La Corte dei conti boccia l'efficacia degli incentivi alla mobilità sostenibile e chiede a Mimit e Mase una drastica semplificazione. Sotto la lente d'ingrandimento la stratificazione burocratica e il flop del retrofit elettrico.

Bonus auto elettriche, perché Corte dei Conti boccia la gestione
Tre miliardi di euro spesi per l’acquisto di oltre 1,3 milioni di auto elettriche ed ibride. Sono cifre e dati legati agli incentivi statali per auto meno inquinanti, che la Corte dei Conti ha definito poco efficaci in relazione all’obiettivo decarbonizzazione.
E’ quanto sostiene un’analisi condotta dai magistrati contabili sulla gestione degli Ecobonus, agevolazioni introdotte dalla legge di Bilancio 2019, che ora chiedono a Mase e Mimit un cambio di passo. Secondo la Corte, la disciplina attuale di incentivi ha bisogno di essere semplificata per sfruttare il pieno potenziale; tradotto, sono stati spesi fiumi di denaro pubblico senza che si conosca il reale beneficio o comunque l’esito dell’impatto ambientale.
Cosa chiedono ai Ministeri
Nella relazione della Corte dei Conti, approvata con Delibera n. 51/2026/G dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, che ha esaminato gli esiti gestionali e l’evoluzione degli incentivi alla mobilità sostenibile, sono contenuti linee di indirizzo rivolte ai due ministeri coinvolti nel processo:
– il Mimit deve mettere mano alle regole e rafforzare il monitoraggio dell’efficacia ambientale;
– il Mase deve svolgere un ruolo più attivo nella gestione degli interventi finanziati dal Pnrr.
In soldoni, l’analisi mette in luce un’eccessiva stratificazione della disciplina regolatrice: le regole si sono sovrapposte negli anni come strati burocratici, frenando il pieno potenziale delle agevolazioni. Inoltre, la Corte ha evidenziato la necessità di rafforzare le iniziative di informazione e sensibilizzazione dei consumatori, per favorire l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030.
I numeri sulla carta
La relazione della Corte fotografa un’adesione massiccia da parte di mercati e consumatori. I dati gestionali parlano chiaro:
- 4.830 concessionari accreditati sulla piattaforma.
- 1.359.380 prenotazioni completate con successo.
- 3 miliardi di euro di risorse pubbliche erogate.
Ma per la Corte dei Conti, se da un lato l’infrastruttura informatica ha monitorato al millesimo l’andamento delle prenotazioni, la spesa dei fondi e le tipologie di veicoli acquistati, dall’altro i report prodotti non hanno permesso alcuna valutazione dell’effettivo contributo della misura agli obiettivi di decarbonizzazione e al miglioramento della qualità ambientale. In breve, si sa quanto si è speso e cosa si è comprato, ma non quanti gas serra siano stati effettivamente risparmiati.
Critiche al Fondo Automotive
Nel 2021, prima di far partire a pieno regime il Fondo Automotive, la creazione di una vasta riserva di soldi pubblici creata per gestire la transizione ecologica dei trasporti, il Governo ha chiesto al Politecnico di Milano di fare uno studio scientifico. Questo studio doveva servire a capire come progettare il Fondo e quali effetti avrebbe avuto sull’economia e sull’ambiente.
Ma i magistrati della Corte dei conti hanno scoperto che, dopo aver pagato e ricevuto quello studio, il Governo lo ha archiviato e non ha più fatto verifiche negli anni successivi. In pratica, il Governo ha trasformato gli sconti sulle auto elettriche e ibride nella sua strategia fondamentale, ma ha smesso di studiare se quella strategia stesse davvero funzionando come previsto dagli esperti del Politecnico.
A marzo 2025 gli incentivi tradizionali sono stati sostituiti da nuovi strumenti basati sui contratti di sviluppo, spostando il focus dai bonus “a pioggia” ai privati al sostegno diretto alle piccole e medie imprese (PMI) della filiera automotive. L’obiettivo è finanziare la riconversione industriale e la produzione dei componenti in Italia, anziché il semplice acquisto di veicoli spesso prodotti all’estero. Tuttavia, avverte la Corte dei conti, cambiare la natura degli incentivi non basta se non si cambia radicalmente il metodo di gestione, introducendo un monitoraggio scientifico dei reali benefici ambientali ottenuti.
Mercato drogato dai bonus
Nonostante gli effetti positivi del bonus sulla diffusione di auto elettriche nel Paese che stanno crescendo di quota, l’analisi dei magistrati evidenzia un deficit strutturale del nostro sistema: abbiamo costruito un sistema di monitoraggio perfetto per tracciare i soldi dei contribuenti fino alle tasche dei concessionari, ma inefficace nella reportistica ambientale.
Il caso del retrofit elettrico è emblematico. Sulla carta, l’idea di trasformare vecchie auto endotermiche in veicoli a zero emissioni è affascinante, ma nella realtà si è scontrata con un muro di complicazioni omologative e costi proibitivi.
Insomma, ben vengano i bonus, ma tutto il processo ha bisogno di essere monitorato, perché l’obiettivo reale non è solo sostenere l’industria dell’auto, ma accompagnare la transizione energetica nella mobilità.












