegato Bentele. “Dobbiamo costruire un quadro politico che permette un’estrazione sostenibile in Europa e nei paesi non UE”.

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