Climate Adaptation Summit: gli USA di Biden alla prova della finanza climatica

L’inviato di Biden per il clima, John Kerry, ha promesso di aumentare i contributi americani per la finanza climatica e di ripianare gli ammanchi (2 mld di $). Ma è stato avaro di dettagli

Climate Adaptation Summit: gli USA di Biden alla prova della finanza climatica
credits: U.S. Embassy Kyiv Ukraine via Flickr | CC BY-ND 2.0

Si chiude oggi il Climate Adaptation Summit 2021

(Rinnovabili.it) – “We’re proud to be back”, fieri di essere tornati. Così John Kerry ha aperto il suo intervento al Climate Adaptation Summit. L’inviato per il clima dell’amministrazione Biden ha calcato un palcoscenico internazionale per la prima volta dall’inizio del suo mandato. E si è sforzato di far capire a tutti che il vento è cambiato, gli Stati Uniti hanno fretta di chiudere la parentesi trumpiana di disimpegno climatico che non di rado è travalicato in aperto negazionismo.

Kerry ha descritto alla perfezione le sfide che gli Stati Uniti e il mondo hanno davanti a sé a causa del cambiamento climatico. Meno credibili suonano invece le ricette per affrontarle, almeno a giudicare dall’assenza di dettagli concreti nel suo discorso.

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ll diplomatico americano ha riconosciuto che dal rispetto degli obiettivi fissati con l’accordo di Parigi dipende la sopravvivenza delle comunità più vulnerabili. E che fallire nelle misure di contenimento del riscaldamento globale significa andare verso una crescita esponenziale delle diseguaglianze a livello planetario. “Semplicemente, non c’è adattamento a un mondo di 3 o 4°C più caldo, se non per i più ricchi e privilegiati”.

Una messa in prospettiva che allude alla necessità, da parte dei paesi più ricchi, di impegnarsi in modo particolare a favore dei paesi meno sviluppati e con minori risorse a disposizione. E che poggia su un altro caposaldo enunciato da Kerry: “A lungo termine, andare verso le emissioni net-zero entro il 2050 e restare entro un limite di 1,5°C rimangono le migliori politiche climatiche in fatto di resilienza e adattamento”. Anche qui, il numero 1 della diplomazia climatica a stelle e strisce rafforza l’impressione che Biden a breve formalizzerà la promessa fatta in campagna elettorale di impegnarsi per raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo. Potrebbe essere incastonato nel piano d’azione al 2030 – i Contributi nazionali volontari degli USA – che Kerry ha assicurato sarà pronto molto presto.

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Ma nel breve termine? Qui il discorso di Kerry inizia a zoppicare. Mette sul piatto una promessa senza alcun dettaglio quantificabile: gli Stati Uniti, dice, si impegnano a “aumentare in modo significativo” i finanziamenti per le misure di adattamento e di resilienza, incluso il capitolo dei finanziamenti a tasso agevolato. Aumentare di quanto? E rispetto a quale livello?

Domanda lecita, visto che finora gli Stati Uniti non hanno mantenuto le loro promesse sulla finanza climatica. Obama aveva assicurato che Washington avrebbe finanziato copiosamente il Green Climate Fund. Ma Trump ha chiuso il portafogli. E mancano all’appello la bellezza di 2 miliardi di dollari. Una montagna di denaro che Kerry ha assicurato verrà sborsata. Con che tempi, e se in aggiunta alle risorse addizionali cui ha accennato nello stesso discorso, al momento non è dato sapere.

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