Scorie e principio di precauzione, i nodi del nucleare nella tassonomia verde UE

La produzione e la gestione di scorie nucleari è compatibile con il principio di precauzione? Il nucleare può essere considerato energia di transizione e ricevere sovvenzioni?

Tassonomia verde UE: il destino del nucleare lo deciderà il Jrc
Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

Bruxelles attende uno studio del Jrc per decidere se inserire l’atomo nella tassonomia verde UE

(Rinnovabili.it) – Il destino del nucleare in Europa è appeso a uno studio del Jrc, il Joint research center dell’Unione europea. Sarà questo documento – quasi ultimato, la pubblicazione è attesa nelle prossime settimane – a dare le indicazioni decisive per inserire o meno l’energia dall’atomo nella tassonomia verde UE, cioè le regole con cui Bruxelles decide cosa è un investimento sostenibile e cosa no.

Il Jrc si occupa in realtà solo di un aspetto della questione. Ma cruciale. L’istituto di ricerca interno all’UE deve mettere la parola fine sull’impatto della gestione delle scorie nucleari. Compito che gli è stato affidato, riporta Euractiv, dopo lo stallo europeo seguito alla pubblicazione della prima bozza della tassonomia verde UE.

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La Commissione ha incaricato il Jrc di esplorare la compatibilità del nucleare con il principio del ‘do not harm’, ovvero il principio di precauzione che innerva i trattati europei e che è uno dei pilastri del Green Deal. Se non si può che essere d’accordo sul fatto che l’energia dall’atomo produca bassi volumi di emissioni, i Ventisette non sono tutti d’accordo sulla valutazione dell’impatto ambientale delle scorie nucleari.

Secondo i paletti fissati da Bruxelles, una tecnologia per guadagnarsi di diritto un posto nella tassonomia verde UE deve “sia dare un contributo sostanziale a uno o più obiettivi ambientali, sia non causare danni significativi agli altri obiettivi”. Se il Jrc sosterrà che la gestione delle scorie nucleari, benché impegnativa perché protratta nel tempo, non presenta criticità rilevanti dal punto di vista ambientale, allora il nucleare riceverà la patente di energia di transizione. E potrà ricevere finanziamenti pubblici.

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Questo è l’esito che si attende l’est Europa. I paesi un tempo oltre cortina sono ancora molto dipendenti dalle fossili (soprattutto il carbone) e puntano apertamente sul nucleare per riuscire a incamminarsi nella transizione energetica richiesta da Bruxelles senza subire scossoni troppo violenti alle loro economie.

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