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Dal fotovoltaico alla pompa di calore, consulenza a 360°

La transizione energetica sta cambiando anche l’impiantistica. Sacchi, il più grande distributore di materiale elettrico e rinnovabili del Nord Italia supporta i professionisti in tutta la fase del progetto, dalla scelta dell’impianto fino alla sua installazione. Tra le proposte, non mancano le soluzioni appositamente pensate per i condomini

sacchi

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Tra le soluzioni proposte da Sacchi, ci sono anche gli impianti che combinano caldaie a gas e pompe di calore. Ivano Ierardi, Category Manager Rinnovabili e HVAC, racconta a Rinnovabili un’azienda che rimane sempre a fianco del cliente dal momento in cui acquista l’impianto fino alla sua installazione, e che eroga i corsi per conseguire i patentini obbligatori.

In che modo la transizione energetica sta cambiando l’impiantistica?

Innanzitutto, transizione energetica vuol dire elettrificazione degli utilizzatori finali: ovvero tutto ciò che oggi funziona da fonte fossile – che sia gas, carbone, legna – dovrebbe essere allacciato a una fonte di energia elettrica. Nel caso del mercato italiano parliamo di riscaldamento. L’auspicio è che la caldaia a gas diventi pompa di calore, perché – anche se è attaccata alla presa elettrica – utilizza una fonte di energia rinnovabile, cioè il sole. Per la produzione di energia da fonti rinnovabili siamo focalizzati interamente sul fotovoltaico a cui uniamo la pompa di calore.

Abbiamo un prodotto che è un “tandem” tra una caldaia a gas a condensazione e una pompa di calore che possono funzionare contemporaneamente. Veniamo da sussidi, come il 110%, che hanno spinto molto il mercato sulle unità unifamiliari. Per tutto il 2024 tantissimi condomini faranno i lavori; per questo motivo portiamo all’attenzione dei nostri clienti delle soluzioni centralizzate proprio per i condomini.

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Qual è il vostro target privilegiato, abitazioni private o aziende?

Sacchi è un’azienda B2B, che si rivolge quindi al professionista per fornire soluzioni che vadano incontro alle esigenze degli utenti finali. Abbiamo un alto livello di competenza grazie a figure interne altamente specializzate, provenienti da vari settori e ci adoperiamo con continui training per essere sempre aggiornati in merito alle ultime novità tecnologiche di mercato e alle normative di riferimento. Abbiamo contratti con aziende leader di settore e questo ci consente di porci come consulenti qualificati per la progettazione e per tutto lo svolgimento del progetto, dal momento della scelta dei prodotti fino a quello dell’installazione.

Fate corsi di formazione?

Sì, ne abbiamo fatti diversi. L’anno scorso, per esempio, abbiamo tenuto corsi per i patentini Fer (l’attestato che certifica l’installazione e la manutenzione sugli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili), obbligatori per operare sia nel fotovoltaico, sia nel solare termico; corsi per i patentini F-gas, obbligatori per gli impiantisti che gestiscono i gas fluorurati di pompe di calore, climatizzatori e condizionatori; corsi tecnici per l’installazione del fotovoltaico.

Il progetto Sacchi Green dovrebbe ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Quali obiettivi volete raggiungere a partire dal 2024? Ricordiamo che esistono obiettivi europei piuttosto stringenti: il 2030 è qui, e al 2050 manca poco.

Ci siamo posti obiettivi molto ambiziosi, perché vogliamo ambire ad essere il numero uno nei mercati in cui operiamo per la distribuzione del fotovoltaico e per i prodotti delle energie rinnovabili HVAC (riscaldamento, ventilazione e aria condizionata). Ci siamo in parte riusciti l’anno scorso: siamo nella top ten dei distributori in Italia per quanto riguarda il fotovoltaico e facciamo parte del gruppo Sonepar (azienda che detiene la leadership globale nel mercato della distribuzione B-to-B di prodotti elettrici, soluzioni e servizi correlati, quindi siamo i numeri uno della distribuzione elettrica in Italia.

Essere i numeri uno vuol dire farci scegliere tutti i giorni dai nostri clienti. Quindi lavoriamo per dare valore aggiunto non solo con i prodotti, ma anche con tutti i servizi collegati.

Questo in qualche modo semplifica la vita dei vostri clienti.

Semplificare la vita professionale ai nostri clienti è una promessa che facciamo loro ogni giorno affiancandoli in tutte le fasi della catena di approvvigionamento: che sia un prodotto termoidraulico, fotovoltaico o nella protezione e controllo dell’energia. Siamo presenti con contratti di fornitori leader, competenza interna, ma anche con servizi aggiuntivi esterni, ovvero assistenza alle pratiche burocratiche e assistenza legale (tramite un nostro partner) per la creazione delle comunità energetiche rinnovabili.

Tutti i servizi si evolvono in relazione a quello che il nuovo PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) chiede per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. Siamo in fortissimo ritardo: oggi stiamo allacciando circa la metà degli impianti che sarebbero necessari per arrivare a questi obiettivi. Per questo motivo pensiamo che il trend fondamentale del fotovoltaico sia il medio-grande impianto, perché non ci sono sufficienti tetti residenziali per coprire questi fabbisogni. Ci stiamo attrezzando affinché sia i medi che i grandi impianti procedano più velocemente.

Cosa vi aspettate dalla partecipazione a un evento come Key Energy? È pieno di gente, ma di anche di vostri competitor.

Vogliamo far conoscere al cliente un nuovo modello di business totalmente integrato, dove il cliente con noi ha un unico interlocutore in grado di offrire un’assistenza specializzata nei diversi ambiti applicativi e la più ampia gamma di prodotti e soluzioni, dai pannelli alle cabine di MT/BT, dai relè di interfaccia ai cavi di energia, dagli inverter ai sistemi di accumulo.

E non parliamo solo di prodotto, ma anche di un’esperienza di acquisto omnicanale, grazie alla supply chain più performante del mercato e a servizi sempre più evoluti.

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Rinnovabili • Batterie al sodio allo stato solido

Batterie al sodio allo stato solido, verso la produzione di massa

Grazie ad un nuovo processo sintetico è stato creato un elettrolita di solfuro solido dotato della più alta conduttività per gli ioni di sodio più alta mai registrata. Circa 10 volte superiore a quella richiesta per l'uso pratico

Batterie al sodio allo stato solido
via Depositphotos

Batterie al Sodio allo Stato Solido più facili da Produrre

La batterie allo stato solido incarnano a tutti gli effetti il nuovo mega trend dell’accumulo elettrochimico. E mentre diverse aziende automobilistiche tentano di applicare questa tecnologia agli ioni di litio, c’è chi sta percorrendo strade parallele. É il caso di alcuni ingegneri dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone. Qui i professori Osaka Atsushi Sakuda e Akitoshi Hayash hanno guidato un gruppo di ricerca nella realizzazione di batterie al sodio allo stato solido attraverso un innovativo processo di sintesi.

Batterie a Ioni Sodio, nuova Frontiera dell’Accumulo

Le batterie al sodio (conosciute erroneamente anche come batterie al sale) hanno conquistato negli ultimi anni parecchia attenzione da parte del mondo scientifico e industriale. L’abbondanza e la facilità di reperimento di questo metallo alcalino ne fanno un concorrente di primo livello dei confronti del litio. Inoltre l’impegno costante sul fronte delle prestazioni sta portando al superamento di alcuni svantaggi intrinseci, come la minore capacità. L’ultimo traguardo raggiunto in questo campo appartiene ad una ricerca cinese che ha realizzato un unità senza anodo con una densità di energia superiore ai 200 Wh/kg.

Integrare questa tecnologia con l’impiego di elettroliti solidi potrebbe teoricamente dare un’ulteriore boost alla densità energetica e migliorare i cicli di carica-scarica (nota dolente per le tradizionali batterie agli ioni di sodio). Quale elettrolita impiegare in questo caso? Quelli di solfuro rappresentano una scelta interessante grazie alla loro elevata conduttività ionica e lavorabilità. Peccato che la sintesi degli elettroliti solforati non sia così semplice e controllabile. Il che si traduce in un’elevata barriera per la produzione commerciale delle batterie al sodio allo stato solido.

Un Flusso di Polisolfuro reattivo

É qui che si inserisce il lavoro del team di Sakuda a Hayash. Gli ingegneri hanno messo a punto un processo sintetico che impiega sali fusi di polisolfuro reattivo per sviluppare elettroliti solidi solforati. Nel dettaglio utilizzando il flusso di polisolfuro Na2Sx come reagente stechiometrico, i ricercatori hanno sintetizzato due elettroliti di solfuri di sodio dalle caratteristiche distintive, uno dotato della conduttività degli ioni di sodio più alta al mondo (circa 10 volte superiore a quella richiesta per l’uso pratico) e uno vetroso con elevata resistenza alla riduzione.

Questo processo è utile per la produzione di quasi tutti i materiali solforati contenenti sodio, compresi elettroliti solidi e materiali attivi per elettrodi“, ha affermato il professor Sakuda. “Inoltre, rispetto ai metodi convenzionali, rende più semplice ottenere composti che mostrano prestazioni più elevate, quindi crediamo che diventerà una metodologia mainstream per il futuro sviluppo di materiali per batterie al sodio completamente allo stato solido“.  I risultati sono stati pubblicati su Energy Storage Materials and Inorganic Chemistry .

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • fotovoltaico materiale quantistico

Fotovoltaico, ecco il materiale quantistico con un’efficienza del 190%

Un gruppo di scienziati della Lehigh University ha sviluppato un materiale dotato di una efficienza quantistica esterna di 90 punti percentuali sopra quella delle celle solari tradizionali

fotovoltaico materiale quantistico
via Depositphotos

Nuovo materiale quantistico con un assorbimento solare medio dell’80%

Atomi di rame inseriti tra strati bidimensionali di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. Questa la ricetta messa a punto dai fisici Srihari Kastuar e Chinedu Ekuma nei laboratori della Lehigh University, negli Stati Uniti, per dare una svecchiata alla prestazioni delle celle solari. Il duo di ricercatori ha così creato un nuovo materiale quantistico dalle interessanti proprietà fotovoltaiche. Impiegato come strato attivo in una cella prototipo, infatti, il nuovo materiale ha mostrato un assorbimento solare medio dell’80%, un alto tasso di generazione di portatori fotoeccitati e un’efficienza quantistica esterna (EQE) record del 190%. Secondo gli scienziati il risultato raggiunto supera di gran lunga il limite teorico di efficienza di Shockley-Queisser per i materiali a base di silicio e spinge il campo dei materiali quantistici per il fotovoltaico a nuovi livelli. 

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L’efficienza quantistica esterna

Tocca fare una precisazione. L’efficienza quantistica esterna non va confusa con l’efficienza di conversione, il dato più celebre quando si parla di prestazioni solari. L’EQE rappresenta il rapporto tra il numero di elettroni che danno luogo a una corrente in un circuito esterno e il numero di fotoni incidenti ad una precisa lunghezza d’onda

Nelle celle solari tradizionali, l’EQE massimo è del 100%, tuttavia negli ultimi anni alcuni materiali e configurazioni avanzate hanno dimostrato la capacità di generare e raccogliere più di un elettrone da ogni fotone ad alta energia incidente, per un efficienza quantistica esterna superiore al 100%. Il risultato di Kastua e Ekuma, però, rappresenta un unicum nel settore.

Celle solari a banda intermedia

Per il loro lavoro due fisici sono partiti da un campo particolare della ricerca fotovoltaica. Parliamo delle celle solari a banda intermedia (IBSC – Intermediate Band Solar Cells), una tecnologia emergente che ha il potenziale per rivoluzionare la produzione di energia pulita. In questi sistemi la radiazione solare può eccitare i portatori dalla banda di valenza a quella di conduzione, oltre che direttamente, anche in maniera graduale. Come?  “Passando” per l’appunto attraverso stati di una banda intermedia, livelli energetici specifici posizionati all’interno della struttura elettronica di un materiale creato ad hoc. “Ciò consente a un singolo fotone di provocare generazioni multiple di eccitoni attraverso un processo di assorbimento in due fasi“, scrivono i due ricercatori sulla rivista Science Advances.

Nel nuovo materiale quantistico creato dagli scienziati della Lehigh University questi stati hanno livelli di energia all’interno dei gap di sottobanda ideali. Una volta testato all’interno di una cella fotovoltaica prototipale il materiale ha mostrato di poter migliorare l’assorbimento e la generazione di portatori nella gamma dello spettro dal vicino infrarosso alla luce visibile. 

La rivoluzione dei materiali quantistici

Il duo ha sviluppato il nuovo materiale sfruttando i “gap di van der Waals”, spazi atomicamente piccoli tra materiali bidimensionali stratificati. Questi spazi possono confinare molecole o ioni e gli scienziati dei materiali li usano comunemente per inserire, o “intercalare”, altri elementi per ottimizzare le proprietà dei materiali. Per la precisione hanno inserito atomi di rame tra strati di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. “Rappresenta un candidato promettente per lo sviluppo di celle solari ad alta efficienza di prossima generazione – ha sottolineato Ekuma – che svolgeranno un ruolo cruciale nell’affrontare il fabbisogno energetico globale“.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.