Dal Giappone la batteria polimerica più economica di quelle al litio

La startup APB ha realizzato una nuova cella elettrochimica abbattendo il 90% dei costi di produzione in serie e garantendo altissimi livelli di sicurezze sicurezza

batteria polimerica
Credits: Razor512 (CC BY 2.0)

(Rinnovabili.it) – La tecnologia d’accumulo a ioni di litio ha da oggi un nuovo rivale che promette costi di produzione incredibilmente bassi. Parliamo della batteria polimerica creata da Hideaki Horie, uno dei ricercatori di punta della Nissan Motor. Lo scienziato ha lasciato il gruppo automobilistico per fondare la sua startup, la APB Corp, con cui è pronto a rivoluzionare il mondo dell’energy storage. “Il problema con la produzione di batterie al litio è che è come quella dei semiconduttori”, ha spiegato Horie a Bloomberg“Il nostro obiettivo è renderla più simile alla produzione di acciaio”.

La nuova società giapponese intende rendere il più semplice possibile un processo – quello di realizzazione delle celle – che attualmente richiede una lunga lista di passaggi critici e delicati; passaggi che a loro volta richiedono tecnologie di precisione e di sicurezza. Il tutto si traduce in miliardi di dollari spesi per una singola fabbrica. L’installazione può essere così costosa che solo poche realtà industriali si sono ritagliate un posto nella produzione di celle elettrochimiche.

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Horie offre un nuovo metodo con cui quest’anno intende equipaggiare un impianto di produzione di massa. La sua batteria polimerica o “All-Polymers Battery”, dice addio ad elettrodi metallici ed elettroliti liquidi. Al loro posto, fogli con una struttura al 100% in resina, che possono essere facilmente impilati per aumentarne la capacità. La scelta dei materiali garantisca anche un’altissima sicurezza rispetto alla tradizionale tecnologia a ioni di litio, in quanto la resina non rischia di prendere fuoco.

Questo nuovo approccio semplifica e velocizza significativamente la produzione, rendendolo “facile come imburrare una fetta di pane”. La batteria polimerica avrà un design bipolare, un tipo di architettura che permette di impilare (e collegare) le celle direttamente una sopra l’altra, senza separazione. Il beneficio? La corrente scorre su tutta la superficie della batteria e la resistenza elettrica diminuisce, riducendo costi e aumentando la capacità.

Ma la tecnologia della batteria polimerica non è priva di difetti. I polimeri non sono conduttivi come il metallo e ciò potrebbe avere un effetto importante sulla potenza. Non solo. Il design bipolare rende impossibile monitorare specifiche celle, dal momento che sono strettamente impacchettate.

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Nonostante alcuni aspettino non convincano fino in fondo, la startup ha ricevuto il sostegno di un gruppo di aziende tra cui la Yokogawa Electric e il produttore di fibre di carbonio Teijin. Ovviamente l’obiettivo di APB non sarà quello di competere con i giganti dell’energy storage in campo automobilistico, la cui gara oggi sarebbe persa in partenza. L’obiettivo è piuttosto di realizzare batterie per edifici e centrali elettriche.

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