Rinnovabili • Finanza climatica: l’UE preferisce i prestiti e fa crescere il debito

Finanza climatica, cosa può fare l’UE alla Cop29 di Baku?

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Un rapporto di Climate Action Network (CAN) analizza nel dettaglio i flussi di risorse mobilitate in finanza climatica dall’Europa negli ultimi anni, e dà indicazioni su come rimediare a storture e punti deboli per rendere il prossimo obiettivo globale post-2025, in discussione ai negoziati sul clima quest’anno, davvero raggiungibile

via depositphotos.com L’Italia eroga 7 volte meno finanza climatica della Germania a parità di reddito nazionale lordo L’Europa continua a distribuire le risorse per la finanza climatica soprattutto sotto forma di prestiti invece di sovvenzioni a fondo perduto. Anche se il volume totale di denaro mobilitato è in forte crescita e fa dell’UE il primo donatore mondiale, queste modalità di erogazione accumulano debito sulle casse dei paesi più vulnerabili alla crisi climatica. Lo sottolinea un rapporto di Climate Action Network, che ricostruisce i flussi di risorse – operazione complessa perché manca una definizione condivisa a livello internazionale di cosa conta come finanza climatica –, analizza i punti deboli del climate financing emersi negli ultimi 15 anni, e suggerisce come costruire il nuovo quadro per la finanza climatica post 2025 che è al centro dei negoziati della Cop29 di quest’anno. Troppi prestiti e poche sovvenzioni Nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili dati consolidati, l’ammontare complessivo della finanza climatica europea è arrivato a 28,9 miliardi di euro, circa 1/3 del totale mobilitato a livello mondiale. Di questa cifra, 21,9 mld provengono direttamente dagli stati membri, 4 mld dal budget comune dell’UE, e 2,9 mld dalla Banca europea degli investimenti (Bei).…
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