L'offerta globale è destinata a calare nel 2026 ma potrebbe scendere ancora, a meno che non si verifichi una rapida de-escalation del conflitto in Medio Oriente.

Al ribasso le stime sulla produzione di petrolio della Russia
Il mercato energetico globale si trova ancora a fare i conti con le ripercussioni dei conflitti geopolitici. Nel suo ultimo rapporto mensile di luglio, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha rivisto al ribasso le stime sulla produzione di petrolio della Russia per l’anno in corso e per il prossimo. Alla base di questo taglio ci sono i ripetuti attacchi dei droni ucraini contro le infrastrutture energetiche russe, che stanno minando la capacità di lavorazione di Mosca.
La contrazione dell’offerta russa, tuttavia, è solo una parte di un quadro più ampio e complesso: tra le nuove tensioni in Medio Oriente che minacciano la stabilità dello Stretto di Hormuz e i tagli forzati alla raffinazione globale, l’equilibrio tra domanda e offerta mondiale appare precario.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia nel rapporto mensile di luglio ha previsto un calo della produzione di petrolio della Russia a causa dei recenti attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche. Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni diretti agli impianti energetici russi, comprese le raffinerie di petrolio, nel tentativo di fiaccare Mosca.
Il persistere degli attacchi contro le raffinerie, i depositi di stoccaggio e le infrastrutture di trasporto giustificano da parte dell’agenzia una revisione al ribasso per i livelli di produzione di petrolio russo. Di conseguenza, l’AIE ha abbassato le stime sull’offerta russa per quest’anno e per il prossimo, scendendo rispettivamente di 85.000 barili al giorno e di 150.000 barili al giorno, per una media di 8,8 milioni di barili al giorno per il periodo considerato. L’AIE prevede che la produzione di petrolio della Russia, il terzo produttore al mondo, raggiungerà gli 8,9 milioni di barili al giorno quest’anno e gli 8,8 milioni di barili al giorno nel 2027, in calo rispetto ai 9,2 milioni di barili al giorno del 2025. Le stime per quest’anno e per il prossimo sono state riviste al ribasso, rispettivamente, di 85.000 barili al giorno e 150.000 barili al giorno.
Il rapporto riferisce che a giugno la produzione di greggio della Russia era aumentata di 120.000 barili al giorno rispetto a maggio, attestandosi a 8,86 milioni, un dato inferiore di 900.000 rispetto alla quota fissata dal gruppo OPEC+.
Le stime dell’AIE sulle esportazioni totali di greggio della Russia per giugno si attestano a 5,8 milioni di barili al giorno, in aumento di 620.000 barili al giorno rispetto a maggio. Le esportazioni di prodotti petroliferi sono invece diminuite lo scorso mese di 230.000 barili al giorno rispetto al mese precedente, scendendo a 1,91 milioni di barili al giorno.
Inoltre, questa settimana la Russia ha introdotto un divieto di esportazione del diesel, in aggiunta alle restrizioni già esistenti riguardo le vendite all’estero di benzina e carburante per aerei, per far fronte alla carenza di carburante nel mercato interno.
Produzione globale ancora inferiore ai livelli antecedenti al conflitto in Medio Oriente
Per quanto riguarda gli effetti della guerra in Medio Oriente, la recente ripresa delle ostilità tra gli Stati Uniti e l’Iran potrebbe stravolgere le previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che per il prossimo anno aveva ipotizzavano un significativo surplus nel mercato petrolifero. Nel frattempo, l’offerta globale è salita a giugno con la riapertura dello Stretto di Hormuz ma è rimasta ancora inferiore ai livelli antecedenti al conflitto.
il report di luglio dell’AIE sostiene che l’offerta globale di petrolio a giugno abbia registrato un netto rimbalzo di 4,1 mb/g, raggiungendo i 98,8 mb/g, grazie alla parziale ripresa dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, che aveva permesso un primo relativo recupero della produzione nei Paesi del Golfo. Ciononostante, la produzione mondiale è rimasta inferiore di circa 9,4 mb/g rispetto ai livelli precedenti al conflitto. In base al rapporto, l’offerta è destinata a calare in media di 3,7 mb/g fino a 102,6 mb/g nel 2026, a condizione, tuttavia, che si verifichi una rapida de-escalation. In caso contrario, l’impatto sarebbe anche maggiore. Se i volumi di transito miglioreranno, l’agenzia stima che l’offerta di petrolio possa crescere di 7,5 mb/g il prossimo anno.
Ancora in base al rapporto mensile dell’agenzia, l’attività di raffinazione globale sarebbe aumentata di 1,5 mb/g a giugno, in calo di 6 mb/g su base annua, dal momento che le raffinerie orientate all’esportazione del Medio Oriente non hanno ancora riavviato le attività, i volumi lavorati dalla Russia sono stati ridotti dagli attacchi e l’Asia opera ancora a ritmi ridotti. Si prevede che i volumi globali di raffinazione caleranno di 2,4 mb/g quest’anno per poi rimbalzare di 3,1 mb/g nel 2027.












