Rinnovabili • Osservatorio sulla clean technology

I risultati dell’Osservatorio sulla clean technology nelle PMI italiane

Un’impresa su due ha destinato alla sostenibilità energetica e ambientale tra l’1% e il 5% del fatturato e il 77% ha investito meno di 250mila euro. Gli interventi di efficienza energetica e per la decarbonizzazione si confermano i più diffusi (62% nel 2024). In forte crescita gli investimenti in economia circolare, che coinvolgono un’azienda su quattro. Raddoppiate in un anno le aziende che hanno un dipartimento o un team dedicato alla sostenibilità (sono il 18% del totale nel 2024 rispetto al 10% nel 2023)

Osservatorio sulla clean technology

Innovatec Group e Circularity presentano i risultati della terza edizione dell’Osservatorio sulla Clean Technology nelle imprese italiane, finalizzato a conoscere lo stato attuale  della sostenibilità ambientale, dell’efficientamento energetico e dell’economia circolare nelle imprese italiane,  a monitorare l’evoluzione degli investimenti realizzati ma anche le aspettative per il futuro e le barriere che le  imprese si trovano ad affrontare nella gestione della transizione energetica ed ecologica in corso. La ricerca,  effettuata da Eumetra per conto di Innovatec e Circularity, ha coinvolto 450 tra piccole e medie imprese (dai  10 ai 250 dipendenti) e grandi imprese (oltre 250 dipendenti), attraverso una rilevazione statistica presso un  campione rappresentativo delle piccole e medie imprese italiane per area geografica e settore di attività. 

Questa terza edizione dell’Osservatorio sulla Clean Technology nelle aziende italiane ci restituisce una  fotografia molto nitida, sicuramente incoraggiante ma indicativa dei cambiamenti in atto. Gli imprenditori e le  imprese italiane sono passati dalle intenzioni alle azioni, la stragrande maggioranza ha fatto investimenti green  e si aspetta di doverli incrementare nel prossimo futuro – ha commentato Elio Catania, Presidente di  Innovatec – Non solo crescono gli investimenti ma è aumentata anche la consapevolezza che si tratti di un  impegno che restituisce all’impresa una maggiore efficienza e redditività. Le imprese hanno avviato un  percorso di rafforzamento in cui l’efficienza energetica si conferma il primo investimento green e che vede 

l’economia circolare diventare sempre più centrale. Un percorso virtuoso ma per cui le aziende hanno bisogno  di essere supportate, perché sono ancora troppe quelle frenate da costi per la riconversione sostenibile  considerati troppo elevati o dalla mancanza di competenze. Innovatec da tempo si muove in questa direzione,  con un’offerta integrata che fornisce alle imprese soluzioni innovative e complete, per l’efficientamento  energetico e l’economia circolare. Questo Osservatorio ci conferma che siamo sulla strada giusta e  continueremo ad affiancare le imprese per aiutarle a tradurre la sostenibilità in un vantaggio competitivo oltre  che in un impegno per il Pianeta e la collettività”. 

Gli investimenti in sostenibilità ambientale sono in costante aumento negli ultimi tre anni 

Nel 2022 le aziende che avevano investito per ridurre il proprio impatto ambientale, migliorare la propria  efficienza energetica o per attivare processi di economia circolare erano il 45%. Nel 2024 la percentuale è in  forte aumento, pari al 69% delle imprese, quota che raggiunge il 79%, 8 imprese su 10, nelle grandi aziende  con oltre 250 dipendenti. 

Nell’ambito della transizione ambientale è la riduzione dei rifiuti il tema che più di tutti è ritenuto prioritario  per il Paese (per il 54% delle imprese), con a seguire la tutela dell’ambiente (46%) e l’efficienza energetica  (44%). 

In questo contesto di crescente attenzione e consapevolezza verso le tematiche ambientali, con il 65% delle  imprese che si aspetta un ulteriore incremento dei bisogni in quest’area, sono ancora molte le aziende italiane che non hanno un piano industriale legato alla sostenibilità (l’80%), dato che resta comunque molto alto anche  nelle aziende di grandi dimensioni (il 61%). 

Per contro sono sempre di più le imprese che si stanno strutturando per gestire in modo dedicato le tematiche  green: nel 18% delle imprese italiane esiste un team o un’area riservata alla sostenibilità, un dato destinato  a crescere e che è raddoppiato rispetto allo scorso anno (era il 10%). 

Se dalla terza edizione dell’Osservatorio Clean Technology di Innovatec e Circularity emerge in modo chiaro  che le aziende italiane sono frenate nel loro percorso verso la sostenibilità dai costi elevati degli investimenti  green e della riconversione sostenibile dei loro processi produttivi (84% delle imprese) è altrettanto evidente  che la mancanza di competenze (72%) resta una barriera da abbattere.  

PNRR: la maggioranza delle imprese non ha presentato la domanda per i fondi e solo il 5% li ha  ottenuti 

Il PNRR potrebbe essere la risposta per supportare le imprese italiane verso la transizione ambientale ed  energetica, con il 26 % delle imprese che ritiene che i fondi destinati dal PNRR alla sostenibilità rappresentino  un’occasione dalle grandi potenzialità (dato lievemente inferiore a quanto rilevato lo scorso anno). La  maggioranza relativa (34%) osserva tuttavia che – pur essendo una grande occasione – non sarà facile  accedere ai fondi e realizzare gli investimenti. 

Molte imprese (29%), in crescita rispetto agli anni passati, sottolineano che tutto dipende dalla concreta  attuazione e dalle riforme che verranno fatte: è una chiara reazione alle difficoltà di realizzazione del PNRR  emerse in questi mesi.

Di fatto, gran parte delle aziende non ha presentato domanda per accedere ai fondi del PNRR, sia perché non  riteneva di rientrare nei criteri ammissibili (38%) sia perché era comunque troppo complicato (37%).  E solo il 5% ha ottenuto i fondi mentre un altro 8% è in attesa. 

Osservatorio sulla clean technology

L’efficienza energetica e la decarbonizzazione si confermano il primo investimento in Clean  Technology delle imprese italiane, mentre l’economia circolare sta acquisendo centralità con  investimenti triplicati in tre anni 

L’efficienza energetica e la decarbonizzazione sono il primo investimento green per le imprese italiane (il 62%  degli investimenti sono realizzati in questo ambito, in calo però di sei punti percentuali rispetto allo scorso  anno). Se l’efficientamento energetico resta l’area più consolidata delle strategie green delle imprese italiane  è l’economia circolare quella che sta acquisendo centralità, con investimenti triplicati negli ultimi tre anni (dal  9% del 2022 al 26% di quest’anno) e con rilevanti e ulteriori prospettive di crescita (un’azienda su due intende  incrementare gli investimenti in economia circolare nei prossimi anni). 

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In dettaglio, un’azienda su quattro ha effettuato quest’anno investimenti in economia circolare. Si tratta in  particolare di approvvigionamento di materiali riciclati (75%) o di riciclo di scarti e sfridi di produzione (77%).  Ma anche del recupero di sottoprodotti (45%) e del re-design dei processi produttivi (43%). 

Nelle Grandi Aziende la percentuale di investimenti in economia circolare è maggiore (33%), ma prevale il  riciclo di scarti o sfridi di produzioni (è qui all’84%) rispetto all’approvvigionamento di materiali riciclati (72%) e al re-design dei processi produttivi (è al 63%). 

Ma quali sono i vantaggi di business derivanti dall’impegno green? 

Ridurre il proprio impatto ambientale (per l’81% delle imprese) e migliorare la propria reputazione (74%) sono  i vantaggi primari a cui le aziende italiane ambiscono nel proprio percorso verso la sostenibilità. Di pari passo  e con una consapevolezza e una motivazione altrettanto diffuse, le imprese si aspettano anche un ritorno  economico dai propri investimenti in sostenibilità (lo dichiara il 73% delle imprese intervistate). Non solo,  un’azienda su due ha già riscontrato un impatto positivo sul proprio conto economico, in particolare in termini  di maggiore efficienza e riduzione dei costi (per 6 imprese su 10 tra quelle che anno avuto un vantaggio  economico). 

La metà delle imprese italiane che ha realizzato investimenti green ha destinato tra l’1% e il 5% del fatturato  alla sostenibilità e quasi 8 imprese su 10 hanno stanziato meno di 250mila euro. Solo due imprese su 10 hanno  investito tra i 250mila euro e 1 milione con una percentuale residuale (il 2%) di aziende particolarmente  virtuose che hanno superato il milione. 

Osservatorio sulla clean technology

Innovatec, il primo polo italiano del Clean Tech che offre alle imprese soluzioni integrate per l’efficienza energetica e per l’economia circolare 

Innovatec, Gruppo quotato sul mercato EGM di Borsa Italiana, ha avviato da tempo un percorso di  consolidamento, realizzato anche attraverso operazioni di M&A, per integrare la sua storica offerta per  l’efficienza energetica delle imprese con quella per l’economia circolare. I risultati emersi in modo  inequivocabile dall’Osservatorio Clean Technology ne confermano la necessità. Oggi Innovatec è l’unico Gruppo  del Clean Tech in Italia in grado di affiancare le imprese con soluzioni complete, chiavi in mano, per l’efficienza  energetica e per l’economia circolare, che le aiuti a ridurre il loro impatto ambientale e a convertire l’impegno  per la sostenibilità in un investimento in grado di generare un vantaggio competitivo. 

Il percorso avviato dal Gruppo Innovatec per crescere e consolidarsi l’ha portato, a dicembre 2021,  all’acquisizione di Cobat, consorzio volontario italiano per la raccolta, il trattamento e l’avvio a recupero di  prodotti a fine vita (dalle batterie al litio ai materiali compositi) e la costituzione, nella prima metà del 2022,  di Haiki+ (subholding del Gruppo). Quest’ultima si compone di quattro divisioni – Haiki Recycling, Haiki Mines,  Haiki Cobat e Haiki Electrics – attraverso le quali offre servizi ambientali integrati, gestisce impianti innovativi  e specializzati, ad esempio nel recupero di lastre di cartongesso e materassi, materiali di scarto, come i RAEE  (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e i tessili, filiere di economia circolare e consulenza  ambientale. Innovatec sta sviluppando anche una importante pipeline di impianti fotovoltaici che renderà il suo  contributo alla sostenibilità ambientale ancora più concreto. Per rafforzare il recupero e il riutilizzo dei pannelli  fotovoltaici, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche giunti a fine vita, in ottica di economia circolare, a  gennaio 2024 Innovatec ha lanciato la startup Polyvolt per fornire soluzioni e servizi in grado di limitare la  produzione di rifiuti di questo tipo.

Circularity: consulenza strategica e un’innovativa piattaforma tecnologica per aiutare le imprese ad  attivare modelli di produzione circolari 

Circularity è una startup innovativa e una società benefit partecipata al 37% da Innovatec. Nata nel 2018 accompagna le imprese nel processo di integrazione della sostenibilità e della circolarità all’interno del proprio  modello di business attraverso percorsi di formazione, tool di misurazione proprietari e progetti di consulenza  tecnico-strategica. Circularity ha inoltre sviluppato la Circularity Platform, la prima e unica piattaforma di  simbiosi industriale in Italia che mette in rete gli attori del processo di produzione, trasformazione e gestione  degli scarti e dei materiali, per avviare percorsi di economia circolare. La Circularity Platform, che conta più  di 21mila aziende e quasi un milione di flussi di materiali tra rifiuti, sottoprodotti e End of Waste, è uno strumento  concreto e completo per attivare percorsi virtuosi ed è il più grande network di economia circolare in Italia.  L’innovazione digitale rappresenta uno dei principali punti di forza della piattaforma che fornisce un ambiente georeferenziato per il recupero e la valorizzazione dei materiali di scarto lungo tutta la filiera, una delle  funzionalità principali è quella di generare un match tra le imprese: chi produce lo scarto, chi lo recupera, chi lo  trasporta e chi lo reintroduce in un nuovo ciclo produttivo. 

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

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