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Aperte le candidature del “The Good Farmer Award” 2025

Parte la seconda edizione di “The Good Farmer Award” del Gruppo Davines. L’agricoltura biologica rigenerativa torna protagonista e premia giovani agricoltori sostenibili under 35 anche nel settore zootecnico

Aperte le candidature del “The Good Farmer Award” 2025

“The Good Farmer Award” per l’agricoltura biologica rigenerativa

Seconda edizione del “The Good Farmer Award”, il premio istituito dal Gruppo Davines – azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare, B Corp dal 2016 – in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per incentivare le pratiche agroecologiche.

L’iniziativa è la prima in Italia che premia gli agricoltori che abbiano avviato progetti ispirati ai principi fondamentali dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia.

“The Good Farmer Award” premia innovazione e sostenibilità

L’obiettivo è di contribuire alla diffusione di una nuova cultura di produzione agricola, che sostenga la transizione ecologica delle filiere agroalimentari.

La Giuria del Premio selezionerà i due progetti più innovativi e avanzati e i due vincitori riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto del materialee per interventi finalizzati a migliorare e sviluppare le pratiche agroecologiche già avviate.

La cerimonia di premiazione si terrà tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2025 al Davines Group Village di Parma.

Come accedere al bando

Anche quest’anno il Premio è dedicato ai giovani agricoltori under 35 che potranno candidare il proprio progetto dal 3 aprile al 25 luglio 2025.

Requisiti necessari per accedere al bando sono avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia.

In particolare i giovani agricoltori coinvolti e le loro aziende agricole dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre fra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal bando, tra cui:

  • la rotazione colturale
  • il minimo disturbo del suolo
  • l’utilizzo di fertilizzanti organici
  • la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli
  • l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie).

Un’importante novità

Per la seconda edizione, il Premio “The Good Farmer Award” si arricchisce con un’importante novità: potranno candidare i loro progetti anche le aziende agricole-zootecniche attente al benessere animale, che utilizzano sistemi di allevamento estensivi e che adottano pratiche zootecniche rivolte al miglioramento degli agroecosistemi, ad esempio con l’utilizzo del letame per la concimazione e il riciclo di nutrienti vegetali come mangime.

La scelta di coinvolgere anche le aziende agricole-zootecniche è coerente con le finalità del Premio, rivolto a supportare e incentivare la creazione di sistemi agricoli sinergici, che imitano i processi naturali e traggono vantaggio dalle interazioni benefiche che si verificano naturalmente in campo.

La giuria del premio

La commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, tra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità, integrata quest’anno con due esperti di zootecnia.

I membri della giuria sono:

  • Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e presidente della Giuria 
  • Davide Bochicchio, ricercatore CREA Zootecnia e acquacoltura
  • Dario Fornara, direttore di EROC
  • Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente e coordinatore del centro nazionale per l’Agroecologia di Legambiente
  • Paola Migliorini, docente nell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
  • Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Centro Politiche e Bio-economia
  • Camilla Moonen, docente associata nell’Istituto di Scienze delle Piante dell’Università Sant’Anna di Pisa
  • Francesca Pisseri, socia fondatrice dell’Associazione italiana di Agroecologia.

La collaborazione con il Rodale Institute

Quest’anno il premio “The Good Farmer Award” ha anche un’edizione americana: la filiale del Gruppo Davines in Nord America, insieme al Rodale Institute, ha da poco chiuso le candidature per gli agricoltori e gli allevatori che abbiano avviato un’attività negli Stati Uniti da meno di dieci anni e che utilizzano pratiche di agricoltura biologica rigenerativa.

Il 22 aprile 2025, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, verrà nominato il vincitore del “The Good Farmer Award” US che riceverà un premio di 10.000 dollari da Davines Nord America da investire in attrezzature o iniziative che migliorino le pratiche agro-ecologiche della sua impresa agricola.

Il farmer premiato avrà anche la possibilità di visitare lo European Regenerative Organic Center (EROC) che il Gruppo Davines ha realizzato a Parma insieme al Rodale Institute.

Il secondo e terzo classificato dell’edizione americana del Premio vinceranno un corso di formazione del Rodale Institute Education Resources sulle migliori pratiche di agricoltura biologica rigenerativa.

L’impegno di Davines Group per l’agricoltura biologica rigenerativa

Davines Group da circa 20 anni ha integrato la sostenibilità e l’impegno per l’ambiente nel suo modello di business, un approccio pionieristico a cui negli ultimi anni si è aggiunto l’obiettivo di realizzare un percorso di crescita rigenerativa.

Su queste basi nel 2022 il Gruppo Davines ha creato lo European Regenerative Organic Center in collaborazione con il Rodale Institute, presso il Davines Group Village di Parma: 17 ettari e un team dedicato di agronomi e di esperti per il primo centro europeo di formazione e ricerca sull’agricoltura biologica rigenerativa legata alle filiere per la produzione di piante alimentari e tessili oltre che di quelle officinali utilizzate nella cosmesi.

Il Gruppo Davines si è dato inoltre un obiettivo ambizioso: nel suo programma per la sostenibilità ambientale al 2030 “Davines Group Towards Planet Regeneration” l’azienda prevede di portare ad almeno 80 gli ingredienti utilizzati nelle formule provenienti da pratiche di agricoltura biologica rigenerativa (modello EROC) o Regenerative Organic Certified® (ROC).

Le rese dell’agricoltura biologica rigenerativa

Oggi le formule haircare e skincare dei due brand del Gruppo Davines utilizzano già ingredienti da agricoltura biologica rigenerativa tra cui l’achillea millefoglie, la calendula, il mirto e il fico d’India.

Molte delle pratiche rigenerative come le colture di copertura, la rotazione colturale e il compostaggio fanno parte della gestione dell’azienda agricola da generazioni e sono state sostituite da sistemi di coltivazione che sfruttano al massimo la capacità produttiva del terreno, anche attraverso l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. 

Un recente studio scientifico del Rodale Institute, no-profit statunitense che ha coniato il termine agricoltura biologica rigenerativa negli anni Ottanta, dimostra come l’agricoltura biologica rigenerativa abbia il potenziale di raggiungere rese uguali o migliori rispetto a quella convenzionale, apportando benefici economici e ambientali.

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