Nel 2023 la spesa del Superbonus è arrivata a 40mld: ora serve una exit strategy

Secondo il Centro Studi CNI, se l’Esecutivo considera il Superbonus inefficacie, dovrebbe prevedere un piano alternativo credibile di 15 -20 anni

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La spesa per il Superbonus ha attivato una produzione complessiva di €84 mld

(Rinnovabili.it) – Da gennaio a novembre 2023 la spesa per il Superbonus ha raggiunto i 35,7 mld di euro e considerando anche il mese corrente, è probabile che si arrivi a superare i 40 mld. Valori molto elevati, ma comunque inferiori ai 46 miliardi di euro registrati a fine 2022. Al pari degli investimenti tuttavia, cresce anche la paura del Governo che considera il sistema di incentivazione previsto per il Superbonus, inefficiente e con un input estremamente negativo in termini di disavanzo pubblico. Nel corso della sua se pur breve vita infatti, il Superbonus ha generato una spesa di 98,1 miliardi di euro a carico dello Stato.

Ecco perchè l’unica soluzione possibile, secondo il Centro Studi CNI, è un cambio totale di rotta, una exit strategy che elimini l’appellativo “emergenziale” dai bonus a favore di una maggiore strutturalità nel tempo.

Dalla spesa del Superbonus attivati altri 84 mld di euro di produzione complessiva

Il Centro Studi del CNI stima che nel 2023 la spesa per Superbonus ha attivato una produzione complessiva (diretta nel comparto dell’edilizia e indiretta, cioè in altri settori produttivi) di 84 miliardi di euro, coinvolgendo oltre 600 mila unità di lavoro di cui 400 mila direttamente coinvolte nel comparto delle costruzioni e dei servizi ingegneria e architettura (attività di progettazione, direzione lavori, asseverazione). Il contributo alla formazione del Pil, in termini di valore aggiunto, è stimato di poco superiore al 1%.

Nelle valutazioni complessive del Governo non si fa mai alcun cenno al fatto che parte della spesa sostenuta dallo Stato è già stata recuperata sotto forma di gettito fiscale”. Sottolinea il Centro Studi CNI ricordando quei 36 miliardi di euro di gettito fiscale, attivati dai 91 miliardi di spesa per il superbonus tra il 2020 e il 2023.

Risparmio energetico ed economico

Secondo il Centro Studi CNI, il risparmio energetico realizzato fino ad oggi dal 2020 attraverso la spesa del Superbonus è pari a 1,3 miliardi metri cubi di gas all’anno. Si tratta di una riduzione del 50% nei consumi di gas che il Governo aveva previsto di realizzare nella precedente stagione invernale 2022-2023 per fare fronte alla crisi energetica che si era profilata lo scorso anno.

La superficie coibentata negli edifici residenziali è pari al 4,5% del totale di mq dell’intero patrimonio italiano. L’altro lato della medaglia è rappresentato dall’ammontare della detrazione, il 110% ed il 90% hanno rappresentato per lo Stato un problema di indebitamento, aggravato dal problema della cessione del credito.

Serve una exit strategy

Secondo il CNI è giunto il momento si superare la connotazione emergenziale, con la quale sono stati creati i bonus negli ultimi anni, a favore di una maggiore strutturalità nel tempo.

Se il Governo continua a considerare tali strumenti come misure inique ed inefficaci sarà impossibile affrontare con serietà e serenità una sfida ancora più grande che riguarderà il sistematico risanamento energetico di gran parte del patrimonio residenziale così come si profila ormai nella direttiva europea EPBD sui così detti green building”. Affrontare il tema delle ristrutturazioni profonde degli edifici è però indispensabile in un’ottica di decarbonizzazione e per affrontare la crisi climatica in atto.

Occorre una visione nuova che il Governo non sembra voler approntare a causa di un debito da oltre 100 miliardi che, secondo recenti dichiarazioni, avrebbe condizionato l’attuazione di interventi socialmente più utili che il Governo avrebbe voluto mettere in atto a fine 2023”.

La nuova versione della Direttiva Case Green lascia maggior spazio di manovra agli Stati Membri, tuttavia il tempo sta scadendo, soprattutto per il nostro Paese dove, circa 13 milioni di unità si trovano nelle tre classi più energivore. “Si tratta di numeri esorbitanti che richiederebbero tempi di intervento e cantierizzazione incredibilmente lunghi, oltre ad investimenti molto consistenti inaffrontabili solo dallo Stato e ancor meno dai soli proprietari di immobili”.

Il primo passo da compiere, secondo il CNI, sarebbe quello di definire il perimetro di intervento e identificare cosa il Paese sarebbe in grado di realizzare in termini di ristrutturazione profonda, nei prossimi 15/20 anni. Inoltre sarebbe indispensabile capire se sia possibile attivare uno strumento finanziario o un incentivo che allevi i costi che i singoli proprietari di immobili dovranno sostenere.

E’ arrivato il momento di mettere un punto all’esperienza dei Superbonus – afferma Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI – e di passare ad un piano per il risanamento del patrimonio edilizio su basi totalmente nuove. Nel 2024 i Superbonus funzioneranno con una detrazione al 70%; se però anche questa operazione deve sottostare alle critiche continue dell’Esecutivo, meglio sarebbe pensare sin da ora ad un piano alternativo, ad una moratoria dell’intervento per chiarire realisticamente cosa fare. Attendiamo un segnale in tal senso”, conclude Perrini aprendo alla disponibilità degli attori della filiera per l’avvio di un tavolo tecnico in materia.

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