L'ipotesi di una chiusura a tempo indeterminato dello Stretto di Hormuz fino a questo momento non era stata ponderata ma è stato lo stesso Trump a suggerirla.

Prezzo del petrolio oltre i 200 dollari se la guerra arriva a giugno
Prezzo del petrolio: la soglia dei 200 dollari al barile è ormai un’ipotesi presa in seria considerazione dagli analisti. I prezzi del greggio potrebbero salire a un livello senza precedenti qualora lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso.
Se la guerra dovesse protrarsi fino a giugno, i prezzi del petrolio potrebbero superare i 200 dollari al barile “per un certo periodo“, stando a una ricerca pubblicata di recente dalla banca d’investimento australiana Macquarie Group ripresa da Bloomberg. Nello scenario di un conflitto prolungato, ossia se le ostilità in Medio Oriente dovessero proseguire fino alla fine del terzo trimestre dell’anno, con lo Stretto di Hormuz chiuso fino ad allora, l’analisi prevede che il petrolio toccherà i 200 dollari. Questo livello di prezzo mai raggiunto prima basterebbe a forzare una riduzione drastica dei consumi in tutto il mondo a causa di costi insostenibili. In questo caso, il prezzo del petrolio supererebbe di molto il record nominale di 147,50 dollari stabilito nell’estate del 2008. Al valore attuale del dollaro, quella cifra corrisponderebbe a quasi 230 dollari.
Ipotesi: Stretto di Hormuz chiuso anche se finisce la guerra
Vikas Dwivedi, stratega globale per petrolio e gas presso Macquarie, ha dichiarato alla CNN che esiste una probabilità del 20% che ciò accada (probabilità in calo rispetto al 40% della settimana scorsa). Ha aggiunto che il petrolio a 200 dollari è possibile anche se la guerra dovesse finire ma lo Stretto di Hormuz rimanesse perlopiù chiuso. L’ipotesi di una chiusura a tempo indeterminato non era stata ponderata ma è stato Trump a suggerirla.
“Non esiste alcuna opzione politica per impedire ai prezzi del petrolio di marciare verso i 200 dollari al barile se lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. È una quantità di offerta troppo grande per il mercato globale“, ha commentato ad Axios Jason Bordoff, della Columbia University.
“Il prezzo salirà al livello necessario per rallentare il PIL“, ha spiegato sempre alla CNN Bob McNally, presidente e fondatore di Rapidan Energy Group. “Nessuno sa esattamente quale sia questo livello, ma purtroppo ritengo ragionevole ipotizzare una cifra vicina ai 200 dollari o addirittura superiore“.
Molto dipenderà da quando lo stretto verrà riaperto e dall’entità dei danni fisici arrecati alle infrastrutture energetiche colpite. Se la ripresa dei flussi non avverrà entro le prossime settimane, Macquarie ritiene che il collasso della catena di approvvigionamento petrolifera globale diventerà inevitabile. Fino a questo momento, i prezzi sono stati relativamente contenuti grazie a misure di garanzia temporanee, vale a dire grazie al petrolio già in transito e alle riserve strategiche accumulate. Tuttavia, queste scorte si stanno esaurendo rapidamente e le navi che erano riuscite a passare attraverso lo stretto prima del blocco hanno ormai scaricato il petrolio nei porti e ora sono vuote.
Trump: le operazioni militari proseguiranno per le prossime due o tre settimane
Durante un discorso confuso alla nazione Trump ha detto che gli Stati Uniti “termineranno il lavoro molto in fretta” ma ha anche annunciato che le operazioni militari andranno avanti “molto duramente per le prossime due o tre settimane”. Questa eventualità non farebbe che prolungare le interruzioni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Del resto, non si può avere la certezza che la guerra finisca in tre settimane.
Dopo le parole del Presidente, il West Texas Intermediate (WTI) è salito di oltre il 10%, mentre il benchmark globale Brent si è attestato vicino ai 110 dollari. In Europa, il benchmark dei futures sul diesel è salito sopra i 200 dollari al barile per la prima volta dal 2022.












