La prima Strategia di adattamento climatico di Roma Capitale

Il piano comprende misure di adattamento climatico per rafforzare la resilienza degli spazi urbani, degli ecosistemi e del tessuto sociale e economico

Strategia di adattamento climatico di Roma Capitale
Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale

Mitigare gli impatti derivanti da eventi climatici estremi, promuovendo pratiche sostenibili, la gestione efficiente delle risorse idriche e la tutela degli ecosistemi locali. Questi i temi al centro della prima strategia di adattamento climatico di Roma Capitale, presentata oggi in Campidoglio alla presenza, tra gli altri, di Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma, Sabrina Alfonsi, Assessore all’Ambiente Roma Capitale, Ornella Segnalini, Assessore ai Lavori Pubblici Roma Capitale, Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica Roma Capitale e Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale.

Il piano, redatto da Roma Capitale e dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, riporta lo stato climatico attuale e le misure previste per affrontare gli impatti che il cambiamento climatico sta già avendo sulla città, delineando al contempo le strategie necessarie per mitigare gli impatti di tali effetti. Dal sistema idrico al rischio idrogeologico, il piano si presenta come un importante strumento di monitoraggio, pianificazione e programmazione degli interventi, in grado di analizzare dettagliatamente le dinamiche ambientali in atto nella Capitale.

“Accogliamo con favore la Strategia di Adattamento Climatico di Roma Capitale come un importante passo avanti nella tutela del nostro ambiente e nella promozione di uno sviluppo sostenibile” commenta Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. “Roma registra un continuo incremento di temperature medie, con un alternarsi di periodi di siccità a fenomeni di pioggia intensa, e una crescente incidenza di eventi climatici estremi. Questa complessa interazione di fattori climatici e ambientali rappresenta una sfida significativa per la gestione del territorio e la salvaguardia della popolazione. Per proteggersi dagli effetti negativi di queste mutazioni climatiche il piano prevede investimenti per una serie di interventi da attuarsi con diversa priorità, quali ad esempio argini, dighe, casse di espansione, sistema di aspirazione delle acque e altri sistemi di protezione da esondazioni e allagamenti. La cooperazione interistituzionale è essenziale per affrontare con successo le sfide ambientali e costruire comunità resilienti, e oggi siamo qui per dimostrare un impegno comune e concreto verso un bene di interesse pubblico, la gestione del nostro ecosistema”.

Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale

L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale è l’ente pubblico non economico volto ad assicurare la difesa del suolo, il risanamento idrogeologico, la tutela quantitativa e qualitativa della risorsa idrica della zona dell’Appennino Centrale. L’Ente provvede, in particolare, a elaborare il Piano di bacino distrettuale ed i programmi di intervento e a esprimere pareri sulla coerenza con gli obiettivi del Piano di bacino dei piani e programmi dell’Unione europea, nazionali, regionali e locali relativi alla difesa del suolo, alla lotta alla desertificazione, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche. Nello specifico, il Distretto idrografico di competenza dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale  è costituito dai seguenti bacini idrografici: Tevere, Tronto, Sangro, bacini dell’Abruzzo, bacini del Lazio, Potenza, Chienti, Tenna, Ete, Aso, Menocchia, Tesino e bacini minori delle Marche, Fiora, Foglia, Arzilla, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone e altri bacini minori.

Strategia di adattamento climatico di Roma Capitale

La Strategia individua le priorità di intervento per adattare la città al nuovo scenario, gli obiettivi e le misure per ridurre le vulnerabilità e i rischi. Il documento individua il quadro delle misure di adattamento che Roma deve mettere in campo entro il 2030 per adattare il territorio di Roma agli impatti in corso e a quelli prevedibili come conseguenza degli scenari climatici e degli impatti che potranno avvenire al 2050. Il documento è diviso in tre parti. Una prima parte in cui si presenta una analisi dei dati meteoclimatici, degli impatti in corso e dei rischi, degli scenari futuri di cambiamento climatico. Nella seconda parte si ricostruisce il quadro dei progetti in corso che vanno nella direzione di rendere la città più resiliente agli impatti. Un esempio sono gli interventi sulla rete idrica che hanno consentito in questi anni di ridurre le perdite della rete idrica al 27,8%, contro una media nazionale del 42%. Nella terza parte si individuano gli obiettivi e le misure di adattamento per preparare il territorio di Roma agli impatti in corso e a quelli prevedibili come conseguenza degli scenari climatici e degli impatti che potranno avvenire al 2050.

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