Unione dell’Energia, quali progressi hanno raggiunto i Ventisette?

Crescono i sussidi alla transizione energetica, arranca l’efficienza energetica, mentre si procede verso il superamento dei target 2020 di rinnovabili e taglio della CO2. Questa la radiografia dell’Energy Union europea

Unione dell'Energia
Credits: Xavier Lejeune – European Union, 2020

La Commissione europea pubblica il rapporto sullo stato dell’Unione dell’energia

(Rinnovabili.it) – Molti progressi ma anche problemi e difficoltà. La strada che porta all’Unione dell’energia è piena di sali e scendi. A disegnarne la mappa è la Commissione Europea che ieri, accanto alla Strategia sul metano e quella di riqualificazione edilizia “Renovation Wave“, ha fornito anche il report sullo stato dell’Energy Union.

Era febbraio 2015, quando l’esecutivo UE presentò la prima proposta organica per completare il mercato unico dell’energia e riformare produzione, trasporto e consumo. L’obiettivo? Garantire a tutti i cittadini europei l’accesso a un’energia a prezzi abbordabili, sicura, competitiva e sostenibile. Oggi, a 5 anni di distanza, Bruxelles torna a fare il punto della situazione per capire quali passi avanti sono stati compiuti. “Il settore dell’energia svolge un ruolo cruciale nella riduzione delle emissioni e nella realizzazione del Green Deal europeo”, ha commentato Frans Timmermans, Vicepresidente della Commissione UE. “La relazione odierna sullo stato dell’Unione dell’energia illustra i progressi che stiamo compiendo, nonché i problemi e le opportunità future”.

Complessivamente, la relazione 2020 mostra che l’Unione dell’energia ha retto finora piuttosto bene alle pressioni esercitate dalla pandemia. Ma la strada è ancora lunga. “Il quadro dell’Energy Union si è dimostrato solido di fronte allo stress significativo causato dalla crisi COVID-19, con ampie deviazioni dai normali modelli di consumo che testano la resilienza del nostro sistema energetico. Nel complesso, ciò può sostenere la transizione dell’UE alla neutralità climatica entro il 2050”, scrive l’esecutivo europeo.

“Eppure non c’è spazio per l’autocompiacimento. I mesi successivi saranno cruciali e la Commissione sosterrà pienamente gli Stati membri nello sviluppo di piani nazionali di ripresa […] solidi e a prova di futuro, per promuovere l’Europa in modo sostenibile e socialmente equo”. Il sostegno si baserà sugli orientamenti forniti agli Stati membri come parte della sua valutazione dei singoli Piani energia e clima nazionali e sulle ammiraglie europee identificate dalla strategia annuale per la crescita sostenibile 2021.

Unione dell’Energia: le buone  e le cattive notizie 

L’UE ha già superato il suo obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Le emissioni di CO2 totali dell’UE-27 sono al livello più basso dal 1990, principalmente a causa della diminuzione della quota derivante dalla fornitura di energia. In compenso il dato emissivo dell’aviazione è cresciuto progressivamente.

La quota di energia rinnovabile nel mix energetico comunitario ha raggiunto il 18,9% nel 2018; oggi il Blocco è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi green del 2020. La modellizzazione prevede che l’UE-27 arrivi a una quota di energia rinnovabile compresa tra il 22,8% e il 23,1% entro la fine dell’anno. La stragrande maggioranza degli Stati membri raggiungerà o addirittura supererà i propri obiettivi, anche se tre Paesi (Belgio, Francia e Polonia) corrono il grave rischio di mancare la meta.

Buone notizie anche sul lato incentivi. I dati di Bruxelles indicano che nel 2018 i sussidi all’energia ammontavano a 159 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2015. Più della metà di queste risorse è destinata alla transizione ecologica. In gran parte è dovuto all’aumento delle misure di sostegno alle fonti rinnovabili nel 2015-2018, nonostante il fatto il calo dei costi per alcune tecnologie. L’altro lato della medaglia? I sussidi ai combustibili fossili, che nel 2018 ammontavano a 50 miliardi di euro nell’UE sono relativamente stabili.

L’UE ha anche compiuto buoni progressi nel rafforzamento dei mercati interni dell’elettricità e del gas, sebbene sia necessario lavorare per garantire un’ulteriore integrazione dei mercati.

La spesa energetica delle famiglie europee è, invece, diminuita gradualmente negli ultimi anni. I cittadini pagano ora una quota paragonabile a quella che pagata prima della crisi del 2008. Nonostante ciò, la povertà energetica rimane una sfida per l’Unione. Nel 2018, le famiglie più povere d’Europa hanno speso per l’energia (in media) l’8,3% del loro budget totale; in alcuni Stati membri dell’Europa centrale e orientale la percentuale è salita al 12%.

Leggi qui (testo in inglese) la relazione integrale sullo stato dell’Unione dell’Energia

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