Decreto Superbonus, a rischio 40.000 cantieri: mini proroga o “sal extra” le soluzioni

Da ANCE arrivano du possibili ipotesi per correggere il Decreto Superbonus ed evitare così contenzioni e l’abbandono dei cantieri del valore di oltre 28 mld di euro

Decreto Superbonus
Foto di Nolan Issac su Unsplash

Il Decreto Superbonus dovrebbe essere convertito in legge entro il 27 febbraio 2024

(Rinnovabili.it) – La conversione in legge del Decreto Superbonus n.212/2023 si avvicina alla sua scadenza prevista per il 27 febbraio 2024. Lo scontento generalizzato per un decreto che avrebbe dovuto porre rimedio ai trenta precedenti aggiustamenti normativi legati al Superbonus ed alla difficoltà di ultimare i lavori, è confermato dalle recenti audizioni condotte dalla Commissione Finanze alla Camere e dalle centinaia di emendamenti presentati al Decreto Legge stesso.

Ance, Cresme, Oice si allineano su un unico fronte chiedendo una proroga, se pur minima e ben limitata agli interventi nei condomini già a buon punto, utile ad impedire uno stallo che potrebbe portare ad oltre 40.000 caniteri incompiuti diffusi lungo tutta la penisola.

Ma le proposte di correzione non mancano, prima fra tutte l’Associazione Nazionale dei Costruttori che mette nero su bianco due punti chiave che potrebbero sciogliere il nodo.

Con il Decreto Superbonus frodi più facili

Intervenuta in Audizione alla Camera, la Presidente Brancaccio non ha nascosto lo scontento nei confronti di una misura che “avrebbe dovuto permettere, a chi avesse in corso un intervento in avanzato stato di realizzazione, di poterlo ultimare entro 2/3 mesi, usufruendo dell’aliquota del 110%”. La soluzione individuata dal Governo contiene invece “solo una sanatoria che permette ai contribuenti di mantenere gli incentivi fruiti sino al 31 dicembre 2023 anche in caso di mancata conclusione dei lavori”.

A preoccupare maggiormente l’Ance è poi la possibilità di preservare l’agevolazione anche nel caso in cui i lavori di riqualificazione non vengano ultimati. Il rischio è l’abbandono dei cantieri, con ricadute su quelle 350.000 famiglie coinvolte per un valore dei contratti pari a 28 miliardi di euro. “Senza contare che le misure adottate favoriscono comportamenti scorretti diretti ad acquisire incentivi fiscali consistenti, senza garantire l’effettivo raggiungimento dell’obiettivo sotteso al riconoscimento del Superbonus”.

La soluzione individuata da Ance

Nel corso della sua Audizione Ance ha proposto due ipotesi di integrazione al Decreto Superbonus, che permetterebbero di ottenere:

  • una proroga del Superbonus per le spese sostenute sino al 29 febbraio 2024, riconoscendo la stessa percentuale di detrazione riconosciuta al 31 dicembre 2023 (110% o 90%, a seconda della data della delibera assembleare e della presentazione della CILAS) per interventi, sia “trainanti” che “trainati”:
  • effettuati su condomini, o su edifici composti da massimo 4 unità e interamente posseduti da una persona fisica,
  • per i quali è stata esercitata l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura,
  • realizzati, al 31 dicembre 2023, per almeno il 60% dell’intervento complessivo.

oppure

  • la possibilità di emissione di un SAL straordinario al 29 febbraio 2024, così da far rientrare nel Superbonus al 110% (o al 90%) tutti i lavori realizzati entro tale data e con possibilità di optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, anche se il SAL non raggiunge le percentuali minime previste dalla norma (30%, 30% e 40%).

Dello stesso parere di ANCE è anche OICE anch’esso ascoltato in Commissione Finanze . “Se veramente Governo e Parlamento intendono almeno risolvere qualcuna delle più gravi problematiche che forzatamente sono state imposte all’intero settore delle costruzioni, occorrerebbe quantomeno che urgentemente sia reso possibile il SAL Straordinario per consentire l’ammissibilità dei lavori al 110% a tutto il 31/12/2023 e quindi la gestione al 70% dei lavori rimanenti (evitando ulteriori enormi danni), nonché garantire la riapertura all’acquisto dei crediti d’imposta accumulatisi nei cassetti fiscali di proprietari, professionisti e imprese (è bene ricordare che il settore professionale è stato completamente ignorato dal mondo bancario), per evitare l’ingigantirsi di un mercato, per usare un eufemismo, eticamente raccapricciante dei crediti fiscali che prende al collo un numero sempre più consistente di soggetti, nell’indifferenza di chi dovrebbe occuparsene”, conclude Fabio Tonelli Coordinatore Oice Abruzzo.

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