Greenbuilding, quando l’ufficio è toxin-free

    La lista di precauzione redatta dallo studio raccoglie tutti gli elementi chimici dannosi per ambiente e salute umana. Su questa base il loro ufficio è stato costruito al 94% con materiali toxin-free

    Greenbuilding, quando l’ufficio è toxin-free

     

    (Rinnovabili.it) – “Edifici e comunità devono funzionare allo stesso modo degli organismi viventi”. Lo scriveva Peter Busby dello studio di architettura Perkins + Will nel suo libro “I nuovi limiti dell’architettura”. Individuava le caratteristiche necessarie: devono adattarsi, essere resilienti, e poter supportare le generazioni future. E quando è venuta l’ora di rinnovare l’ufficio, la scelta – obbligata – è caduta su una “nuova frontiera” del greenbuilding: scegliere materiali completamente senza tossine.

     

    Greenbuilding, quando l’ufficio è toxin-freeL’idea di base è questa: un organismo vivente tende a evitare ciò che lo può danneggiare o distruggere. Veleni e tossine rientrano nella categoria. Di conseguenza, la bioarchitettura dovrebbe prestare più attenzione agli effetti a lungo termine dei materiali che impiega.

    Un principio di precauzione per il greenbuilding, in fondo. E infatti Perkins + Will si è strettamente attenuto alla sua Precautionary List, redatta anni fa e in aggiornamento, che contiene prodotti che hanno comprovati effetti dannosi sul’ambiente e sulla salute dell’uomo.

    Un esempio: la lista comprende il bisfenolo A, di cui vengono indicati gli effetti (certi e probabili) e le tipologie di prodotti e materiali in cui può essere presente, dagli adesivi alle resine epossidiche. Nessuna marca indicata, spetta eventualmente all’architetto di turno approfondire.

     

    L’ufficio è situato a Seattle e nelle loro intenzioni doveva essere toxin-free al 100%. Ma gli Usa non hanno un’agenzia federale che vigili sulle sostanze chimiche nei prodotti dell’edilizia, come può fare invece la FDA per cibi e farmaci. Quindi sono dovuti partire da zero con la mappatura.

     

    “Abbiamo lavorato a stretto contatto con i produttori – spiegano dallo studio – per elencare gli ingredienti di ogni prodotto selezionato e confrontarli con la lista di precauzione. Ma è stato un processo difficile: alcuni non ci hanno voluto dare le informazioni, altri hanno affermato di non sapere quali componenti chimici si trovano nei loro prodotti”

     

    Risultato? Non hanno centrato l’obiettivo ma ci sono andati molto vicini. Il 94% del materiale impiegato per il loro ufficio è verificato toxin-free.

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