La tassonomia verde UE “discrimina il nucleare”

In una lettera alla Commissione, Francia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia chiedono che sugli investimenti sostenibili si applichi il principio della neutralità tecnologica

Tassonomia verde UE: Francia e Est Europa chiedono più nucleare
Foto di mhollaen da Pixabay

Sette paesi UE vogliono che l’atomo sia inserito nella tassonomia verde UE

(Rinnovabili.it) – Nella tassonomia verde UE non c’è abbastanza spazio per il nucleare. Ma l’energia dall’atomo dovrebbe restare uno dei capisaldi della politica climatica di Bruxelles perché può dare un contributo importante nell’abbattere le emissioni di CO2. Lo scrivono in una lettera indirizzata alla Commissione 7 paesi membri.

“Siamo molto preoccupati che il diritto dello Stato membro di scegliere tra diverse fonti energetiche e il diritto di determinare la struttura generale dell’approvvigionamento energetico sia attualmente fortemente limitato dal processo decisionale dell’UE, che esclude l’energia nucleare da sempre più politiche”, si legge nella lettera datata 19 marzo e vista in esclusiva dall’agenzia Reuters. La tassonomia verde UE è il documento che regola quali investimenti nel settore energetico sono considerati sostenibili e quali no. Attualmente è in fase di revisione. Uno dei nodi è proprio il nucleare: Bruxelles ha dato il compito di deciderne la sorte al Joint Research Center, l’organo dell’esecutivo UE per la ricerca, in particolare per stabilire se l’atomo è compatibile col principio del ‘do not harm’ su cui si basa il Green Deal, cioè il principio di precauzione.

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Chi c’è dietro questa fronda? Le firme in calce alla lettera sono quella del presidente francese Macron e di 6 primi ministri di paesi dell’Europa orientale: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia. Per la Francia si tratta di una questione urgentissima, visto che il 70% del suo mix elettrico è composto proprio dal nucleare e una buona fetta dei suoi impianti sono ormai prossimi alla data di decommissioning. Negli ultimi mesi Parigi ha cercato di accelerare sul prolungamento della durata d’esercizio di alcune centrali. Nel 2018 Macron aveva promesso di ridurre del 50% la dipendenza francese dall’atomo, pur senza rinunciarvi del tutto.

Per l’Est Europa si tratta, invece, di un primo tassello per far partire la transizione energetica abbandonando il carbone e altre fonti fossili. Il blocco orientale ha accettato a malincuore gli obiettivi UE di riduzione delle emissioni (-55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, dato che resta ancora da approvare in via definitiva) e sostiene che senza il gas  e il nucleare il salto per questi paesi avrebbe ricadute pesanti sull’economia. Polonia e Repubblica Ceca hanno già annunciato l’intenzione di costruire degli impianti nucleari.

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“Chiediamo alla Commissione europea di garantire che la politica energetica e climatica dell’UE si adatti a tutti i percorsi verso la neutralità climatica secondo il principio della neutralità tecnologica, si legge ancora nella lettera. “Tutte le tecnologie disponibili e future a zero e basse emissioni devono essere trattate allo stesso modo all’interno di tutte le politiche, inclusa la tassonomia degli investimenti sostenibili”.

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