Il PE approva la direttiva rinnovabili 2030 ma sulle bioenergie è polemica

Oxfam e Transport & Environment criticano il Parlamento europeo per non aver eliminato l’uso dei biocarburanti agricoli, mentre Partnership for Policy Integrity punta il dito sulle lacune nella definizione di “biomassa legnosa primaria

direttiva rinnovabili 2030
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Direttiva rinnovabili 2030, la posizione dell’Europarlamento

(RInnovabili.it) – Dopo il voto della commissione Industria dell’Europarlamento, a luglio di quest’anno, gli aggiornamenti delle direttive Efficienza Energetica e Rinnovabili 2030 raggiungono la plenaria. Oggi l’Aula di Strasburgo ha definito la propria posizione su entrambi i provvedimenti, due delle frecce del pacchetto Fit for 55, ed è dunque pronta a negoziare con il Consiglio UE su testi finali. Le braccia legislative dell’Unione dovranno trovare un punto di accordo fra posizioni apparentemente molto distanti. 

I deputati europei hanno, infatti, alzato l’ambizione rispetto a quanto concordato dagli Stati membri. A cominciare dall’obiettivo per le rinnovabili 2030 che conquista 5 punti percentuali sulla proposta dell’Esecutivo UE. Un 45% di fer nei consumi energetici finali europei per la fine del decennio, che si declina in una serie di sotto obiettivi per i trasporti, l’edilizia, il teleriscaldamento e l’industria. 

Nel dettaglio, il Parlamento europeo ha alzato il target di riduzione del gas serra nei trasporti al 16% aprendo le porte a quote più elevate di biocarburanti avanzati e di combustibili rinnovabili di origine non biologica come l’idrogeno. Aumentati anche i requisiti per la sostenibilità delle biomasse, con la richiesta di ridurre gradualmente la quota di legno primario (prelevato direttamente dalle foreste) da considerare energia rinnovabile.

La posizione votata da Strasburgo chiede anche all’industria di aumentare l’uso delle rinnovabili di 1,9 punti percentuali all’anno e alle reti di teleriscaldamento di 2,3 punti. Inoltre ogni Stato membro dovrà sviluppare due progetti transfrontalieri per l’espansione dell’elettricità verde. E i Paesi con un consumo annuo di elettricità superiore a 100 TWh dovranno realizzarne un terzo entro il 2030.

I no alla direttiva Rinnovabili 2030

È indubbio che il fascicolo approvato dall’Europarlamento aumenti l’impegno e l’attenzione verso la sostenibilità, inseriti nell’aggiornamento della direttiva energie rinnovabili (RED II). Ma il risultato finale non soddisfa a pieno. Gli attivisti oggi puntano il dito proprio sui capitoli riguardanti le bioenergie.

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Oxfam e Transport & Environment denunciano come i deputati non siano stati in grado di porre immediatamente fine all’uso delle colture alimentari nei biocarburanti. E neppure di definire restrizioni specifiche per questi biofuel di prima generazione durante i periodi di crisi alimentare. “Ciò significa che le attuali norme sui biocarburanti restano in vigore”, spiegano le organizzazioni in una nota stampa. “L’Europa continuerà a bruciare l’equivalente di 15 milioni di pagnotte e 19 milioni di bottiglie di olio di girasole e colza ogni giorno per rifornire le sue auto e camion”.

Secondo Partnership for Policy Integrity il testo poteva fare di più per proteggere le foreste europee. Il problema? In parte le lacune nella definizione di biomassa legnosa primaria, che escluderebbe la legna delle foreste colpite da parassiti o disastri naturali e la biomassa ottenuta da misure di prevenzione degli incendi o di sicurezza stradale. Non solo. Gli emendamenti approvati dal PE introducono un cap per la biomassa legnosa primaria che inizia a un livello corrispondente all’utilizzo medio della stessa tra il 2017 e il 2022. “Poiché è probabile che l’impiego nel 2022 sia molto elevato, ciò spingerà verso l’alto la linea di base. E nonostante è stata concordata una riduzione graduale dell’uso, non esiste una definizione della traiettoria di riduzione fino al 2030″.

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