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NextChem, la plastica riciclata gioiello di tecnologia

Presentato l'impianto più avanzato ed efficiente in Europa nel trattamento dei rifiuti plastici: è in grado di produrre oltre 40 mila tonnellate l’anno di polimeri riciclati

plastica riciclata nextchem
Taglio del nastro, da sinistra: l’AD Gruppo Pierroberto Folgiero, il sindaco di Bedizzole, Giovanni Cottini, l’Assessore Ambiente e Clima di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo e il Presidente Fabrizio Di Amato.

 

 

(Rinnovabili.it) – Ribaltare l’approccio della gestione del rifiuto, ovvero del riciclo, partendo dalle esigenze del mercato a valle, per arrivare ad una materia prima – seconda  profilata con caratteristiche chimico-fisiche  e proprietà meccaniche tagliate in modo  sartoriale. Tutto ciò al fine di soddisfare in pieno le esigenze del mercato cosiddetto premium, sia offrendo prodotti  che migliorano le proprietà del materiale plastico in entrata – up cicling -, sia grazie a una tecnologia proprietaria e a un processo industriale pensato con “reverse approach”, dallo sviluppo del prodotto alla gestione del rifiuto. 

E’ il cambio di paradigma che, durante la presentazione del nuovo impianto, a Bedizzole, gestito da My Replast Industries, NEXTCHEM del Gruppo MAIRE TECNIMONT ha illustrato a investitori e produttori,  presentando la sua visione nell’ambito del progetto strategico di Green Acceleration. Un progetto messo a punto “per governare la transizione energetica” in atto. Si tratta dell’impianto più avanzato ed efficiente in Europa, in grado di produrre oltre 40 mila tonnellate l’anno di polimeri riciclati, pari al  consumo di plastica di un milione di persone, praticamente di una  città come Napoli. “La chimica verde – ha detto l’Amministratore Delegato del Gruppo, Pierroberto Folgiero  – non può essere fatta con lo spirito di progetto bandiera per le grandi occasioni, ma deve diventare industria che vive di ricavi e margine. Con il nostro know  how – ha proseguito l’AD– riteniamo di poter essere utili a creare un ecosistema orientando chi ha capitali  verso chi ha le idee”.

 

I polimeri riciclati a Bedizzole provengono da varie tipologie di rifiuto plastico in ingresso, sia dal post-consumo industriale – componenti di autovetture, scarti di produzione di packaging alimentare e industriale – sia dal post-consumo urbano – materiale proveniente dalla selezione della raccolta differenziata.  “Vogliamo essere industriali sostenibili, ma con approccio innovativo –  aveva affermato poco prima il Presidente e Fondatore del Gruppo, Fabrizio Di Amato –  giocando anche un ruolo di acceleratori di start-up.  Sulla Ricerca e Innovazione, stiamo collaborando con atenei come la LUISS di Roma e il Politecnico di Milano. Riteniamo che la transizione energetica e l’economia circolare siano una grande opportunità”.

 

 

“L’impianto – ha ricordato ancora l’AD Folgiero – prevede qualsiasi tipo di plastica, che viene trattata con riciclo meccanico, con un prodotto  finale – il polimero riciclato- di qualità elevatissima, che ne consente l’utilizzo  in manufatti ad alto valore aggiunto  – non solo componentistica, ma anche arredo e elementi di interior design – a fronte di un’efficienza del riciclo del 95%”.

 

Tuttavia, se oggi l’incontro  è  stato focalizzato sulle attività di NextChem  nell’economia circolare,  sono tre le macro aree in cui la stessa amministra un portafoglio di iniziative tecnologiche verso i trend emergenti della transizione energetica:

1)Greening the Brown – Mitigare gli effetti sull’ambiente delle tecnologie utilizzate  per l’industria della trasformazione petrolifera

2) Circular Economy: implementare l’utilizzo di plastica riciclata ed altri materiali da rifiuti;

3)Green-Green:  Individuare additivi o oli sostitutivi per produrre carburanti e plastiche da fonti rinnovabili.

 

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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