La Gran Bretagna va da sola anche sull’ETS UK

Londra ha deciso di non collegare il suo mercato del carbonio con quello europeo, anche se ne è praticamente il gemello. Le fluttuazioni dei prezzi preoccupano gli osservatori

ETS UK al via, ma senza collegamento con quello europeo
Foto di Free-Photos da Pixabay

Il 10 maggio prima asta dell’ETS UK

(Rinnovabili.it) – Questa settimana Londra lancerà il suo nuovo mercato dei crediti di carbonio. Ma non avrà alcun legame con quello europeo. L’ETS UK è disegnato come uno strumento stand-alone, nonostante nell’accordo sulla Brexit Gran Bretagna e Unione Europea avessero messo nero su bianco che si sarebbero sforzate per collegare i due Emission Trading Scheme.

L’addio a Bruxelles ha costretto Londra a dire addio al mercato unico europeo e anche al sistema di scambio delle quote di carbonio. Perciò il governo Johnson ha passato diversi mesi a modellare il nuovo ETS UK. E dopo aver considerato molte alternative ha optato per creare una sorta di gemello di quello europeo. Anche l’ETS UK infatti si basa sul principio del cap-and-trade, con un tetto massimo alle quote per ridurre gradualmente le emissioni e stimolare gli investimenti nell’innovazione. Le quote possono essere scambiate liberamente e sono previste assegnazioni di quote gratuite, motivate con la necessità di prevenire il carbon leakage. Fatto più importante, i due mercati del carbonio coprono (per ora) le stesse tipologie di industrie: il settore energetico, l’industria pesante ad alta intensità di carbonio e l’aviazione.

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Senza collegamenti con l’ETS europeo, però, secondo molti osservatori quello inglese crea delle potenziali distorsioni. I prezzi delle quote non saranno allineati e, anzi, potrebbero anche differire di molto. Un problema per le aziende che operano sotto entrambi gli ETS, che si troveranno a essere più competitive in uno dei due. Inoltre, gli analisti sottolineano la possibilità che sena armonizzazione dei prezzi dei permessi il carbon leakage possa riguardare anche il canale della Manica, in un senso o nell’altro.

Londra ha fissato il prezzo base per le quote a 44,74 sterline per tonnellata di CO2, pari a circa 52 euro a tonnellata. Valori decisi sulla base dei prezzi dell’ETS UE tra maggio 2019 e dicembre 2020, ma ormai più bassi di quelli correnti che battono intorno a quota 55 euro. Secondo gli osservatori questi prezzi dovrebbero impennarsi subito: sia perché gli UK hanno target climatici più alti di quelli dei Ventisette, sia perché inizialmente è messo all’asta un volume limitato di quote. Questo potrebbe portare il governo a dover intervenire.

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“Qualsiasi intervento spiega il Financial Times –  verrebbe attivato se il prezzo medio rimane superiore a £ 44,74 la tonnellata per tre mesi consecutivi. Sarebbe imbarazzante per il governo britannico, che si è posizionato come leader globale sulle questioni verdi e ospiterà la conferenza sul clima COP 26 delle Nazioni Unite a novembre”.

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