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L’Italia introduca una normativa sulle emissioni di carbonio incorporate

Al convegno organizzato da Coordinamento FREE a “The Energy Transition Expo - KEY 2024”, Green Building Council Italia (GBC Italia) e Kyoto Club hanno presentato la versione italiana del rapporto “Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici” pubblicato da Ramboll.

emissioni di carbonio incorporate
Foto di Anthony Esau su Unsplash

Se vogliamo raggiungere gli obiettivi climatici europei al 2030 e al 2050 è necessario accelerare il processo di riqualificazione profonda del nostro parco immobiliare, altamente inefficiente e vetusto. Le emissioni climalteranti nel corso dell’intero ciclo di vita di un edificio, note come “whole-life carbon” (WLC), dipendono sia dalla fase di utilizzo degli immobili che dalle emissioni “incorporate” derivanti dalla produzione dei materiali, prodotti e componenti, dai processi di trasporto e costruzione del manufatto, dai trattamenti a fine vita dei rifiuti.

Fino a ora, gli Stati membri dell’UE si sono concentrati principalmente sulla riduzione dei consumi energetici derivanti dall’utilizzo degli edifici, mentre solo Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi e Svezia hanno adottato normative politiche nazionali per limitare le emissioni di carbonio incorporate. Tuttavia, la proposta di revisione della Direttiva “Case verdi” sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD) propone una valutazione complessiva delle emissioni totali.I cinque Paesi citati dimostrano che è possibile regolamentare l’impronta di carbonio degli edifici, contemplando non solo le emissioni operative, ma anche quelle incorporate, e che ciò può essere attuato in tutti i Paesi dell’UE.

Questa è la conclusione a cui giunge il rapportoStrumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici. Repertorio di esperienze Europeedella società Ramboll, la cui traduzione in italiano è stata curata da GBC Italia e presentata stamattina alla kermesse “The Energy Transition Expo – KEY 2024” in occasione del convegno “Post superbonus. Proposte per riqualificazione energetica degli immobili” organizzato da Coordinamento FREE. Lo studio mette a confronto i cinque modelli nazionali per evidenziare somiglianze, differenze e best practice nell’approccio alle metodologie WLC, focalizzandosi sugli elementi e i processi che necessitano di un ulteriore sviluppo per la legislazione nazionale in materia.

Secondo Clementina Taliento, responsabile ufficio stampa e comunicazione di Kyoto Club, “Attualmente in Italia non esiste una normativa volta a quantificare e limitare le emissioni di WLC per i nuovi edifici, sull’esempio dei cinque Paesi membri UE già citati. A tal proposito, è necessario che il Governo e il Parlamento italiani sostengano la revisione della direttiva “Case verdi” – che sarà discussa e, auspichiamo, approvata dal Parlamento europeo nella prossima sessione plenaria di marzo – e, come già avvenuto in Francia e in altri Paesi europei, vari una normativa nazionale per la riduzione delle emissioni di carbonio incorporate. Con il progetto ‘Per un salto di classe’, in partnership con Legambiente, chiediamo che venga impressa una forte accelerazione alla decarbonizzazione del settore edile – dato il suo contributo sostanziale a emissioni di gas serra e consumo di energia – in quanto questa sarebbe un trampolino di lancio verso il raggiungimento dagli obiettivi climatici dell’Unione europea”.

Marco Caffi, Direttore di Green Building Council Italia dichiara: “In futuro la riqualificazione degli edifici dovrà traguardare sempre più l’obiettivo di efficienza e qualità dell’abitare tenendo in considerazione l’intero ciclo di vita. Questo rende necessario l’utilizzo di strumenti adeguati, come i protocolli energetico-ambientali che supportano l’integrazione delle strategie progettuali e le metodologie LCA permettendo il calcolo dell’impatto complessivo degli interventi costruiti. Da sempre GBC Italia si occupa di questi temi e recentemente ha pubblicato una metodologia italiana LCA per il calcolo delle emissioni di carbonio sull’intero ciclo di vita degli edifici. A Key Energy abbiamo presentato la traduzione in lingua italiana del Rapporto “Strumenti normativi EU27 per la riduzione delle emissioni di carbonio nel ciclo di vita dei nuovi edifici. Repertorio di esperienze Europee”, pubblicato da Ramboll, nel quale è illustrato lo stato dell’arte nei Paesi dell’Unione – Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi e Svezia – che in tale ambito hanno la normativa più avanzata. Il lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione con Kyoto Club e con la stessa società Ramboll; quest’ultima partner della rete Europea dei Green Building Council.”

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.