Rinnovabili • Reinventing Cities

Reinventing Cities, al via la 4a edizione con Milano, Venezia, Bologna, Palermo e Roma

Sono 15 le città leader globali che candideranno progetti per la rigenerazione urbana di siti inutilizzati per trasformarli in best practice innovative a zero emissioni e resilienti

Reinventing Cities
Foto di Stuart Frisby su Unsplash

Ad oggi, Reinventing Cities ha coinvolto oltre 3.500 aziende in tutto il mondo con 40 progetti in fase di sviluppo a livello globale,

(Rinnovabili.it) – Milano, Venezia, Bologna, Palermo e Roma. Ci saranno anche queste cinque città italiane tra le 15 leader a livello mondiale scelte per partecipare alla quarta edizione di Reinventing Cities, il concorso globale di C40 network di amministrazioni impegnate nella lotta al cambiamento climatico.

Cos’è Reinventing Cities

Nato per accelerare lo sviluppo della rigenerazione urbana, la decarbonizzazione e la resilienza, Reinventing Cities è un concorso globale che invita professionisti creativi architetti, pianificatori, sviluppatori, investitori, ambientalisti, titolari di progetti creativi, start-up, accademici e associazioni di comunità, a progettare e sviluppare soluzioni utili al futuro. L’oggetto degli interventi sono parti di città inutilizzati, pronte per essere liberate e trasformate in progetti innovativi a zero emissioni. 

Quest’anno le 15 città candidate saranno: lmere, Bilbao, Bologna, Bruxelles, Glasgow, Milano, New York, Palermo, Renca, Roma, San Antonio, San Francisco, San Paolo, Seattle e Venezia.

La partecipazione italiana

Nella candidatura italiana trova spazio una novità importante: la partecipazione dell’Agenzia del Demanio. I progetti che verranno presentati a questa 4a edizione di reinventing Cities sono:

  • Milano, l’ex scuola via Zama,
  • Venezia, il Forte Sant’Andrea e il compendio Casa Madonna Nicopeja,
  • Bologna, l’ex Caserma Perotti a Bologna, 
  • Roma, l’ex Casa del Fascio a Roma 
  • Palermo l’ex Chimica Arenella a Palermo.

Il Demanio è il primo ente pubblico, diverso da un comune, a partecipare al concorso di architettura e design urbano. Gli immobili candidati alla riqualificazione sottoutilizzati e per i quali le pubbliche amministrazioni non hanno manifestato interesse per usi istituzionali, ma che si prestano a essere valorizzati attraverso progetti di rigenerazione e trasformazione urbana a zero emissioni, anche in partenariato pubblico-privato.

Cinque eventi di lancio locali

Nei prossimi mesi saranno organizzati cinque eventi locali nel corso dei quali saranno illustrate le specificità dei beni, i requisiti dei bandi e i criteri per la loro riqualificazione a una platea di operatori, investitori, stakeholder, cittadinanza attiva e stampa.

Il primo evento si svolgerà il 27 febbraio a Roma presso il complesso monumentale dell’Acquario Romano. Ad oggi, Reinventing Cities ha coinvolto oltre 3.500 aziende in tutto il mondo con 40 progetti in fase di sviluppo a livello globale, tra i quali anche progetti italiani, dimostrando come la leadership sul clima urbano e la collaborazione con il settore privato possano consentire uno sviluppo a zero emissioni di carbonio per soddisfare le esigenze delle comunità locali. Attraverso questa nuova edizione, Reinventing Cities mira a dare slancio e a coinvolgere ancora più attori nel ripensare le città a livello globale.

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About Author / Alessia Bardi

Si è laureata al Politecnico di Milano inaugurando il primo corso di Architettura Ambientale della Facoltà. L’interesse verso la sostenibilità in tutte le sue forme è poi proseguito portandola per la tesi fino in India, Uganda e Galizia. Parallelamente alla carriera di Architetto ha avuto l’opportunità di collaborare con il quotidiano Rinnovabili.it scrivendo proprio di ciò che più l’appassiona. Una collaborazione che dura tutt’oggi come coordinatrice delle sezioni Greenbuilding e Smart City. Portando avanti la sua passione per l’arte, l’innovazione ed il disegno ha inoltre collaborato con un team creativo realizzando una linea di gioielli stampati in 3D.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.