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Schneider Electric: digitalizzazione ed elettrificazione, unica certezza per ridurre i costi, abbattere le emissioni ed aumentare il valore dell’edificio

Un sistema di automazione permette di migliorare l'efficienza dell'edificio più del 50%, ma per velocizzare il rinnovamento del settore dobbiamo passare ad un sistema incentivante legato al livello prestazionale e digitale raggiunto

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credits: Schneider Electric

In un futuro net zero gli edifici dovranno essere smart e totalmente elettrici. Ce ne parla Saul Fava, VP Digital Energy di Schneider Electric

(Rinnovabili.it) – Come ben sappiamo gli edifici sono responsabili del 37% delle emissioni di carbonio nel mondo e di quasi il 30% dei consumi energetici. La recente crisi ha ulteriormente accentuato le esigenze di rinnovamento del settore che ha identificato il 2050 quale data ultima per passare ad un parco immobiliare Net Zero. Ma come accelerare questo processo? La soluzione concreta e attuabile sin da ora si chiama Building and Energy Management Systems (BEMS). Da sempre in prima linea nel campo dell’innovazione per gli Smart Building, Schneider Electric si è trovata oggi a veder raddoppiate in meno di un anno le richieste da parte degli utenti a favore di sistemi per l’analisi ed il monitoraggio energetico degli immobili.

Per capire meglio quale ruolo ricopre la digitalizzazione nel mondo del building ed a quali benefici potrebbe condurci in un lasso di tempo incredibilmente breve, ne abbiamo parlato con Saul Fava, Vice Presidente, Digital Energy di Schneider Electric Italia.

Sostenibilità ed efficienza sono i pilastri su cui stiamo cercando di costruire il futuro del settore immobiliare. Che ruolo ha l’automazione in questo contesto di continua evoluzione?

Saul Fava, VP Digital Energy – L’automazione ha un ruolo fondamentale, per integrare sistemi che consentono di consumare l’energia dove serve, quando serve e soprattutto nella giusta quantità, che oggi sono sempre più performanti e potenti grazie alla digitalizzazione. È inoltre uno strumento essenziale per poter realizzare percorsi di sostenibilità, connessi a una elettrificazione progressiva basata su fonti pulite, con cui coprire anche in autoproduzione una quota energetica significativa del proprio fabbisogno.

Come sta reagendo il mercato a questo cambiamento? Avete percepito un cambio di sensibilità da parte degli utenti e dei professionisti del settore verso gli smart building?

S.F. – Decisamente sì. Abbiamo visto un cambio di passo, testimoniato anche da una recente analisi del Politecnico di Milano che ha fotografato le crescite di investimenti su diversi perimetri. Cambiano anche le richieste che ci arrivano dai professionisti di mercato: se fino a pochi anni fa veniva data più importanza alla parte architetturale, relegando la parte tecnologica a un ruolo accessorio, funzionale al comfort, oggi si parla sempre più di aspetti prestazionali degli edifici soprattutto in un’ottica di riduzione dei consumi.

Questa sensibilità aumentata fa sì che ci sia una maggior fame di conoscenza nella filiera, di cui ci siamo occupando attivamente con delle Academy formative sia per i nostri collaboratori interni che per quelli esterni, compresi i rivenditori, che sentono la necessità di approfondire. 

La spinta viene anche dalla normativa. Ad esempio il Dl 199/2021, operativo dallo scorso giugno, prevede che i nuovi edifici o quelli oggetto di ristrutturazioni importanti, siano alimentati in buona parte da fonti energetiche rinnovabili: questo porta a incrementare l’installazione di impianti rinnovabili, ma dove non ci sono superfici sufficienti diventa indispensabile dotarsi di un sistema tecnologico capace di monitorare i consumi e, soprattutto, in grado di ridurli ed ottimizzarli per coprire la maggior parte della richiesta energetica.

Quale ritiene possa essere il contributo delle tecnologie digitali ad un maggiore integrazione delle rinnovabili a livello di edificio? Come possono nella pratica facilitare lo smarcamento dai combustibili fossili?

Il portafoglio di Schneider Electric dedicato agli edifici rientra sotto il nome di EcoStruxure for Building, una sorta di rete neurale che, sia dal punto di vista termico che elettrico, raccoglie informazioni per trasformare gli edifici in sistemi iper-efficienti, resilienti, sostenibili ed incentrati sulle persone.
Questa rete si compone da un lato di sistemi di building automation che hanno l’obiettivo di raccogliere i dati ed attuare logiche di controllo, mentre dall’altro troviamo i sistemi di distribuzione elettrica, quelli idraulici, quelli di regolazione e controllo. Chiude il cerchio il sistema di Energy Management che ci permette di avere una gestione complessiva. Offriamo anche servizi di advisory,  con cui tenere traccia dei risultati raggiunti rispetto al modello iniziale, segnalare scostamenti significativi, proporre soluzioni ottimali di efficientamento o regolazione che possano riallineare il sistema edificio alle condizioni d’uso per cui era stato progettato.

In tutto questo si inseriscono poi la variabile dell’autoproduzione e, sempre più di frequente, i sistemi di ricarica dei veicoli elettrici.

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credits: Schneider Electric

In questo contesto di assoluta innovazione la normativa è d’aiuto o rappresenta un fattore di complessità?

Per rispondere il tema va diviso in due. Dal punto di vista della disciplina tecnica la risposta è positiva, il sistema legislativo è d’aiuto. La norma ISO 52120 ad esempio, ben definisce i benefici che ci si può aspettare implementando i sistemi di automazione, classificandoli in 4 fasce. Per passare da una classe all’altra il normatore ha effettuato dei test campione su ospedali, retail, scuole, uffici arrivando a definire le percentuali di utilizzazione dell’automazione che è ragionevole aspettarsi. Dal punto di vista legislativo la nuova EPBD impone l’obbligo di dotare gli edifici non residenziali di sistemi di automazione intelligente. a partire dal 2024, per potenze utili nominali superiori a 290 kW termici e poi da 2023 per potenze da 70 kW. È un riferimento pragmatico da seguire, ma manca l’aspetto dell’incentivazione.

Oggi il tasso di rinnovo degli edifici è ancora molto basso: il 100% ha fatto salire allo 0,8% annuo dallo 0,2 annuo le riqualificazioni profonde nel residenziale, ma ancora siamo lontano dall’obiettivo; se guardiamo agli edifici non residenziali, la strategia nazionale ipotizza un tasso di rinnovo del 3.4% con un salto di ben 10 punti percentuali per il quale serve una forte accelerazione, che andrebbe supportata da un programma di incentivazione. 

In che modo potrebbe essere migliorato l’apparato normativo a favore del settore terziario?

Come Schneider Electric abbiamo fatto delle proposte che riteniamo utili per il settore, utilizzando per il terziario un meccanismo simile a quello del residenziale, nel quale i fondi siano veicolati legandoli effettivamente al risultato. L’obiettivo è quello di arrivare ad avere una classificazione del livello di intelligenza dell’edificio, e quindi di efficienza, da tenere in conto al momento di ogni transazione immobiliare. A questo punto il livello di incentivazione può essere legato alla classe che si vuole raggiungere. Se ho un edificio in classe D che al momento della transazione si pone come obiettivo la classe A, il livello di incentivazione può essere legato al livello di efficienza e di automazione effettivamente raggiunto.

Il mercato del real estate, ad esempio, sta già andando in parte in questa direzione su base volontaristica. Secondo un’analisi sui rating ESG che abbiamo commissionato alla Bocconi è in corso un’evoluzione da un meccanismo di green premium a un meccanismo di mercato di Brown discount: si passa dalla logica odierna per cui gli edifici green rappresentano una nicchia, alla prospettiva di domani quando le strutture certificate saranno invece la norma. Di conseguenza non si parlerà più di premialità per quegli edifici che hanno un’ottima certificazione, ma piuttosto di un deprezzamento degli edifici che non hanno determinate caratteristiche.

Così come sta avvenendo su base volontaristica ritengo che ci siano tutti gli schemi normativi e regolatori per poterlo fare anche su base obbligatoria.

In che modo l’applicazione delle strategie di automazione smart building e digitalizzazione di gestione dei processi energetici potrebbe aiutare il settore del Retail? Di quanto si potrebbero ridurre i consumi degli edifici del Terziario con le soluzioni Schneider Electric?

Le percentuali di riduzione sono decisamente molto alte. Le rispondo facendo riferimento alla normativa nazionale ISO 52120 sulle prestazioni degli edifici grazie al contributo dell’automazione, del controllo e della gestione tecnica: passando dalla Classe C alla Classe A, nel caso di un edificio del terziario, si parla di benefici intorno al 40% di riduzione dei consumi. Addirittura, passando dalla Classe D alla Classe A come livello di automazione dello smart building, la percentuale sale al 60%.

Sono percentuali decisamente molto importanti che anche a noi sembravano molto alte, ma abbiamo fatto delle verifiche con dei software di simulazione dinamica degli edifici, gli stessi che poi vengono impiegati nella progettazione, e devo ammettere che i risultati ci hanno confermato mediamente quanto prospettato dalla norma. L’intera documentazione può essere scaricata dal nostro sito per avere un’idea ben precisa ed oggettiva dei benefici che è ragionevole attendersi, indipendentemente dal produttore prescelto.

Quali sono i sistemi più richiesti a Schneider Electric ed i più utili per il raggiungimento di tali obiettivi?

Sulle nuove realizzazioni il trend principale è sicuramente legato alle pompe di calore che hanno avuto un balzo in avanti decisamente notevole. Le applicazioni idroniche sono cresciute del 100% nell’ultimo anno, un dato che chiaramente comporta una revisione progettuale della generazione dei vettori termici e di conseguenza anche una revisione dell’unità di gestione del sistema edifico a livello di comfort e prestazioni. All’incremento a favore delle pompe di calore si aggiunge poi una maggiore integrazione tra l’utilizzo degli ambienti e la generazione dei vettori termici per l’energia.

Sono queste le due maggiori richieste che riceviamo.

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Entrando nel mondo del Retail con un focus particolare sul settore alimentare e la gestione del ‘freddo’, l’attenzione si è spostata a favore di tecnologie capaci di gestire in modo integrato i sistemi di alimentazione, i sistemi di controllo luci, i sistemi di gestione della climatizzazione, i sistemi di monitoraggio energetico. L’obiettivo è accentrare la governance di controllo dell’effettivo utilizzo degli impianti e dei consumi in un settore che ha grande complessità gestionale.

E parlando di Real Estate?

Parlando di Real Estate si passa invece a tematiche di tipo ESG volte a favorire il raggiungimento di determinate certificazioni (LEED, BREEAM, WELL, ecc.). In questo caso i più richiesti sono i sistemi che consentono di massimizzare lo score dell’edificio. Grazie ai sistemi di automazione attivati da Schneider Electric, riusciamo a contribuire fino a 46 punti nel sistema LEED. Se pensiamo che un LEED Platinum è definito tale quando ha più di 80 punti, capiamo bene che un sistema di smart building ed automazione, oltre a rispondere a requisiti di Classe A delle ISO52120, abilita anche ad ottenere più del 50% dei punti necessari per raggiungere la massima certificazione di sostenibilità oggi utilizzata nel settore.

La revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, oggi in mano ai legislatori europei, chiede di ridurre i consumi energetici del parco edilizio, privato e pubblico, in uno sforzo che soprattutto per l’Italia alcuni considerano troppo impegnativo. In che modo i progressi nella tecnologia digitale possono aiutarci a centrare il target?

La tecnologia che potrebbe aiutarci esiste e ha tempi di ritorno veloci, applicandola in modo estensivo avremmo ragionevolmente la possibilità di avvicinarci alle traiettorie di consumo previste. Esistono soluzioni uniche, sistemi wireless che permettono di effettuare dei retrofit in modo efficaci anche in edifici storici in cui non si possono effettuare interventi infrastrutturali significativi. Abbiamo vinto da poco un progetto europeo che ci permetterà di accelerare l’implementazione di questi sistemi di automazione in contesti storici senza interventi troppo invasivi. Il quadro normativo è perfettibile, ma inizia ad essere delineato. Per raggiungere gli obiettivi sfidanti che ci propone la Commissione Europea occorre implementare in modo efficace un sistema incentivante che premi le performance, come dicevo prima.

I prossimi obiettivi di Schneider Electric in tema di Smart Building?

L’obiettivo che abbiamo è quello di diffondere le competenze sulle tematiche di gestione e regolazione dell’edificio. Se vogliamo che il mercato cresca velocemente abbiamo bisogno che più attori lungo la filiera affrontino la tematica con una forte consapevolezza. Il nostro obiettivo è aiutarli ad affrontare al meglio le sfide che ci aspettano da qui ai prossimi anni. Noi ci siamo!

In collaborazione con Schneider Electric

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About Author / Alessia Bardi

Si è laureata al Politecnico di Milano inaugurando il primo corso di Architettura Ambientale della Facoltà. L’interesse verso la sostenibilità in tutte le sue forme è poi proseguito portandola per la tesi fino in India, Uganda e Galizia. Parallelamente alla carriera di Architetto ha avuto l’opportunità di collaborare con il quotidiano Rinnovabili.it scrivendo proprio di ciò che più l’appassiona. Una collaborazione che dura tutt’oggi come coordinatrice delle sezioni Greenbuilding e Smart City. Portando avanti la sua passione per l’arte, l’innovazione ed il disegno ha inoltre collaborato con un team creativo realizzando una linea di gioielli stampati in 3D.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

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Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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