Nel mare del Nord il primo sito per il sequestro di CO2 su larga scala

Il governo danese annuncia un piano di incentivi da 2,16 mld di euro spalmati su 10 anni per accelerare l’adozione di tecnologia CCS nei settori hard-to-abate. L’anidride carbonica sarà stoccata nei fondali del mare del Nord, dove Copenhagen ha promesso di interrompere l’estrazione di oil&gas

sequestro di co2
Foto di Pexels da Pixabay

L’operazione di sequestro della CO2 inizierà dal 2025

(Rinnovabili.it) – La Danimarca investirà più di 2 miliardi di euro in 10 anni per fare del mare del Nord un bacino di stoccaggio della CO2. Copenhagen ha presentato ieri un piano di incentivi che permetterà di accelerare l’impiego di tecnologia CCS (Carbon capture and storage) e l’iniezione di anidride carbonica nei fondali marini al largo del paese. Il sequestro della CO2 su vasta scala è l’opzione scelta dall’esecutivo danese per centrare gli ambiziosi obiettivi climatici.

Copenhagen si è impegnata a tagliare le emissioni del 70% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. È uno dei target più alti al mondo, oltre ad essere anche legalmente vincolante. Così alto che quando è stato annunciato sono fioccate le critiche.

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Secondo un organo indipendente che monitora la politica climatica nazionale, il Consiglio climatico, le previsioni del governo non sono accompagnate da strumenti adeguati. Il punto debole sarebbe l’affidarsi eccessivamente a tecnologie ancora allo stato embrionale e poco diffuse, come appunto la cattura e il sequestro di CO2.

Per onorare l’impegno, la Danimarca deve cancellare 20 mln di t di CO2 entro fine decennio. Ai ritmi attuali, nota il Consiglio climatico, ne riuscirebbe a cancellare appena 7,2 mln e quindi si fermerebbe solo ad un -54% di emissioni.

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A settembre l’esecutivo aveva confermato i piani, precisando che si aspetta una riduzione ulteriore di 9-16,5 mln di t di CO2 da CCS e idrogeno verde prodotto con energia eolica. L’annuncio sul sequestro di CO2 di ieri è un primo passo ma resta ancora abbastanza lontano dai volumi che sarebbero necessari.

Infatti, il primo impianto CCS nel mare del Nord non entrerà in funzione prima del 2025 e, a un anno dall’avvio, non dovrebbe iniettare nei fondali più di 0,4 mln di t di anidride carbonica. Sarà comunque un tassello importante nella decarbonizzazione dei settori industriali hard-to-abate, quelli dove l’elettrificazione è più complessa o impossibile. Saranno siti come i cementifici o gli inceneritori i primi a beneficiare della tecnologia CCS.  

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