Batterie al grafene: in Corea il carbonio viene “fritto”

Nano palline di grafene “fritto”: questa la ricetta di un team di scienziati della Yonsei University per migliorare la densità energetica di batterie e supercondensatori

Batterie al grafene: in Corea il carbonio viene “fritto”

 

(Rinnovabili.it) – Un’unica ricetta per una batteria ad alta efficienza ancora non esiste, ma uno degli ingredienti immancabili per il futuro dell’accumulo energetico è sicuramente il grafene. Magari “fritto”, come quello realizzato nei laboratori della Yonsei University. Il team di chimici coreani ha sviluppato un nuovo processo di auto-assemblaggio per creare una microstruttura sferica in grafene. Il metodo impiega uno spray di nano-lamine di grafene bidimensionale direttamente spruzzate in un solvente organico a un’alta temperatura, una modalità che, spiegano che ricorda la frittura degli alimenti. Il risultato è una sorta di palline 3d che ricordano visivamente dei pon-pon. In realtà non è la prima volta che si tenta di ottenere solidi tridimensionale da questo materiale a due dimensioni (basti pensare alle schiume o l’aerogel di grafene) tuttavia i risultati raggiunti finora si sono dimostrati poco adatti per realizzare gli elettrodi di una batteria. Il motivo? L’ingombro e l’irregolarità strutturale unitamente alla bassa densità del carbonio (l’elemento chimico che costituisce il grafene).

 

La tecnica potrebbe fornire “un semplice e versatile strumento per realizzare materiali per elettrodi da destinare a batterie e supercondensatori, ottenendo così dispositivi con migliori densità di energia e di potenza“, aggiunge Sang-Hoon Park, uno degli otto autori della ricerca. Rispetto ad altri metodi per ottenere questo materiale in una struttura 3D, il processo dei chimici coreani è “diretto, semplice, e molto più facile da scalare per applicazioni industriali”. In altre parole la tecnica di frittura a potrebbe costituire la chiave per produrre dispositivi di accumulo energetico migliori. E che le batterie al grafene siano ormai salde nelle mire dell’energy storage l’ha dimostrato quest’estate anche il lavoro di un team tutto italiano: Vittorio Pellegrini e Bruno Scrosati dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova hanno realizzato un prototipo di batteria che grazie ad un anodo trattato con il grafene garantisce un’efficienza superiore del 25% rispetto a una tradizionale batteria al litio.

 

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