Rinnovabili • Direttiva RED II: 12 ong, la biomassa forestale non è sostenibile

Aiel, Ebs e Fiper chiedono l’intervento sulla Direttiva RED III del Commissario Gentiloni

In vista del prossimo incontro del 29 marzo per i negoziati europei sulla direttiva delle energie rinnovabili, le Associazioni della filiera foresta-legno-energia scrivono al Commissario europeo all'economia. Preoccupazione per i contraccolpi che l'attuale impostazione della REDIII, con la definizione di biomassa primaria, causerebbe sull'economia delle aree montane e interne, le comunità locali legate all'industria delle bioenergie e gli obiettivi di decarbonizzazione.

Direttiva RED III
Foto di Nikolett Emmert da Pixabay

In una fase cruciale di revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (RED III), le Associazioni della filiera italiana foresta-legno-energia Aiel, Ebs e Fiper scrivono al Commissario europeo all’economia, on. Paolo Gentiloni. L’obiettivo della lettera è chiedere l’intervento della Commissione, ritenuto fondamentale nel trilogo in programma il prossimo 29 marzo, per l’abrogazione della definizione di biomassa legnosa primaria (PWB) e per le relative proposte di emendamento.

Nella lettera inviata, Aiel, Ebs e Fiper esprimono forte preoccupazione per la definizione di biomassa primaria nell’attuale orientamento europeo che determinerebbe l’impossibilità di utilizzare la biomassa proveniente dalla corretta manutenzione e pulizia dei boschi per la produzione di energia termica ed elettrica. Tale decisione si ripercuoterebbe sulle filiere collegate al settore delle bioenergia, pregiudicando lo sviluppo economico delle aree montane e interne del nostro Paese, la cui economia del legno è uno dei driver principali di redistribuzione del reddito e di presidio del territorio, a svantaggio delle comunità locali.

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Occorre considerare che la bioenergia rappresenta la principale fonte di energia rinnovabile prodotta sul territorio europeo (56,8% di tutte le rinnovabili) e produce quasi un milione di posti di lavoro in tutta l’UE (964.258 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno). Se non abrogate, le attuali restrizioni proposte dal Parlamento sostenute dalla Commissione nel corso del trilogo, avrebbero un impatto negativo stimato in una riduzione del 20% dell’energia rinnovabile dell’UE. In un momento in cui, in Europa e in Italia in particolare, abbiamo un disperato bisogno di sostituire l’energia fossile importata, questo provvedimento ostacolerebbe la capacità dell’UE di raggiungere le sue ambizioni green e l’indipendenza energetica.

Le Associazioni sottolineano che: “Lattuale definizione di biomassa legnosa primaria non rappresenta un parametro adeguato a determinare la sostenibilità della biomassa legnosa stessa. Per il nostro Paese, inoltre, tale definizione ostacolerebbe la messa in atto della Strategia Forestale Nazionale di recente emanazione, del resto già condivisa anche a livello europeo. In tal senso si è già speso anche il Ministero dellAgricoltura, Sicurezza Alimentare e Forestale, esprimendo la propria contrarietà allattuale definizione in corso di negoziazione“.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.