Il rapporto “Green Transition Scenarios 2025” di Statkraft, il più grande produttore di energia rinnovabile d’Europa, presenta 3 scenari globali di transizione. L'elettrificazione è la chiave, ma le incertezze geopolitiche impongono un'accelerazione per mantenere la leadership climatica europea

Pubblicato il rapporto Green Transition Scenarios 2025
La transizione energetica continua a progredire anche in un momento come quello attuale, caratterizzato da incertezza, cambiamenti geopolitici e impegni climatici disattesi. E lo fa a una velocità praticamente impensabile soli 10 anni fa. Ben inteso: il ritmo è rallentato negli ultimi anni e appare ormai certo che il target climatico più ambizioso dell’Accordo di Parigi sarà superato, ma lo slancio è concreto e inarrestabile nonostante le difficoltà.
Questo, in estrema sintesi, è il quadro che emerge dal Green Transition Scenarios 2025 di Statkraft, azienda norvegese fondata nel 1895 e oggi il più grande produttore di energia rinnovabile d’Europa. Il rapporto fornisce un’analisi dettagliata del futuro energetico globale fino al 2050 analizzando 3 possibili scenari di transizione, con una particolare attenzione sull’Europa.
Con una grande differenza rispetto all’edizione 2024: la nuova realtà di fondo fatta di una crescente polarizzazione politica, controversie commerciali e conflitti armati non sono più inquadrabili solo come shock esterni. Ecco perché il report Green Transition Scenarios 2025 sostituisce lo scenario Clean Tech Rivalry del 2024 con un nuovo scenario – “Unrest” – che è una fotografia delle sfide e dei disordini attuali.
“Questo è il terzo anno in cui i nostri analisti hanno proiettato la transizione energetica non in uno, ma in tre scenari – un riflesso del panorama geopolitico sempre più complesso. Ogni scenario riflette diversi gradi di ambizione, interruzione e cooperazione, fornendo diverse prospettive per il futuro energetico verso il 2050”, spiega Carolina Nizza, Head of Sustainability di Statkraft in Italia. E malgrado le innegabili complessità “questo rapporto afferma una cosa: la transizione energetica continua anche in un mondo più conflittuale. Il mercato ha dato un segnale forte, e l’energia rinnovabile è conveniente in termini di costi e sta riducendo le emissioni su vasta scala. E lo sta facendo a livello globale”.
Quanto è resiliente la transizione energetica?
La transizione energetica europea è a un bivio. È questo il messaggio centrale che emerge dall’ultima edizione. Se da un lato gli investimenti in tecnologie pulite hanno superato di gran lunga quelli nei combustibili fossili (un rapporto di 35 a 1 nel 2024) e l’eolico onshore e il fotovoltaico stanno diventando sempre più competitivi in termini di costi, dall’altro, la strada per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 appare ancora lunga e complessa, stretta tra la sicurezza energetica e la competitività industriale. Appare certo che il gas rimarrà nel mix energetico più a lungo del previsto, e in parte anche perché tecnologie come il CCS (Cattura e Stoccaggio del Carbonio) e l’idrogeno faticano a crescere su scala più del previsto.
Il risultato? L’obiettivo di 1,5 °C dell’accordo sul Clima di Parigi appare fuori portata.
Quattro ragioni di ottimismo
In tutto ciò vale la pena sottolineare alcuni risultati raggiunti in Europa che spingono a ritenere possibile una transizione verde accelerata. In primis la drastica riduzione raggiunta delle emissioni climalteranti. Un meno 37% sui valori del 1990 che dimostra come gli sforzi politici e gli investimenti effettuati finora, in particolare nel settore energetico e nell’industria pesante, abbiano avuto un impatto tangibile, disaccoppiando in modo significativo la crescita economica dalla CO2.
Non solo. L’Europa è oggi all’avanguardia nello spostamento dei capitali dai combustibili fossili alle energie pulite. Nel 2024, per ogni euro investito in gas e petrolio “non mitigati”, il vecchio continente ne ha investiti ben 35 in fonti rinnovabili. Nello stesso anno produttivo, l’Unione europea si è distinta per un traguardo storico: a giugno il fotovoltaico è stato la principale fonte di energia elettrica nel Blocco per la prima volta in assoluto.
Transizione europea, 3 scenari
Come sarà il futuro del settore energetico nei prossimi 25 anni? Per rispondere a questa domanda, Statkraft delinea 3 scenari possibili:
- Il Green Transition, in cui la transizione è guidata dall’innovazione tecnologica e dalle forze di mercato, sostenute da una politica proattiva.
- Il Delayed Transition, in cui la transizione è rallentata da tensioni geopolitiche persistenti, mentre il commercio rimane relativamente stabile grazie a nuove alleanze.
- L’Unrest, in cui la transizione appare in grave ritardo. Lo scenario è caratterizzato da minacce geopolitiche – cyberattacchi, dispute territoriali, interferenze straniere – che dominano l’agenda globale.

Green Transition Scenario
Il Green Transition rappresenta lo scenario “più ottimistico e anche il più plausibile”. In questo caso l’Europa raggiungerebbe le zero emissioni nette di CO2 eq. entro il 2050, grazie alla rapida trasformazione del sistema energetico e alla spinta sull’efficienza energetica. La domanda di elettricità aumenterebbe di circa il 140%, alimentata quasi interamente da eolico e solare, mentre le forniture primarie di carbone, petrolio e gas diminuirebbero drasticamente, rispettivamente del 95%, 94% e 74%.
Lo scenario vede le pompe di calore diventare la fonte di riscaldamento dominante con l’elettricità a copertura del 70% della domanda finale di energia per la metà del secolo.
Il passaggio alle auto elettriche accelererebbe al massimo, con l’inizio delle vendite al 100% di veicoli a emissioni zero già nel 2030, per un’elettrificazione completa entro la metà del secolo. E nonostante la domanda elettrica del segmento sia destinata ad aumentare di 15 volte, quella energetica finale vedrebbe un taglio di ben il 45%. Per i trasporti pesanti, l’idrogeno (compresi i suoi derivati come gli e-fuel e i biocarburanti) fornirebbe il 22% dell’energia finale.
L’industria sarebbe più pulita, elettrificata (consumo elettrico previsto: 1590 TWh/anno), resiliente e di conseguenza più competitiva. Il risultato complessivo? L’Europa rafforzerebbe la sua leadership climatica riducendo drasticamente la sua dipendenza energetica dall’esterno.
Delayed Transition Scenario
Nello scenario Delayed Transition, le ambizioni climatiche rimangono ma tensioni persistenti e costi più alti porterebbero l’Europa a concentrarsi maggiormente sulla propria sicurezza energetica e autonomia piuttosto che su una rapida decarbonizzazione. Rendendo di conseguenza impossibile il raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050. La regione si fermerebbe a una riduzione della CO2 eq. dell’84% rispetto ai valori del 1990. In tale contesto l’uso del vettore elettrico arriverebbe molto vicino al raddoppio ma con una crescita meno rapida che nello scenario “Green”. Carbone e petrolio verrebbero meno nel mix energetico (rispettivamente -95% e -83%), ma il gas scenderebbe solo del 35%.
Una presenza consolidata in questo caso dalle difficoltà di scaling delle tecnologie legate all’idrogeno verde e alla cattura del carbonio. Di conseguenza, anche la transizione settoriale risulterebbe più lenta. L’attenzione si sposterebbe maggiormente sull’indipendenza energetica e sul reshoring di alcune industrie strategiche.
Unrest Scenario
Lo scenario Unrest è sicuramente quello peggiore sotto il profilo climatico e non solo. L’Europa si troverebbe in un panorama dominato da conflitti, mettendo in secondo piano la riduzione delle emissioni climalteranti. Che di conseguenza scenderebbero solo del 60% entro il 2050. Le decisioni a breve termine, focalizzate sulla sicurezza immediata, prevarrebbero sugli investimenti a lungo termine per la decarbonizzazione e i combustibili fossili manterrebbero una quota significativa nel mix energetico per un periodo molto più lungo.
La trasformazione settoriale risulterebbe debole e frammentata. L’industria soffre la pressione dell’isolamento e la transizione negli edifici e nei trasporti è rallentata dai costi e dalla mancanza di coordinamento. La regione apparirebbe “sempre più isolata” in un panorama complessivo dominato da minacce ostili come cyberattacchi, controversie territoriali e interferenze straniere.
| Scenario | Green | Delayed | Unrest |
| Obiettivo | Transizione veloce, coordinata, ambiziosa. | Ambizioni climatiche mantenute ma attuazione più lenta. Urgenza di autosufficienza. | Priorità a breve termine, bassa crescita, debole unità, alti costi tech. |
| Emissioni CO₂ al 2050 (vs. 1990) | Raggiunte le zero emissioni nette | Calo dell’84% | Calo del 60% |
| Consumo elettricità al 2050 (vs. oggi) | In aumento del 140% | In aumento di circa il 100% | In aumento del 50% |
| Consumo carbone al 2050 (vs. oggi) | In calo del 95% | In calo del 95% | In calo del 78% |
| Consumo petrolio al 2050 (vs. oggi) | In calo del 94% | In calo dell’83% | In calo del 64% |
| Consumo gas al 2050 (vs. oggi) | In calo del 74% | In calo del 35% | In calo del 10% |
| Quota elettricità nel mix energetico 2050 | 61% | 45% | 36% |
| Quota H2, bioenergie e teleriscaldamento (al 2050) | 20% | 17% | 11% |
Come mantenere la leadership climatica europea
Gli scenari di ritardo Delayed Transition e Unrest mostrano come l’incapacità di agire rapidamente non solo metterebbe a rischio gli obiettivi climatici europei comportando un aumento della temperatura globale ben al di sopra di 2,0 °C, ma determinerebbe anche conseguenze ambientali ed economiche molto più severe. Come mantenere dunque la leadership climatica dell’UE e allineare l’azione allo Scenario Green Transition? Il rapporto di Statkraft suggerisce una serie di azioni chiave per accelerare e soprattutto coordinare la transizione.
L’accento è posto su azioni politiche e progressi tecnologici più aggressivi rispetto alle attuali. Affiancando i grandi temi della sicurezza energetica e competitività industriale a quello dell’ambizione climatica. Nella pratica tutto ciò si traduce con un’ accelerazione dell’elettrificazione dei consumi, unitamente al miglioramento dell’efficienza energetica e ad un impegno proattivo per garantire la flessibilità del sistema europeo per riuscire ad integrare quote crescenti di fonti rinnovabili non programmabili.
È importante anche sviluppare mercati ancillari, meccanismi di capacità e schemi di approvvigionamento che si allineino meglio alle esigenze dei sistemi ad alta penetrazione di rinnovabili, rimuovendo le barriere, sviluppare nuove soluzioni intelligenti e sviluppando i nuovi settori dell’idrogeno pulito e del CCS.
In collaborazione con Statkraft










