Rinnovabili • idrogeno

Axpo, progetto con IGE per produrre 12 tonn/giorno di idrogeno verde in Abruzzo

L'azienda annuncia di essere entrata a far parte di un progetto su scala commerciale per la produzione di green hydrogen in Abruzzo.

idrogeno
Credits: Axpo

Axpo e l’azienda australiana di idrogeno verde Infinite Green Energy hanno firmato un Accordo di Sviluppo Congiunto (Joint Development Agreement, JDA) per il Progetto Idrogeno Valle Peligna, in Abruzzo. Il JDA delinea la partnership strategica, il design avanzato e gli investimenti nell’impianto, che contribuirà alla decarbonizzazione delle industrie nel Comune di Corfinio. Quella che sarà una delle più grandi strutture commerciali di idrogeno verde in Italia, fornirà green hydrogen a clienti nei settori industriale e dei trasporti. L’impianto fornirà anche energia elettrica rinnovabile alla rete locale entro la seconda metà del 2025.

leggi anche Asta pilota dell’idrogeno, 132 offerte per 8,5 GW di elettrolisi

Sostegno ai settori industriali ‘hard-to-abate’ e dei trasporti

Guy Bühler, Head of Hydrogen di Axpo, ha commentato: “Siamo entusiasti di collaborare con IGE a questo promettente progetto. La produzione di idrogeno verde avrà un ruolo importante nell’accelerazione della transizione energetica, che è al centro della strategia aziendale di Axpo, creando al contempo opportunità per persone e imprese.”

“Investire su nuove forme di energia rinnovabile è uno dei capisaldi della strategia di sviluppo di Axpo”. Ha dichiarato Simone Demarchi, Amministratore Delegato di Axpo Italia. “Vedere il nostro Paese protagonista di opportunità così importanti per una crescita che metta al centro l’energia green, è al contempo un grande onore e una responsabilità nei confronti di comunità, aziende e persone”. 

Il CEO di IGE, Stephen Gauld, ha dichiarato: “La collaborazione con una società energetica internazionale come Axpo continuerà a rafforzare la fiducia dei nostri azionisti e partner strategici. La partnership sottolinea l’impegno di IGE non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche nella realizzazione di un futuro energetico sostenibile, creando nuovi posti di lavoro nelle nostre comunità locali che trarranno beneficio dalla produzione di energia verde.”

Inoltre, IGE sta già discutendo con i produttori di truck a idrogeno riguardo alle possibili applicazioni nel settore del trasporto.

Il progetto Valle Peligna vedrà un iniziale acquisto di energia verde da parte di Etex, uno dei principali fornitori europei di prodotti per l’edilizia a base di gesso. La fornitura di energia verde per alimentare le linee di produzione nelle sue fabbriche aiuterà anche l’azienda a raggiungere l’obiettivo di sostituire l’uso del gas naturale con l’idrogeno. Nel complesso, IGE stima un risparmio annuale di emissioni di CO2 dal progetto di circa 67.000 tonnellate, comprese quelle provenienti da settori ‘hard-to-abate’.

La ‘Valle dell’Idrogeno’ in Italia

Il progetto Valle Peligna Hydrogen prevede un elettrolizzatore da 30 MW in grado di produrre fino a 4.200 tonnellate di idrogeno all’anno, che equivalgono ad un risparmio di circa 18 milioni di litri di carburante diesel. Da quando IGE ha lanciato il progetto, 18 mesi fa, le autorità locali hanno denominato l’area ‘Valle dell’Idrogeno’.

Lo sviluppo potrebbe anche includere una stazione di rifornimento di idrogeno. Una ulteriore possibilità è rappresentata da un contributo allo sviluppo della Rete di Trasporto Transeuropea dell’Unione Europea, in cui le stazioni di idrogeno dovranno essere posizionate ogni 200 chilometri entro il 2030.

leggi anche Hydrogen Valleys, l’UE dice sì agli incentivi italiani. Ecco i progetti finanziati

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.