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Giornata internazionale delle foreste, la buona gestione ha bisogno dell’innovazione

La Giornata internazionale delle foreste ci ricorda che il verde è vitale per la vita dell’uomo e del Pianeta. Tuttavia, ogni anno vengono distrutti 12 milioni di ettari di foreste. L’innovazione è una preziosa alleata per la loro gestione e conservazione

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Immagine di wirestock su Freepik

Il polmone verde è in affanno

La Giornata internazionale delle foreste richiama il nostro interesse alla celebrazione di qualcosa di cui troppo spesso dimentichiamo l’importanza.

La presenza delle foreste è fondamentale per la salute dell’uomo e del Pianeta: coprono circa un terzo della superficie terrestre, sono vitali per la regolazione del clima, dell’acqua, dell’aria. Sono alleate preziose nella lotta al cambiamento climatico per la loro capacità di stoccaggio del carbonio, per l’effetto di raffreddamento. Inoltre dalle foreste nascono occasioni di lavoro e di sviluppo delle aree rurali e sono indispensabili per la transizione verso una bioeconomia circolare.

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Ogni anno vengono distrutti 12 milioni di ettari di foreste

Eppure, nonostante gli innegabili benefici che apportano le foreste, ogni anno vengono distrutti 12 milioni di ettari di foreste, con conseguenti emissioni di anidride carbonica. Il concetto di gestione forestale è molto cambiato nel corso degli anni, gli aspetti sociali e ambientali hanno acquisito un ruolo sempre più rilevante.

La semplificazione e l’omogeneizzazione delle foreste europee, oltre all’accorciamento dei cicli selvicolturali, hanno causato un declino generalizzato della biodiversità. Inoltre, la sostituzione delle foreste naturali e la piantumazione di monocolture effettuate negli ultimi anni avranno un impatto negativo sulla biodiversità, e questo le renderà più vulnerabili.

A livello globale, l’attuale contesto di crisi climatica non gioca certamente a favore al mantenimento di foreste sane. L’approvazione della Strategia Forestale Nazionale e della Strategia Forestale Europea, come pure le linee guida europee Closer to Nature devono fungere da stimolo alla gestione e alla conservazione dell’ambiente forestale.

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Giornata internazionale delle foreste all’insegna dell’innovazione

Il tema di quest’anno per la Giornata internazionale delle foreste, indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è “Foreste e innovazione: nuove soluzioni per un mondo migliore”. Il video del 2024 è particolarmente centrato sull’innovazione tecnologica e sui tanti impieghi possibili dei derivati dal legno: sostituti sostenibili della plastica, materiali per l’edilizia, tessuti, medicinali, oggetti di uso quotidiano.

Le Nazioni Unite evidenziano i punti critici della gestione forestale: «La battaglia contro la deforestazione e il degrado forestale richiede nuovi progressi tecnologici. Con 10 milioni di ettari persi ogni anno a causa della deforestazione e circa 70 milioni di ettari colpiti da incendi, le innovazioni sono essenziali per creare sistemi di allarme, per produrre in modo sostenibile le materie prime, ma anche per favorire l’empowerment delle popolazioni indigene e per studiare più approfonditamente questi ecosistemi nel contesto della crisi climatica e della crisi della biodiversità».

I messaggi chiave della FAO sono:

• innovazione e tecnologia hanno trasformato i sistemi di monitoraggio e di report sullo stato delle foreste;

• l’innovazione tecnologica può fermare la deforestazione e il degrado forestale;

• l’innovazione tecnologica aiutano le popolazioni indigene per la mappatura e la protezione dei terreni;

• l’innovazione promuove il ripristino degli ecosistemi;

• scienza e ricerca allargano i settori di impiego del legno e degli altri prodotti forestali.

Il Manifesto italiano

In Italia, 21 associazioni e istituzioni (tra cui Confagricoltura, AIEL, Legambiente, Fondazione Symbola, Uncem, Slow Food Italia, Confartigianato, PEFC) hanno sottoscritto il Manifesto per una Selvicoltura più vicina alla Natura.

Presentato dalla rivista “Sherwood” in occasione della Giornata internazionale delle foreste, è rivolto agli operatori del settore ed ha l’obiettivo di promuovere una migliore gestione del patrimonio boschivo italiano.

Dieci gli ambiti evidenziati dal Manifesto: più selvi-CULTURA nella ricerca, nella pianificazione, nella progettazione, nella normativa, nella formazione, nella politica, nelle filiere, nel controllo, nelle imprese e negli operatori forestali, nella comunicazione.

Ma qual è la situazione delle foreste in Italia? Lo spiega Annalisa Paniz, direttrice generale di AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali: «Pochi sanno che l’Italia è un Paese forestale. Abbiamo poco meno di 12 milioni di ettari di boschi, pari a quasi il 40% della superficie nazionale. Secondo il Rapporto sullo stato delle foreste (2018), nell’ultimo secolo l’Italia ha visto aumentare di oltre il 70% la propria superficie forestale, soprattutto a causa dell’abbandono delle colline e delle montagne».

L’abbandono delle aree montane

Secondo la Strategia Forestale Nazionale dobbiamo sviluppare e sostenere la gestione forestale sostenibile: questo non significa produrre di più ma produrre meglio e valorizzare in modo più efficiente il nostro patrimonio forestale.

Invece la situazione è ben diversa, come afferma Paniz: «Abbandono è la parola che contraddistingue i nostri boschi e le nostre aree interne e montane. Basterebbe una maggiore consapevolezza di questo per capire come la gestione forestale e del territorio sia l’unica soluzione possibile.

I boschi per essere sani, resilienti e fornire benefici ecosistemici devono essere gestiti e curati. Questa “cura” non può prescindere dalla gestione forestale sostenibile basata su una selvicoltura responsabile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Una selvicoltura responsabile deve tenere conto dell’evoluzione del bosco, della tipologia di soprassuolo e del contesto morfologico e geografico specifico, delle tradizioni e dei modelli di gestione, capace di conciliare le funzioni ecosistemiche delle foreste ma anche la produzione di beni durevoli e di energia».


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.