Iniziati i lavori della prima batteria gravitazionale della Scozia

Il sistema di accumulo di Gravitricity funziona sfruttando i surplus delle rinnovabili per sollevare pesi in un pozzo profondo e rilasciandoli quando la rete richiede energia

batteria gravitazionale
Credits: Gravitricity

(Rinnovabili.it) – Sono iniziati i lavori della prima “batteria gravitazionale” firmata Gravitricity. L’azienda sta costruendo un dimostratore su scala reale presso il porto di Edimburgo, con l’obiettivo di iniziarla a testarlo nella primavera del 2021. Di cosa si tratta? Di un impianto che sfrutta la gravità per accumulare i surplus di energia in rete e renderli disponibili al momento del bisogno.

Il principio base non è una novità. Da oltre 100 anni l’idroelettrico a pompaggio fa esattamente questo: utilizza l’energia potenziale dell’acqua ricavata dalla differenza di altitudine tra due bacini per fornire uno stoccaggio elettrico economico e conveniente. Gravitricity ha ripreso il concept trasformandolo in qualcosa di nuovo. Nella batteria gravitazionale, l’acqua è sostituita da pesi e al posto dei dislivelli naturali sfruttati dall’idroelettrico, sono realizzati pozzi dove sollevare e rilasciare queste masse.

Come funzionale l’accumulo a gravità?

Il sistema è composto da pesi che possono raggiungere anche le 5.000 tonnellate, cavi d’acciaio e argani elettrici situati ai lati del pozzo. Durante i periodi di eccesso d’offerta sulla rete, l’impianto utilizza il surplus energetico per alimentare gli argani che sollevano il contrappeso verso la cima della struttura. Quando, invece, la domanda elettrica torna a crescere, i pesi vengono rilasciati facendo girare gli argani e producendo elettricità.

Le batterie gravitazionali, spiega la società, sono state progettate come unità modulari in grado di raggiungere potenze comprese tra 1 e 20 MW e sono capaci di funzionare fino a 50 anni senza perdita di prestazioni.

Ovviamente il prototipo in fase di realizzazione avrà una taglia molto più contenuta. Il nostro dimostratore utilizzerà due pesi da 25 tonnellate, spiega l’ingegnere capo di Gravitricity, Miles Franklin. “Durante i test lasceremo cadere i pesi assieme per generare la massima potenza (250 kW) e verificare la velocità di risposta […] Calcoliamo di poter passare da zero alla potenza massima in meno di un secondo, il che può essere estremamente prezioso nella risposta di frequenza e nei mercati dell’energia di riserva”. Nel complesso il sistema il sistema dovrebbe avere un’efficienza compresa tra l’80 e il 90 per cento ed essere in grado di immagazzinare energia a un costo inferiore rispetto ad altri sistemi di accumulo di energia su scala di rete.

Leggi anche Accumulo gravitazionale: le montagne diventano batterie

“Questo programma di test confermerà la nostra modellazione e ci fornirà dati preziosi per il nostro primo progetto da 4MW che inizierà nel 2021. Il progetto è supportato da una sovvenzione di 640.000 sterline dall’Innovate UK del governo britannico.

5 Commenti

  1. Se con i test non emergeranno problemi questa è un’ottima soluzione dato che puo’ esser collocato nella stessa zona dove si produce energia solare od eolica in modo tale che in rete venga messa solo energia richiesta e quella in piu’ immagazzinata oppure usata a seconda delle richieste di consumo. Questo rilancia i grandissimi campi eolici o fotovoltaici situati in regioni periferiche che, dotati di questa “batteria”, potranno d’ora in poi essere assimilati a un impianto a fonti fossili per cio’ che attiene alla regolarità di produzione di energia senza pero’ l’inquinamento degli impianti a fonti fossili

  2. ottima idea!
    ogni tot campi eolici o fotovoltaici un po’ di buchi di questo tipo e le energie rinnovabili trasmetteranno energia alla rete in modo regolare e non piu’ intermittente

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui